Quando un vino è un’esperienza

La correggese Vania Valentini, dama dello Champagne

Essere astemi da sempre ma all’improvviso realizzare che questo modus vivendi ti ha privato della conoscenza di una realtà culturale, quella del vino, inimmaginabile. Incontrando la nostra concittadina correggese Vania Valentini, Master Somellier AIS Alma (la prestigiosa Scuola Internazionale di Cucina con sede a Colorno), degustatrice ufficiale e una delle poche donne italiane ad aver ricevuto l’onorificenza di Dame Chevalier de Champagne – il cavalierato dello Champagne – si comprende subito che lei il vino non lo assaggia soltanto ma lo vive, lo racconta, lo trasmette. E chi considera il vino solamente un liquido nel calice, dovrà ricredersi. Primo Piano ha parlato con lei e attraverso la sua esperienza ha avuto modo di conoscere più da vicino questo mondo e quello dello champagne in particolare».

 

Quando nasce la tua passione per questo settore?
«La passione per i vini risale alla fine degli anni ‘90, quando vivevo a Londra. Lavoravo nei wine bar della city, vicino al Parlamento e alla Borsa. Ho conosciuto inglesi molto ferrati sulle caratteristiche dei vini che mi hanno coinvolto in questo mondo e i primi vini importanti li ho bevuti là. Ricordo soprattutto il mio primo champagne, un Dom Pérignon Vintage 1988».

 

Qual è stato il passo successivo?
«Rientrata in Italia nel 2001 ho sentito il desiderio di approfondire l’argomento con corsi di avvicinamento al vino. Nel 2008 mi sono iscritta a un corso AIS a Reggio Emilia e mi sono diplomata sommelier nel 2011. Da lì è stato un non ritorno perché ho proseguito gli studi all’Alma di Colorno, dove nel 2013 mi sono diplomata master somellier con una tesi sul Lambrusco, nella quale mettevo in evidenza la grande rinascita e rivincita di questo vino che in passato era stato piuttosto bistrattato. All’Alma ho conosciuto i grandi giornalisti del vino che oggi considero i miei maestri: Andrea Grignaffini e Pierluigi Gorgoni. Sono loro che mi hanno insegnato a considerare il vino come una bevanda che porta in sé territorialità, cultura, storia e anche aneddoti. In seguito, ho conosciuto il giornalista Alberto Lupetti che mi ha introdotto al mondo dello champagne nel 2014. Da allora sono co-autrice con lui della guida Grandi Champagne e collaboro al sito lemiebollicine.com».

Perché lo champagne è diventato il tuo grand amour?
«Questo vino mi ha conquistato perché amo il fascino della storia, soprattutto quella francese. Dentro a un calice di champagne c’è un mondo da raccontare fatto di guerre, di dinastie regnanti, di generali, di monaci. Lo champagne non è lusso e marketing come erroneamente si pensa, ma un vino che trae origine in una zona contadina dove era difficile coltivare l’uva per le condizioni climatiche rigide. É curioso inoltre sapere che prima del 1600 era di colore rosso perché era il vino della Messa, “il Sangue di Cristo”; va all’abate Pierre Pérignon il merito di averlo trasformato in vino bianco e di aver creato un particolare metodo di fermentazione detto champenoise».

 

Quanti sono attualmente i produttori di champagne e quali le maisons più prestigiose?
«I produttori sono 5mila per un fatturato di 5 miliardi di euro. Le maisons più conosciute sono: Veuve Cliquot, Moet & Chandon, Dom Pérignon, Ruinart, Krug. A queste se ne aggiungono altre che stanno cambiando la fisionomia dello champagne sperimentando interpretazioni e vinificazioni nuove, sempre più personali e autentiche, più territoriali. Sono piccoli produttori molto stimati dagli appassionati, come Anselme Selosse, André Beaufort e Egly Ouriet».

Sei Dame Chevalier de Champagne: cosa significa per te questo riconoscimento?
«Ho ricevuto questa onorificenza nel 2018 a Parma e mi è stata conferita dall’ordine francese dei Cavalieri dello Champagne, un comitato che riunisce produttori storici e prestigiosi come Michel Drappier, Bruno Paillard e Laurent Perrier. Sono molto onorata: chi lo avrebbe detto, trent’anni fa».

 

In pochi sanno che assaggi anche i vini prodotti dal cantante Sting e da sua moglie Trudy Styler: come è iniziata questa amicizia?
«L’enologo della cantina-tenuta di Sting, il Palagio in Toscana, mi ha contatta due anni fa e da allora assaggio i loro vini in occasione di una piccola festa tra amici che Trudy e Sting tengono una volta all’anno. Sono vini buonissimi. Sting ha un buon palato!».

 

Il complimento professionale migliore che tu abbia ricevuto?
«Sono felice quando dopo le mie lezioni o le mie degustazioni la gente si appassiona allo champagne. Oggi, peraltro, se ne possono finalmente trovare in commercio di ottima qualità a prezzi contenuti, accessibili a tutti».

 

Progetti per il futuro?
«Continuare a insegnare all’Università Internazionale delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo in Piemonte e presso Intrecci, Alta Formazione di Sala a Orvieto; continuare i viaggi in Champagne dove ormai ho tanti cari amici; nuove, entusiasmanti esperienze legate ovviamente alle bollicine».

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