Profitti record nelle aziende reggiane, ma salari fermi

Un’analisi Fiom sui bilanci delle imprese metalmeccaniche

Nelle scorse settimane un’analisi pubblicata dalla Fiom di Reggio Emilia ha sollevato diverse discussioni sullo stato di salute delle imprese metalmeccaniche reggiane. Il sindacato ha preso in esame i bilanci di 857 imprese, confrontandoli attraverso gli anni dal 2016 al 2021. L’analisi ha fatto emergere che le aziende di questo settore hanno visto aumentare i ricavi in modo molto marcato proprio in questi ultimi anni, nonostante il periodo di pandemia e la generale percezione sulle difficoltà economiche delle imprese. Tuttavia, questo aumento straordinario di utili non ha avuto conseguenze sui salari dei lavoratori delle stesse imprese, i quali rischiano anzi di rivelarsi sempre più inadeguati a fronteggiare la difficile situazione economica che stiamo vivendo. I dati contenuti nel rapporto hanno fatto molto discutere e contribuiscono a spiegare alcune delle situazioni più “calde” nel nostro territorio, come quella – la più recente – che riguarda i dipendenti dell’ex Corghi. Il rapporto completo è disponibile sul sito internet della CGIL di Reggio Emilia; noi, qui, proveremo a farne emergere i punti più importanti.

Gli anni presi in considerazione, lo ricordiamo, sono stati quelli dal 2016 al 2021. Nei primi tre anni analizzati, dal 2016 al 2018, c’è stata una crescita importante dell’utile netto complessivo delle aziende metalmeccaniche reggiane, e gli utili registrati nel 2018 (451 milioni di euro) sono i più elevati dall’inizio degli anni Duemila. Il record precedente era detenuto dal 2008, quindi dieci anni prima; ma non è stato necessario aspettare altri dieci anni per vedere il successivo record. Infatti, al 2018 sono seguiti due anni di leggera flessione degli utili, mentre il 2021 ha visto invece dei risultati straordinari, con 687 milioni di euro di utile netto nelle aziende analizzate. Il record del 2018 è stato quindi scalzato direttamente dal 2021, dopo soli tre anni, con un aumento addirittura del 50%. Qui è dove si fermano i dati in possesso di Fiom; tuttavia, secondo quanto riportato da Confindustria, l’andamento dei primi sei mesi del 2022 sarebbe ancora migliore di quanto registrato nel 2021. Si tratta di numeri molto elevati, che hanno creato sorpresa anche negli addetti ai lavori perché registrati proprio negli anni in cui la pandemia da Covid-19 e le restrizioni imposte per contenerla sembravano non aver risparmiato questo settore produttivo. I dati mostrano una realtà differente: nel 2020, anno di scoppio della pandemia, tre aziende metalmeccaniche su quattro hanno fatto utili, mentre nel 2021 è stato addirittura l’85%.

La prima cosa che viene da chiedersi riguarda la ragione dietro a questi risultati inaspettati: per quale motivo gli utili sono stati così alti? Rispondere a questo è molto complesso: anche i sindacalisti che hanno lavorato all’analisi dei bilanci ammettono di essere sorpresi da questi dati. Quello che è certo è che la filiera che coinvolge il settore metalmeccanico reggiano è ancora dinamica e ha tutte le carte in regola per non fermare la propria crescita. Questo, di per sé, è un ottimo traguardo, per le industrie e per il nostro territorio. Tuttavia, a essere lasciati fuori da questo momento di grande ricchezza sono proprio i lavoratori delle stesse imprese. Come rivela il report di Fiom, infatti, se negli ultimi tre anni l’utile netto delle imprese in questione è cresciuto del 52%, il costo del lavoro è aumentato solo dell’11%. In poche parole: le aziende si arricchiscono di più mentre i salari dei lavoratori rimangono pressoché invariati: Questo ha suscitato un certo scalpore, specialmente alla luce del momento storico in cui viviamo, dell’inflazione crescente e del costo della vita sempre più alto.

«C’è una differenza fondamentale tra gli aumenti delle bollette delle aziende e quelli delle famiglie», spiega Simone Vecchi, segretario provinciale Fiom. «Nelle aziende aumentano i costi produttivi, ma si viene da anni straordinari. Dall’altra parte, i salari sono fermi da anni e questa impennata dell’inflazione avrà un effetto drammatico sulle famiglie: nelle aziende aumenta sempre di più il numero di persone che ha pochi risparmi». Queste riflessioni sono condivise anche da Carlo Veneroni, coordinatore Cgil per la zona di Correggio, che spiega: «questa ricerca dimostra che nel nostro territorio viene maturata una ricchezza che non è distribuita in maniera equa. Le aziende in questi anni hanno accumulato, i lavoratori no e adesso si affacciano a una realtà difficile». Alla luce di questa situazione la Fiom di Reggio Emilia ha annunciato che “ovunque siano presenti delegati Fiom presenterà richieste salariali aggiuntive: nelle imprese in cui sono stati stipulati accordi negli ultimi mesi o negli ultimi anni, saranno richiesti seicento euro aggiuntivi di rimborsi energetici, come reso possibile dal Decreto Aiuti, e duecento euro di buoni benzina. Nelle imprese in cui i contratti aziendali invece sono appena scaduti verranno richiesti aumenti salariali fissi, cercando di salvaguardare il potere d’acquisto di tutti i lavoratori”.

Nel frattempo, nelle ultime settimane a Correggio è arrivato sotto gli occhi di tutti un esempio concreto di quanto riportato da Fiom: la vertenza sul rinnovo del contratto in Nexion Spa (ex Corghi). Secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Reggio dell’11 ottobre, l’andamento degli utili di Nexion è in linea con il report di Fiom: dai 4,75 milioni di euro di utili netti nel 2016 si è passati ai 12,5 nel 2021, con un incremento del 166% a fronte di un aumento del costo del lavoro del 39%. La contrattazione per il rinnovo del contratto, iniziata nel dicembre 2021, si è arenata di fronte alle richieste di aumento strutturale dei salari portate avanti dalla parte sindacale. Da lì, dopo diversi mesi di tentativi falliti di dialogo con i vertici aziendali, il 20 settembre scorso i lavoratori hanno indetto il primo sciopero, cresciuto nelle scorse settimane fino ad un pacchetto di cento ore, a cui si sono affiancate diverse manifestazioni e l’istituzione di una “cassa di resistenza”. Il caso è particolarmente rilevante: rappresenta un esempio concreto di quanto riportato da Fiom e riguarda una delle principali aziende metalmeccaniche del territorio. Nel momento in cui viene scritto questo articolo, la vertenza rimane irrisolta.

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