Quando andavamo all’Old River di San Biagio

Eusebio Tondelli e il suo storico maneggio

Chi di noi, bambini, ragazzi o anche adulti, cresciuti nei favolosi secondi anni sessanta – primi settanta, non ha passato almeno una domenica all’Old River di San Biagio? Sì, proprio a San Biagio dove adesso c’è il ristorante Pachitos. Sulla riva del Tresinaro, non certamente il fiume più selvaggio delle praterie americane ma pur sempre affascinante nella sua genuinità e a perfetta misura delle nostre geografie domestiche. Ebbene su quelle rive ha avuto vita, per una decina d’anni, l’avventura di un simpatico ed indimenticato ranch nostrano, voluto e condotto dal buon Eusebio Tondelli: l’Old River, appunto.

Aiutato nel ricordo dalla gentilissima Paola, figlia di Eusebio, ecco, in poche parole, il racconto di quell’avventura.

Nato nel 1920, il signor Eusebio, agricoltore, gestiva con la moglie un bel podere a San Biagio di più di trenta biolche con annessa stalla. Agricoltore provetto come tanti altri, ma, in più e nello stesso tempo, grande appassionato di cavalli. E proprio per questo amore per i cavalli fece a quel tempo un gran rifiuto: l’aiuto dei trattori. Il non poco lavoro dei campi lo affidava, infatti, tutto ai suoi amati quadrupedi. Potenza espressa in cavalli, non vapore però.

Nella sua stalla, oltre a quelli da lavoro, non mancavano cavalli da trotto e da galoppo. Prima per suo uso esclusivo, dovuto a quella congenita passione; poi via via iniziò a curare cavalli anche per altri che li lasciavano lì, a pensione completa da lui. Da qui, per Eusebio, allestire una pista e un percorso per farli sgambare, trottare e saltare ostacoli, il passo fu breve e scontato. È iniziata così, quasi per gioco, un’attività che in poco tempo, coinvolgendo tutta la famiglia, i parenti, gli amici e alcuni collaboratori, ha visto Tondelli gestire un vero centro ippico, punto di incontro per appassionati e cittadini in generale.

Le domeniche pomeriggio erano presto diventate un appuntamento fisso per tanti correggesi e non. Un classico quel giretto “da Tundel”. Da aprile a settembre, tutte le domeniche all’Old River erano una festa. Il menù di quel divertimento all’aria aperta prevedeva per gli ospiti passeggiate a cavallo nelle campagne circostanti, i pony e gli asinelli per i bambini e, se non volevano cavalcare, bastava il piacere degli occhi per ammirare il ricco campionario di animali da cortile: oche, galline, tacchini, pavoni. C’era persino un bufalo, a ricordare vagamente, forse, il monumentale bisonte del West.

Più che di umori equini, nel frattempo, l’aria del Tresinaro si impregnava di un odore che apriva inesorabilmente lo stomaco: gnocco fritto. Quello che la signora Franca, moglie di Eusebio ed ottima “rezdora”, assieme alle sue aiutanti preparava con tanta energia per la gioia di tutti quanti. E la domenica pomeriggio, si sa, magari sul far del crepuscolo, un pezzo di gnocco non si nega a nessuno!

L’impasto veniva preparato già dal sabato, in gran quantità. Si arrivava fino ad un quintale, lavorato con la gramla, tenuto a fermentare; la domenica poi le brave rezdore tiravano la pasta e tagliavano i rombi. Tutto rigorosamente a mano. Affettati casarecci e lambrusco spumeggiante completavano l’opera della domenica in campagna e in compagnia. Tante le voci, tante le risate, e sullo sfondo le note del juke-box piazzato sotto il portico.

Tutti gli anni, nel mese di giugno, veniva organizzato un concorso ippico che vedeva la partecipazione dei principali circoli della regione.

Era l’occasione per una grande festa campestre: la signora Franca, con le sue aiutanti, offriva agli ospiti, locali ed oriundi, il meglio della cucina correggese. Trottando tra lasagne, cappelletti e tortelli, cavalieri e curiosi mangiavano, è il caso di dire, a briglia sciolta.

L’Old River divenne così un punto di riferimento ed Eusebio sempre più spesso partecipava coi suoi cavalli a feste di piazza, a manifestazioni carnevalesche (a Scandiano era di casa), a matrimoni e battesimi dove, con il suo landò faceva sfoggio dell’eleganza dei tempi andati.

Nel poco tempo libero, invece, seguito dal fido cagnolino “Tom” accompagnava al trotto il suo cavallo preferito, “Asolo”, il fido compagno che non resistette più di un anno alla scomparsa del suo amico e padrone.

Fu infatti nel 1972, precisamente il 29 agosto, che il nostro Eusebio, come tutti i lunedì partì da casa per il mitico mercato settimanale di Modena: a Campogalliano purtroppo incontrò sulla sua strada quel furgone che non gli diede la precedenza. L’impatto fu fatale per entrambi i conducenti. Dopo quattro giorni di sofferenze il cuore di Eusebio si fermò. La sua morte accidentale lasciò non solo la famiglia ma quei tanti che lo conoscevano attoniti, sconvolti. Aveva solo cinquantadue anni.

L’Old River senza Eusebio non avrebbe potuto continuare. Il podere, la stalla, il maneggio erano troppo per chi restava in quell’ormai malinconico angolo rurale di San Biagio.

La famiglia, gli amici e i collaboratori, nell’amore del ricordo, trovarono la forza di superare le difficoltà quotidiane e riuscirono, già l’anno dopo, a dare vita al circolo “Eusebio Tondelli” in sostituzione del compianto Old River.

Nella vecchia casa di campagna tornarono le giornate all’aria aperta, le passeggiate a cavallo, gli spuntini pomeridiani e le cene nell’ormai ex stalla, ora adibita a sala ristorante.

Dal 29 giugno al 1° luglio del 1973 venne indetto il quinto Concorso ippico interregionale “Città di Correggio” organizzato proprio dal neonato circolo ippico “Eusebio Tondelli”.

Il comitato d’onore vedeva fra gli altri l’allora Ministro degli Esteri, il senatore Giuseppe Medici, il Sindaco di Correggio Renzo Testi, il Vescovo di Reggio Emilia Monsignor Gilberto Baroni, il Prefetto di Reggio Emilia e tanti altri. Venne indetto un concorso di pittura “Il cavallo, il suo ambiente e il paesaggio” e per le varie categorie fu stabilito un montepremi del rispettabile valore di un milione di lire.

L’attività del circolo, data la complessità della gestione e, comunque, senza l’anima ispiratrice di chi l’aveva pensata, creata e gestita ebbe breve durata. L’attività ippica venne abbandonata e tutti gli spazi di pertinenza del vecchio maneggio vennero ceduti al successivo circolo Plously di Correggio.

Fine del racconto… e grazie Paola per l’amorevole ricordo di papà Eusebio e della sua bella avventura.

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