Quando nostro Signore creò… I caioun

Vi è un momento della Creazione fissato in modo indelebile nei racconti popolari, che viene costantemente narrato per spiegare fenomeni altrimenti incomprensibili.

 

Quand Noster Sgnor l’a fini ed creer al mond… dop aver stremne al pianti e i fior, mes al besti per tera, j’use per aria, i pes in d’l’acqua… dop aver de vita a j’omen e po’ a ch’al doni… l’a pense che in un mond perfet bisogna ch’a gh’sia post anca per i caioun… anca lor i gh’an diret de ster al mond… Alora l’a tot un cavagn, a gh’n’a mes deinter soquant, e po’ al se invie in gir per al mond per stremneri… Quand l’è rive a Gavasa a s’è scule al cavagn… jin casche tut lè.

Quando Nostro Signore ha finito di creare il mondo… dopo aver sparso le piante e i fiori, messo gli animali per terra, gli uccelli in cielo, i pesci nell’acqua… dopo aver dato vita agli uomini e poi alle donne… ha pensato che in un mondo perfetto dovesse esserci spazio anche per i coglioni… anche loro hanno diritto di vivere. Allora ha preso un cesto, ce ne ha messi dentro alcuni, e poi ha cominciato a girare il mondo per distribuirli… Quando è arrivato a Gavassa si è rotto il fondo… sono caduti tutti lì.

 

Nei racconti l’inconveniente è accaduto più volte e in luoghi diversi.

O il cesto era debole o il peso specifico dei coglioni è notevolmente superiore a quello delle normali persone.

Viene da pensare che Nostro Signore avesse dato ascolto ad un antico consiglio:

 

An gh’è trest cavagn / ch’an vegna boun na volta a l’an.

Non c’è vecchio e malconcio cesto / che non diventi utile una volta all’anno.

 

Di fronte al ripetersi di questi inconvenienti pare che il Creatore abbia avuto un momento di smarrimento, abbia perso il conto e sia stato assalito da un dubbio. Rivolto ad un Santo che aveva di fianco, c’è chi dice San Pietro, chi San Lorenzo, ha chiesto:

 

Gh’in metomia ancora? / Ce ne mettiamo ancora?

Saggiamente l’assistente pare abbia risposto:

No, a gh’n’è già ase. / No, ce ne sono già abbastanza.

 

Non ci è dato a sapere con precisione chi fosse l’accompagnatore che aveva fornito questo consiglio; chissà in quale mondo vivremmo oggi senza il suo intervento. Nella nostra provincia i luoghi più famosi dove si è verificato l’evento sono: Gavassa, Barco, Praticello…

 

Gavassa

Accanto alla narrazione classica a Gavassa si sono affermati altri modi di dire che confermano l’identità del luogo.

La musica la va a l’êlta, l’acqua la va a la bâsa / i caioun j s’fermen a Gavâsa.

La musica va in alto l’acqua va nella bassa / i coglioni si fermano a Gavassa.

 

Da Gavâsa, salótta e pâsa.  /  Da Gavassa, saluta e passa.

Sòta al punt ed Gavâsa / a gh’è un putein ch’al fà la câca

a la fà: dura, dura, dura / al dutór a la m’sura

a la m’sura trentetrî / a stà fóra al più imbambî.

Sotto al ponte di Gavassa / c’è un bambino che fa la cacca

la fa: dura, dura, dura / il dottore la misura

la misura trentatre / resta fuori il più coglione.

 

Pare che questa condizione fossa condivisa anche con alcune altre frazioni limitrofe.

 

Runcadella, Gavâsa e Runsès / tótt i nèssi éd la Pév.

Roncadella, Gavassa e Roncocesi / tutti i tonti della Pieve.

 

Barco

Nella frazione di Barco pare che i coglioni, oltre a sviluppare le consuete scempiaggini, abbiano sviluppato una loro particolare attitudine: volano.

 

A Bèrch e s’vóla…  / A Barco si vola…

 

Coinvolgendo anche i paesi limitrofi si dice:

A Bèrch e s’vóla, / i coioun in a l’ Aióla

e a Cuariêgh, seinsa armór / a nâs di furob a tót agli ór.

A Barco si vola / i coglioni sono ad Aiola (Montecchio) / e a Cavriago, senza rumore / nascono dei furbi a tutte le ore.

 

A Bérch, j gh’an la chèva dal bambès.  / 

A Barco, hanno la cava degli uomini sempliciotti (bambocci).

 

Praticello

Praticello ha mostrato una naturale vocazione ad accogliere la funzione che il fato gli ha assegnato. Anche in questo paese raccontano la storia che a noster Sgnor a s’è sculê al cavâgn…

Che al Signore, durante la creazione, mentre distribuiva gli stolti sulla terra a Praticello gli si è rotto il cesto. Qui li definiscono originali e pare ce ne siano tanti.

 

Pratsèl l’è in na busa / tut i stremnê i vinen chè.

Praticello è in una buca / tutti gli originali (dispersi) vengono qua.

 

Raccontano che un signore venuto da Parma, dopo aver conosciuto diverse persone del luogo, ha sviluppato una acuta riflessione.

Da nueter i piōven mo che i tempèsten.

Da noi piovono ma qui tempestano – Da noi i coglioni piovono dal cielo (sono numerosi) ma qui tempestano (sono fitti e dirompenti).

 

In paese si è diffusa una espressione divertente che cerca di motivare una così massiccia presenza di coglioni che vengono anche dai dintorni, attratti da una forza magnetica o portati da un’organizzazione sconosciuta. È come se a Praticello trovassero un’aria speciale, particolarmente adatta a favorire il loro sviluppo, la crescita, l’affinamento e la loro permanenza.

Ji porten chè, a stagiunêr.

Li portano qua, a stagionare (perché si completi la maturazione).

 

Per essere assolutamente precisi va detto che esiste anche l’ipotesi che ci sia stato un momento preciso durante la Creazione nel quale sono nati i coglioni.

Teoria suffragata da un modo di dire che viene usato per definire una persona scaltra, avveduta, intelligente.

Lilò, quand a nasiva i caioun al gh’era mia.

Lui lì, quando nascevano i coglioni non c’era.

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