Progettare una sala operatoria richiede molta cura

Raniero Lusuardi, correggese, detiene i ferri del mestiere

A Correggio abbiamo tante eccellenze, nei più svariati settori produttivi. Tra queste menti brillanti c’è anche chi ha saputo crearsi un mestiere di nicchia, particolare nel suo genere e altamente specialistico.

Raniero Lusuardi, nato e cresciuto a Correggio, è uno dei più noti consulenti in Italia per la progettazione e la realizzazione di sale e comparti operatori altamente performanti. Diplomato all’Itis Nobili di Reggio Emilia, muove i primi passi in questo settore così specifico del campo sanitario nel 1994, quando inizia a lavorare per un’azienda locale – la Wand – che realizzava pareti prefabbricate per sale operatorie. Da lì è stato un continuo crescendo di passione e curiosità verso un prodotto che già all’epoca era assemblato adottando delle caratteristiche tecniche all’avanguardia, ancora attuali. Quando Wand viene ceduta al gruppo Coopsette nel 1997, Lusuardi continua a lavorare nell’azienda, per poi lasciarla definitivamente nel 2002; l’anno successivo apre la sua società di consulenza, lo Studio Divento con sede a Reggio Emilia, di cui è unico socio. Da allora, in trent’anni ha progettato e realizzato oltre quattrocentocinquanta sale operatorie d’eccellenza per la sanità privata, in Italia e all’estero. «In questi anni – esordisce Lusuardi – ho maturato una conoscenza a trecentosessanta gradi di tutto ciò che serve in una sala operatoria. Il mio valore sta nel capire le esigenze che ha il chirurgo in sala e da lì progettare l’ambiente consono alle richieste». Lusuardi sottolinea che la creazione di un comparto operatorio è un’impresa complessa, fatta di diverse fasi.
«Inizialmente – afferma il correggese – devo fare un sopralluogo per capire come sono disposti i locali, poi ipotizzo un layout distributivo, fondamentale per assicurare i più alti criteri igienico-sanitari all’ambiente; passo infine alla progettazione esecutiva, la quale a sua volta comprende tanti altri aspetti». È qui che entra in gioco la parte realizzativa, ovvero le opere architettoniche della futura sala operatoria – dalle pareti al pavimento, ai soffitti, porte e accessori integrati, oltre agli impianti meccanici di trattamento dell’aria, al fine di garantire la massima sterilità del luogo. Poi ci sono gli impianti elettrici, i più delicati, perché deve essere garantita la continuità d’esercizio in sala operatoria. Non possono assolutamente generarsi microchoc e macrochoc sul paziente. Altri impianti speciali da progettare sono quelli di evacuazione e antincendio, la rete dati e quelli gas-medicinali, che erogano ossigeno, aria medicinale e anidride carbonica, utili sia per l’intervento chirurgico che per il sostentamento del paziente. Inoltre, una parte fondamentale è rappresentata dai sistemi di integrazione audio-video che – spiega Lusuardi – sono tecnologie atte a gestire le immagini necessarie per l’intervento: spaziano dalla diagnostica precedente del paziente (raggi, tac, risonanze) alle immagini generate durante l’intervento ed attualmente esportabili all’esterno, per permettere a chirurghi fuori sede di dare il loro supporto a distanza durante l’intervento oppure a docenti universitari di utilizzarle per fare lezione con gli studenti. Una domanda conclusiva sorge spontanea e riguarda i tempi di realizzazione e i costi di strutture cosi complesse: «Occorre almeno un anno di tempo – ammette il consulente – perché una sala operatoria è sempre affiancata da locali ancillari, ovvero stanze adibite a diversi usi; dallo spogliatoio alla preparazione del paziente, fino alla sterilizzazione degli strumenti operatori. Il costo invece varia in base alle dimensioni del progetto e alle attrezzature che si inseriscono. Si aggira comunque sul milione di euro, chiavi in mano».

Raniero Lusuardi con la moglie Federica Barbieri

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