Quando il tuo dono è vita per altri

Remo Poli, presidente, ci parla di AVIS Correggio

Condividere un “bene” profondamente nostro come il sangue non è solo un gesto di umanità nei confronti dell’altro, ma riveste significati profondi che ci arricchiscono interiormente; d’altronde la vita non è forse un dono dei nostri genitori? Così inizia l’intervista, purtroppo a distanza, a Remo Poli, da maggio 2019 Presidente di AVIS Correggio. AVIS (Associazione Italiani Volontari del Sangue, fondata a Milano nel 1927 su iniziativa del medico Vittorio Formentano) si articola sul territorio con circa 3.000 sezioni locali ed è costituita da oltre 1.300.000 volontari che donano sangue in forma gratuita.

 

Caro Remo come ti sei avvicinato ad AVIS?
«Ho iniziato in AVIS come volontario impegnato nell’attività di supporto organizzativo dell’Associazione. Fino a non molto tempo fa i prelievi di sangue erano tecnicamente piuttosto elaborati e complessi e, oltre a richiedere la presenza di medico ed infermieri, era necessaria l’assistenza di personale di supporto, circa 7/8 persone per ogni seduta. Ora il progresso tecnologico ha nettamente migliorato l’efficienza dei prelievi: sono necessarie due/ tre persone al massimo. Nel corso degli anni sono stato eletto prima consigliere, poi Vicepresidente, e in seguito, con le dimissioni dell’ex Presidente, dallo scorso anno sono stato nominato Presidente; una carica impegnativa ma che ho accettato con entusiasmo e con la volontà di continuare nell’opera di rafforzamento dell’Associazione».

 

AVIS Correggio ha una storia importante del volontariato correggese.
«Proprio quest’anno AVIS Correggio festeggia 70 anni di attività. La storia parte nel lontano 1950, quando i prelievi di sangue avvenivano in piazza sotto una tenda. Negli anni abbiamo gradualmente migliorato la qualità dei locali di lavoro, anche se nel 2014, a causa di mancanza di alternative, fummo temporaneamente ospitati presso il centro prelievi di via Carletti, grazie all’AUSL che ci ha permesso di continuare l’attività. Siamo infine approdati nell’attuale sede di Via Vittorio Veneto, a fianco della Croce Rossa, concessa in comodato dall’Amministrazione Comunale. Idonei ambienti sono necessari per ottenere l’accreditamento da parte della Regione Emilia Romagna, perché in Italia il sangue è di proprietà delle Regioni, non viene venduto ma al massimo ceduto da una Regione all’altra o da un ospedale all’altro a seconda delle necessità, in base a un tariffario approvato dal Ministero della Sanità, mentre in molte altre nazioni è un prodotto commerciale come qualsiasi altro bene. Attualmente siamo una delle sedi più attive sul territorio reggiano: a fine 2019 avevamo 730 donatori di cui 53 nuovi iscritti; nell’anno abbiamo raccolto 1.199 sacche di sangue intero oltre a 104 di plasma e 13 di piastrine. Anche grazie al nostro lavoro per il fabbisogno di sangue sono autosufficienti sia la Provincia di Reggio sia la Regione, che, anzi, con la parte eccedente contribuisce a compensare la carenza delle Regioni meridionali».

 

Come svolge e in che modo sostiene economicamente la propria attività AVIS Correggio?
«L’Associazione ha una serie di spese per le varie attività (la conduzione della sede, la gestione del calendario dei prelievi, la promozione dell’Associazione…) e quindi ha la necessità di entrate finanziarie. La filiera del sangue è lunga ma tracciabile: il sangue prelevato dal braccio del donatore a Correggio viene ritirato dall’AVIS provinciale e consegnato al Centro Trasfusionale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove viene preventivamente analizzato ed in seguito lavorato, frazionato nelle sue componenti e congelato. Le entrate economiche di AVIS Correggio derivano in gran parte dalla quota su ogni sacca di sangue che le viene riconosciuta dall’AVIS Provinciale, che a sua volta riceve un rimborso dall’ospedale. Riceviamo anche delle donazioni da parte di aziende e privati cittadini ed il 5 per mille dalle dichiarazioni dei redditi: a tutti coloro che ci sostengono va il nostro più caloroso ringraziamento».

 

Il sangue è prezioso e sembra non bastare mai; come cercate nuovi volontari e come li selezionate?
«I volontari ci sono comunque, per il “passa parola”, in nome di una solidarietà che va oltre l’individualismo e le divisioni sociali. Ma ci rivolgiamo particolarmente ai giovani cercando di sensibilizzarli e offrendo loro un supporto che li spinga a donare perché è a loro soprattutto che appartengono valori come solidarietà e condivisione. È in questa direzione che AVIS Correggio, in collaborazione con gli istituti delle scuole superiori di Correggio (Liceo Rinaldo Corso, Istituto Tecnico Einaudi, Convitto Rinaldo Corso, Istituto S. Tommaso) ha realizzato il “Progetto Scuola”, vale a dire un’opera, rivolta agli studenti, di formazione ad una logica del dono che indirizzi al meglio le loro energie. Siamo particolarmente fieri dei risultati raggiunti perché, alla fine del percorso, circa il 30% di loro diventa donatore nella nostra sezione e molti altri continuano nelle sedi di residenza. La selezione dei donatori avviene con la raccolta dei dati anagrafici, una visita medica ed esami del sangue; dopo 45 giorni, se idonei, si può iniziare a donare. Nel primo anno di donazione viene richiesto al donatore di effettuare l’ECG presso il nostro ospedale senza nessun costo».   

 

Che riflessi ha sulla vostra attività l’epidemia del Coronavirus?
«AVIS Correggio ha sempre continuato le giornate di raccolta come da calendario, prendendo tutte le precauzioni indicate nel protocollo AVIS Nazionale e ASL di Reggio Emilia; già dal 2016 lavoriamo su appuntamento previ contatti telefonici per evitare affollamenti o disguidi. Il donatore merita grande rispetto e deve trovarsi nelle migliori condizioni. Nelle giornate della donazione sono disponibili sia per gli operatori sanitari che per i volontari tutti i dispositivi di protezione (camici, mascherine, occhiali, disinfettanti, termometri laser).  Paradossalmente questo è un periodo in cui il fabbisogno di sangue è diminuito perché tutte le operazioni chirurgiche non urgenti sono state rinviate».

 

Per finire, caro Remo, quali sono i progetti per il prossimo futuro?
«Dalla Regione Emilia Romagna sono stati concessi ad AVIS Correggio due “separatori” per la plasmaferesi, che permettono una tipologia di donazione che consente di raccogliere solo il plasma, la parte liquida del sangue, mentre la parte cellulare (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) viene restituita al donatore. Non sappiamo ancora quando potremo attivarli a causa della situazione attuale, ma si tratta di un riconoscimento e un apprezzamento ufficiale per l’intensa attività svolta fino ad ora e risparmieremmo ai nostri donatori spostamenti a Guastalla e Reggio E. Sarebbe il secondo punto in Provincia, non all’interno dell’ospedale, a poter svolgere in autonomia questa particolare attività. Il Consiglio di AVIS ha recentemente deliberato l’erogazione di un contributo a favore degli istituti scolastici superiori di Correggio, che partecipano al progetto scuola, da destinare all’acquisto di attrezzature informatiche. Avevamo inoltre in cantiere l’esecuzione di opere edili su alcune parti della sede per renderla più accogliente e funzionale e un evento per festeggiare i 70 anni della fondazione di AVIS Correggio ma, considerato il momento, abbiamo rinviato. In ogni caso il primo impegno del nostro lavoro rimane quello di preparare il terreno della solidarietà e diffondere la cultura della donazione soprattutto tra i giovani. Devono comprendere che mancando il loro contributo il futuro si interrompe, in particolare ora che stiamo vivendo un cambio generazionale importante».

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