Quando l’impresa nasce dal gioco

Il distributore di giochi da tavolo made in Correggio

Partito dall’associazione ludica correggese “Quinta dimensione”, fondata nel 1989, Luca Cattini è ora Country Manager della francese Asmodee insieme all’amico Massimo Bianchini.
Da sempre grandi appassionati di giochi di ruolo, ora sono a capo della sede italiana dell’azienda famosa in Italia per i giochi da tavolo Dixit e Dobble. In pochi anni hanno avuto un successo eccezionale che proprio recentemente li ha portati ad abbandonare Correggio per una location più spaziosa in terra sanmartinese.

 

Luca, quando parliamo di giochi di società spesso si pensa a partite infinite e un po’ noiose, adatte giusto giusto a passare un pomeriggio in famiglia durante le festività natalizie. Invece, quando si fa riferimento ai giochi di ruolo è più difficile capire di cosa si parla…Fai un po’ di chiarezza?
«Il gioco di ruolo è essenzialmente un gioco teatrale, in cui ogni giocatore interpreta un personaggio con precise caratteristiche fisiche e caratteriali. C’è chi conduce il gioco, proprio come un regista, e il resto è tutto lasciato alla fantasia dei giocatori e alle possibilità del gioco, rimanendo sempre fedeli al proprio ruolo. Si creano così delle storie articolate e bellissime.

Il gioco di società invece è un gioco giocato insieme, per divertirsi anche molto semplicemente, come succede con un qualsiasi gioco con le carte; non per forza deve essere lungo e noioso come spesso viene da pensare!».

 

Tra tutti i giochi di società conosciuti uno dei più affascinanti è Dixit, che proprio voi distribuite. Ci racconti che cos’è e perché secondo te è così apprezzato?
«Dixit più che un gioco di società è un vero e proprio gioco di comunicazione. È pensato per i ragazzi ma riscuote successo anche tra gli adulti. All’inizio del gioco ogni giocatore riceve sei carte con delle illustrazioni fantasiose: ne sceglie una e dice agli altri giocatori una frase in relazione alla carta scelta: gli altri dovranno poi indovinare, in mezzo ad altre carte, qual era la illustrazione scelta.

È un gioco con poche regole che si traduce in un grande esercizio di fantasia: i disegni poi sono bellissimi e sono stati elaborati da Marie Cardouat in collaborazione con una psicoterapeuta. Dixit viene infatti usato anche in psicoterapia infantile per provare ad intuire ciò che i bimbi da soli non riescono a verbalizzare».

 

Com’è che, dalla Francia, Dixit è arrivato in Italia passando prima da Correggio e ora da San Martino?
«Siamo partiti proprio durante le feste natalizie del 2009. Come capita a tanti, stavamo facendo giochi di società in famiglia e siamo rimasti colpiti da Dixit, per la fantasia che proponeva. Io e Massimo, appassionati da sempre di giochi da tavolo e di ruolo, ci siamo subito attivati per capire chi lo distribuisse in Italia. All’epoca avevamo una piccola casa editrice di giochi di ruolo e nel giro di pochi giorni siamo volati a Norimberga per chiedere i diritti per la distribuzione di Dixit. Nonostante un primo rifiuto, siamo riusciti ad ottenerli e abbiamo iniziato a promuoverlo in Italia. Da lì abbiamo iniziato a distribuire anche Seven Wonders, il famoso Dobble e…non ci siamo più fermati! Nel 2013 abbiamo assunto i primi dipendenti, nel 2015 siamo stati acquisiti da Asmodee e dallo scorso Luglio ci siamo trasferiti per motivi di spazio (eravamo ormai troppo stretti!) a San Martino. Ad oggi abbiamo 36 dipendenti e in sei anni abbiamo decuplicato il fatturato, arrivando a 11 milioni di euro».

 

Ora in cosa consiste il vostro lavoro? Siete semplici esecutori della casa madre francese o avete mantenuto una vostra identità?
«Abbiamo un’autonomia del 100%. Il nostro ruolo è quello di cercare giochi di società, da tavolo o di ruolo da importare in Italia, per poi farli conoscere e distribuire nel nostro paese. Nella nostra sede avviene proprio l’adattamento e la traduzione per l’edizione italiana dei giochi che individuiamo e che riteniamo più interessanti».

 

Da quando siete partiti si è evoluto tantissimo anche il mondo dei videogiochi, penso alla possibilità che ogni ragazzo ha di giocare anche solo dal suo cellulare. Come avete vissuto questa cambiamento del gioco?
«Non sentiamo la “pressione” dei videogiochi o delle varie app perché non c’è sovrapposizione tra giochi da tavolo e giochi digitali. I giochi di società propongono un’esperienza non rimpiazzabile digitalmente.

Come dice la parola stessa si gioca insieme, vivendo un’esperienza fatta di empatia, scambio, condivisione. Chi conosce i giochi di società sa che tutto questo è nel “pacchetto” del gioco e difficilmente sceglie di rinchiudersi nel virtuale. È pur vero che ultimamente stiamo distribuendo giochi che integrano la realtà con qualche funzione digitale, rendendo il tutto ancora più interessante».

 

Tanti eventi di ritrovo di appassionati di giochi di ruolo stanno acquisendo sempre maggiore visibilità. Penso per esempio al Lucca Comics, appuntamento fisso a fine Ottobre ormai per sempre più giovani. Cos’è cambiato in questi anni?
«Mah, il Lucca Comics è sempre stato un raduno di giocatori, cosplayer, e semplici appassionati con numeri importanti. Già negli anni novanta le presenze alla fiera erano di diverse migliaia di persone, e negli ultimi anni si è arrivati a più di 400.000 visitatori! Siamo sempre esistiti ma i media non hanno mai parlato di noi. Negli ultimi anni però l’avvento di Netflix e di varie serie tv ha contribuito a sdoganare la figura del “nerd” (stereotipo del ragazzo appassionato di videogiochi e giochi di ruolo) per cui è emersa tutta una rete di giocatori che fino a poco tempo fa era rimasta nascosta.

Ci sono anche personaggi “insospettabili” che hanno una forte passione per questo mondo che inizia a non essere più percepito come una nicchia.

Voglio ricordare anche tanti amici correggesi che ora ricoprono ruoli importanti in diversi settori ed aziende che come me erano (e sono!) appassionati di giochi di ruolo, primo fra tutti Dungeons & Dragons, e che negli anni novanta facevano parte della “Quinta dimensione”».

 

Come vive la vostra realtà questa nuova tendenza?
«Siamo ovviamente contentissimi della risposta del pubblico al nostro lavoro. Quest’anno abbiamo venduto 160.000 unità di Dobble e 70.000 di Dixit, sono numeri mostruosi per il mondo dei giochi di società, che ci ha portato ad essere la seconda azienda nel settore dopo la Hasbro.

Il pubblico è interessato ed accoglie volentieri le nostre proposte; ci facciamo conoscere in tante fiere, non solo quelle dedicate ai giochi di società. Cerchiamo di suscitare curiosità e veniamo ripagati con entusiasmo da ragazzi e da adulti; organizziamo ed ospitiamo tornei e campionati – anche mondiali – di vari giochi. Mentre funzionano molto questi metodi di promozione, la distribuzione tradizionale deve essere ancora accompagnata. C’è da riscoprire una professionalità del giocattolaio, che non ha solo il compito di esporre il gioco in vetrina ma anche di investire due minuti a raccontarti come si gioca e se è bello.

Per questo abbiamo fondato anche la Asmodee Accademy, per aiutare i negozianti con seminari e formazione specifica per arrivare a sempre più persone. Non vogliamo solo distribuire giochi, vogliamo far conoscere sempre più questa realtà affascinante!».

 

Quante cose si nascondono dietro un gioco di società, nelle vie della campagna reggiana!

Nel mondo di oggi che spesso irride la fantasia e chiede sempre più tempo per essere produttivi ed efficienti, prendersi del tempo per giocare insieme ad altre persone sembra essere un gesto rivoluzionario ma estremamente fecondo. È proprio vero che, come (forse) disse Platone, “Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.”

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