Quando sono i sogni a dare forma al mondo

Claudio maioli: l’arena campovolo, un’idea nata a correggio

LE CARATTERISTICHE TECNICHE
L’RCF Arena Campovolo di Reggio Emilia, per concerti e spettacoli all’aperto, avrà una capacità fino a 100.000 spettatori.  È collocata in una zona, tra la pista dell’aeroporto, che rimarrà ancora in funzione, e lo spazio attiguo a nord verso Gavassa, estesa su 20 ettari e verrà suddivisa tra un’area di verde pubblico, l’arena concerti vera e propria e un’area di accoglienza per gli spettatori in arrivo e in partenza prima e dopo i grandi eventi, che potrà anche servire per l’allestimento di manifestazioni minori, fino a 5000 posti. L’arena concerti a forma ovoidale è stata studiata per garantire la migliore visibilità e acustica in ogni posto disponibile, con una pendenza del 5% ed una visibilità del palco a 110°.

 

I COSTI E GLI INVESTITORI
L’investimento ha ormai raggiunto la cifra di 11,5 milioni di euro. Ha ottenuto un finanziamento della Regione Emilia Romagna, su Fondi Europei, pari a 1,7 milioni. La proprietà dell’area rimane pubblica, in capo all’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) che ogni anno incasserà 120.000 euro di affitto. Fanno parte della società che realizza l’investimento, tra gli altri, Coopservice, l’RCF, storico brand reggiano per l’audio professionale e la sonorizzazione, la NIAL-Nizzoli di Correggio, la finanziaria FINREGG della famiglia Storchi di Reggiolo, la società Arena Campovolo srl di Claudio Maioli e Ferdinando Salzano.

 

L’INAUGURAZIONE
Sarà Luciano Ligabue ad inaugurare l’Arena Campovolo sabato 12 settembre 2020 con il concerto “30 anni in un giorno”, che proporrà una selezione di tutta la sua produzione musicale dal 1990 ad oggi. I 100.000 biglietti sono già esauriti da gennaio e non si prevedono repliche. Il sabato successivo, 19 settembre, sarà la volta del concerto “Una nessuna centomila”, evento benefico a favore di centri e associazioni che supportano le donne vittime di violenze, con Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, Elisa, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Laura Pausini e Giorgia. Dopo una pausa di almeno sei mesi, il proposito di Claudio Maioli è che l’Arena Campovolo possa ospitare l’anno prossimo altri 4-5 grandi eventi.

Per maggiori informazioni, potete visitare il sito: cvolo.it.

 

Incontriamo Claudio Maioli via Skype, anticipando le misure restrittive che sarebbero entrate in vigore di lì a pochi giorni. Anche a distanza, Claudio riesce a comunicarci l’energia e il senso di un progetto che è maturato per anni e che ora, finalmente, verrà alla luce. Un progetto che, come vedremo, affonda robuste radici nella nostra terra.

Claudio Maioli, per i pochi che non lo sapessero, è l’amico-manager di Ligabue, nel quale ha creduto fin dall’inizio, facendolo conoscere alle case discografiche e con il quale ha condiviso oltre trent’anni di carriera. Oggi Claudio, dall’alto della sua esperienza, ha deciso di investire risorse ed energie per dare vita a Rcf Arena al Campovolo di Reggio, il primo anfiteatro italiano pensato per concerti di grandissime dimensioni, fino a centomila persone, e che verrà inaugurato il 12 settembre.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, da quando questa idea ha cominciato a farsi strada per la prima volta. Circa trent’anni fa, infatti, si formò a Correggio un comitato per promuovere la realizzazione di un Palarock nella nostra città, ossia di un palazzetto dello sport costruito pensando principalmente ai concerti e agli spettacoli musicali dal vivo. L’iniziativa, poi, non andò in porto, ma fra i sostenitori era presente anche Maioli.

 

Si potrebbe dire, quindi, che questo progetto è nato a Correggio…
«Credo proprio di sì. Prima però vorrei fare una premessa: stiamo vivendo tempi durissimi per il Coronavirus e tutto ciò che dico è condizionato a che piega prenderanno le cose nelle prossime settimane. Il nostro pensiero va prima di tutto a chi non ce l’ha fatta, a chi soffre e a chi sta dando il massimo per fermare questa terribile epidemia. Per provare ora a risollevarci il morale vorrei raccontare un aneddoto. Una decina di anni fa tu, Ciupi, mi hai invitato a cena con alcuni vecchi amici per discutere di come far proseguire la stagione dei grandi concerti della Festa dell’Unità di Correggio, dove erano transitati artisti del calibro di Bob Dylan, Neil Young, Patti Smith, Lou Reed, Jeff Buckley, Jethro Tull e tanti altri. Quella sera nacque la voglia di creare uno spazio all’aperto, a Correggio, in grado di ospitare tremila persone per spettacoli dal vivo. Per certi versi, un progetto ancora più ambizioso di quello attuale, considerando le dimensioni della nostra città. Però quello è stato il seme che ha fatto germogliare la “sequoia” di Reggio Emilia. E le radici possiamo trovarle proprio lì, nell’humus che ha fatto di Correggio, negli anni, una piccola capitale del rock».

 

L’Arena, oltre che un considerevole investimento economico, rappresenta una sfida davvero importante. La prima domanda che potrebbe venire in mente, per chi non ti conoscesse, è: ma chi te l’ha fatto fare?
«È una bella domanda, che mi sono posto più volte anche io. Ho sempre inseguito dei sogni nella mia vita. Son partito a 16 anni con le radio libere, da Fazzano. Poi è cominciato quello con Luciano, che è stato il più bello della mia vita. In trent’anni di carriera ce ne sono stati altri: dai tour negli stadi, ai concerti di Campovolo con Ligabue, a “Italia Loves Emilia”… Insomma, le sfide mi sono sempre piaciute e le ho sempre cercate, forse perché mi tengono vivo. Nel caso di Campovolo, però, c’entra anche la volontà di rianimare una grande zona di Reggio, in parte degradata, in parte non sfruttata per tutte le opportunità che offre. Reggio non è Milano, però ha la fortuna di trovarsi al centro di una vasta area nel nord e centro Italia molto abitata e di essere facilmente raggiungibile. I grandi concerti del passato, dagli U2 a Ligabue, lo dimostrano. Grazie alle tante persone che ci hanno creduto, all’amministrazione comunale di Reggio e ai miei principali collaboratori, che sono Ferdinando Salzano e Demos Salardi, la più grande arena per concerti del mondo si sta facendo. E nascerà proprio a Reggio».

Che vantaggi ci saranno, per la nostra provincia?
«Una sera parlai di questa idea con il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, e lui mi disse: “È un grande progetto, perché servirà a rilanciare il turismo in tutta la nostra regione”. Infatti, se ci pensi, in Emilia-Romagna non abbiamo le montagne del Trentino o il mare della Sardegna. Però, oltre a tante meravigliose città d’arte, abbiamo la Sea Valley, che tutti gli anni ospita milioni di turisti stranieri; la Wellness Valley, in Romagna; la Fruit Valley, la Motor Valley e infine la Food Valley, di cui fa parte anche Reggio. Quella che manca è la Music Valley. E la Music Valley, in questo momento, comincia a prendere forma».

 

Quindi ci sarà un indotto anche economico, oltre che culturale…
«All’inizio di questa avventura, mi sono imbattuto per caso in uno studio, secondo il quale ogni centesimo investito in cultura ne produce ventuno. All’epoca mi servii di questa ricerca per convincere gli scettici. In questi ventuno centesimi rientrano, ovviamente, le spese di tutte le persone che vengono al concerto, le quali mangiano, dormono, acquistano… Ma credo anche che potrebbero nascere nuovi posti di lavoro perché, quando l’arena entrerà a pieno regime, ci sarà un gran bisogno di tecnici, fonici, runner… senza pensare all’ulteriore e più ampia diffusione dell’interesse per la musica. L’Università di Modena e Reggio potrebbe attivare dei corsi di specializzazione proprio in questi campi, richiamando giovani da tutta Europa. Come si vede, le possibilità sono molte e molte altre se ne potranno aprire».

 

Veniamo ora ai primi due concerti, con cui sarà inaugurata l’arena: quello di Ligabue e “Una, nessuna e centomila”, lo spettacolo tutto al femminile contro la violenza sulle donne. Quali altri concerti possiamo aspettarci di vedere, nei prossimi anni, a Campovolo?
«L’inaugurazione non poteva che spettare a Luciano, che si è inventato Campovolo. L’altro concerto, invece, è nato su indicazione di Ferdinando Salzano e servirà a sensibilizzare le persone attorno all’importante tema dei femminicidi. Il concerto di Luciano è andato esaurito in poche settimane, mentre il secondo è già a ottantacinquemila biglietti venduti, quindi dovrebbe a breve raggiungere il sold out.

Negli anni a venire si continuerà su questa strada, allargandola alla scena internazionale: penso a Rolling Stones, Springsteen, U2, Coldplay, ma anche a grandi festival come il Loolapalooza… Non solo rock, ma anche dance e musica elettronica, con dj internazionali in grado di richiamare tantissimi giovani da tutta Europa, sempre cercando di coniugare qualità e valore sociale. A questo riguardo penso a un grande concerto a favore del volontariato e ho già avviato dei contatti con Gino Strada di Emergency, il quale mi ha suggerito un concerto, che dovrebbe diventare annuale, per “abolire la guerra”.

Inizialmente la sua idea mi aveva fatto sorridere: come si può abolire la guerra, mi sono chiesto? Ma lui mi ha dato una risposta che mi ha fatto molto riflettere. Mi ha detto: “All’inizio sorridevano anche quelli a cui si diceva che bisognava abolire la schiavitù. La schiavitù c’è ancora, ma la gente oggi percepisce che è qualcosa di sbagliato, mentre solo cent’anni fa era ancora accettata. Allora, se non riusciamo a far passare il concetto che bisogna “abolire la guerra”, come è ormai assodato il tabù della schiavitù, probabilmente le guerre potranno esserci ancora, ma la gente capirà sempre meglio che non sono accettabili.” Gli ho risposto: “Mi hai convinto. Lavoriamo per farlo”».

 

Quindi la musica può continuare a essere uno strumento di crescita culturale, di benessere e di socialità, come si credeva negli anni Sessanta e Settanta?
«Una volta c’erano le ideologie, che convogliavano i valori a cui le persone si ispiravano. Adesso non ci sono più punti di riferimento così chiari, ma la gente ha bisogno lo stesso di stare insieme. Così nascono tante comunità, piccole o grandi, come quelle di chi va a vedere un concerto o segue un cantante, fatte di persone che credono nelle stesse idee. Questo mi dà fiducia e mi fa pensare che i valori veri siano rimasti. Possiamo fare finta di essere autosufficienti, ma abbiamo bisogno di stare in mezzo agli altri per condividere interessi, passioni, ideali. E questo spiega anche perché tante persone oggi, in Italia, si impegnino nel volontariato».

 

In questo progetto, a nostro avviso, si è realizzata una sinergia virtuosa fra pubblico e privato, che dovrebbe fungere da esempio.
«Per questa operazione era inevitabile che fosse così e devo riconoscere al sindaco di Reggio, Luca Vecchi, di aver creduto sin dall’inizio a Campovolo. Quando in una città come Reggio Emilia, per quattro o cinque volte l’anno, si riversano centomila persone, è chiaro che si crea qualche disagio. Ci sarà qualcuno che, per quelle sere, non potrà parcheggiare l’auto sotto casa. Anche il traffico e la viabilità, naturalmente, ne saranno condizionati. Si farà il possibile per limitare questi problemi, ma bisogna ricordare che da questo progetto deriverà anche tanto benessere. Oltre ai grandi concerti, infatti, Campovolo durante quasi tutto l’anno ospiterà festival e concerti di piccole e medie dimensioni, che serviranno da stimolo e ispirazione per molti ragazzi, un po’ come avveniva ai tempi dei grandi concerti delle feste dell’Unità. E poi, lasciatemelo dire, questa sfida non poteva che nascere qui da noi in Emilia-Romagna. A Milano, quando hanno saputo di questa mia idea, si sono fatti avanti, ma non ho voluto abbandonare la mia terra».

Per domenica 13 settembre, avete in programma di fare il bis o pensate a un Dopo Campovolo a Correggio, come nel 2015?
«Organizzeremo sicuramente l’accoglienza dentro all’arena, per chi arriverà il giorno prima del concerto, ma al dopo non abbiamo ancora pensato. So che il Comune vorrebbe festeggiare i sessant’anni di Luciano e i trenta di carriera nella sua Correggio, ma non c’è ancora niente di deciso. A vedere come centomila biglietti siano stati bruciati in cinquanta giorni, nove mesi prima dell’evento, si poteva pensare anche a un secondo concerto, ma abbiamo deciso di non farlo, perché le feste si fanno in un giorno solo, come i fuochi d’artificio».

 

Salutiamo Claudio e gli auguriamo un grosso in bocca al lupo, nella speranza che i due concerti di settembre possano rappresentare, come anche lui si auspica, il festeggiamento della fine di questo terribile periodo che noi tutti stiamo vivendo.

 

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