Quando la chimica è domestica

L’orto ed il frutteto famigliare possono produrre eccellenze intese innanzitutto come freschezza del prodotto, oltre che per la salubrità rispetto alle colture con trattamenti chimici. Fattori che tuttavia non possono essere dati per scontati a prescindere. In effetti il giudizio sulla qualità di un prodotto deve essere obiettivo e dettato da certezze, non da semplici convinzioni. É per questo che sarebbe importante poter conoscere la vera storia di un prodotto agroalimentare, per poterne valutare l’effettiva qualità e salubrità ed è questo il motivo che dà forza alla risorsa dell’orto famigliare.

Nell’orto di casa si sa cosa si semina, in che modo, con quali fertilizzanti e con quali trattamenti ed in questo modo si imparano a conoscere anche alcuni dei tanti affascinanti segreti della natura legati alla stagione od ai differenti tempi di crescita delle varie essenze.
Però si imparano a conoscere anche le avversità delle colture, alcune legate all’andamento climatico, malattie fungine o parassitarie, dovute alla presenza di insetti. A questo punto si devono compiere delle scelte: o non si effettua nessun intervento di difesa e si prende quello che viene e come viene, accettando una foglia mangiucchiata, un pomodoro nero e due mele deformate, oppure si intraprende la strada della difesa chimica domestica.
Questa seconda scelta è più pericolosa dal punto di vista della salubrità del prodotto che si andrà ad ottenere visto che, nel caso di orti famigliari, la distribuzione in campo dei fitofarmaci è decisamente empirica.

Per la difesa fitosanitaria domestica si utilizzano agrofarmaci che, pur seguendo canali ed autorizzazioni alla vendita differenti rispetto a quelli del mondo agricolo, possibili grazie alle concentrazioni molto inferiori, sono del tutto analoghi a quelli utilizzabili in pieno campo. É per questo che occorre prestare la massima attenzione al momento dell’erogazione, visto che il più delle volte questa viene effettuata con uno spruzzatore manuale, mai usare un pennello, con il quale non si riesce ad avere la corretta percezione dell’omogeneità di distribuzione.

Per rendersene conto basta per esempio pensare al momento in cui viene irrorata una pianta di pomodoro con una spruzzatore manuale: se ci si sofferma per 10 secondi avremo una distribuzione ed una concentrazione di principio attivo esattamente doppia rispetto a quella che si genererebbe con un tempo di irrorazione di 5 secondi. Il problema a questo punto sorge nel momento in cui se il dosaggio corretto è quello legato ai 5 secondi di distribuzione, indipendentemente dal tipo di fitofarmaco utilizzato, visto che il sovradosaggio è comunque pericoloso.

 

LA DIFESA CHIMICA IN AGRICOLTURA

Per quanto riguarda gli interventi di difesa chimica, sia essa integrata o biologica, visto che di difesa chimica pur sempre si tratta, gli agricoltori professionisti devono rispettare precisi disciplinari di produzione ed utilizzare prodotti previsti da specifici protocolli.

Oltre a questo possono essere soggetti a controlli in campo o su campioni delle loro produzioni. Per potere effettuare i trattamenti devono frequentare corsi di aggiornamento tecnico ed ottenere un apposito patentino, mentre le attrezzature per la distribuzione dei prodotti per la difesa devono essere regolarmente collaudate ogni cinque anni e assoggettate al controllo funzionale. Lo scopo è il raggiungimento della padronanza di utilizzo per garantire la massima precisione nella distribuzione in campo ed il corretto dosaggio del distribuito sulle colture.

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