Il processo Aemilia, pietra miliare nella lotta alla mafia

Il processo Aemilia, pietra miliare nella lotta alla mafia

Il Presidente del Tribunale di Reggio ce lo racconta

Il 12 novembre scorso, presso l’Hotel President, il Lions Club di Correggio ha organizzato un incontro con Cristina Beretti, presidente del Tribunale di Reggio e membro del collegio giudicante nel processo Aemilia. Dopo un saluto di benvenuto di Guido Caffagni, presidente del Lions, l’avv. Giovanni Orlandi ha presentato l’ospite della serata.

A parte alcuni anni, tutta la carriera della dottoressa Beretti si svolge in terra reggiana. Già presidente vicario dal 2016, nel marzo del 2018 viene nominata presidente del Tribunale. Nella sua relazione, la presidente spiega ad un pubblico molto attento come si è arrivati alla scelta di celebrare nel Tribunale di Reggio il processo Aemilia e come questo sia stato una pietra miliare nella lotta alla ‘ndrangheta, secondo solo al Maxiprocesso di Palermo della fine degli anni ottanta. Le cifre di Aemilia sono impressionanti: 150 imputati solo a Reggio per 2 anni di procedimento, 42 i soggetti che si sono costituiti parte civile, 195 udienze, 195.210 pagine di verbali di udienza, 90.000 pagine di trascrizioni di intercettazioni telefoniche e ambientali.

La storia della ‘ndrangheta a Reggio si dipana con precisione nel suo racconto. È con l’arresto nel 2015 di 117 persone per reati di carattere economico e di stampo mafioso che i mass media cominciano a parlarne e scopriamo che gli anticorpi emiliani non hanno retto al virus ‘ndrangheta. Si va verso il processo Aemilia. Nell’aula da 400 posti a sedere per il pubblico saranno sempre presenti televisioni e organi di stampa locali, le associazioni Agende Rosse e Libera e numerose scolaresche. Più di tremila studenti hanno potuto assistere alle udienze con un’autorizzazione speciale perché ha prevalso la necessità di diffondere la cultura della legalità a partire proprio dalle scuole. L’istruttoria di Aemilia termina il 15 maggio 2018. Il collegio giudicante si ritira in camera di Consiglio e impiega 16 giorni per emettere due sentenze da cinquemila pagine ciascuna.

A fine serata la presidente Beretti ci ha concesso gentilmente una breve intervista.

Come ha vissuto questa vicenda processuale?
«Quella di Aemilia è stata un’esperienza provante ma arricchente per il confronto continuo con i colleghi e per lo studio approfondito dell’istruttoria, necessario per arrivare ad una sentenza di colpevolezza certa, al di là di ogni ragionevole dubbio».

È stato un valore importante essere la prima donna chiamata a presiedere il Tribunale di Reggio?
«Il vero valore sta nella mia lunga esperienza di lavoro a Reggio e nella conseguente conoscenza approfondita delle persone e dell’organizzazione del Tribunale».

La carriera di magistrato è quello che ha sempre desiderato?
«In realtà il mio progetto era di diventare medico come mio padre, ma proprio lui mi dissuase. In quel momento non esisteva il numero chiuso a Medicina, gli anni di studio sarebbero stati tanti e la carriera di medico difficile. Scelsi quindi Giurisprudenza, ma, poiché fare l’avvocato non mi piaceva più di tanto, optai per la magistratura»

Difficile conciliare carriera e vita famigliare?
«È indispensabile avere un marito paziente e la capacità di fare i salti mortali. Lavoravo di notte quando mio figlio era piccolo per non rinunciare ad accompagnarlo agli allenamenti e aiutarlo nei compiti. Diciamo che è faticoso perché il lavoro di magistrato impegna anche i sabati e le domeniche e le ferie si fanno con “faldoni” al seguito. Solo al termine di Aemilia sono riuscita finalmente a concedermi una vacanza senza pensieri di lavoro».

Ringraziamo e salutiamo la dottoressa Cristina Beretti. Come gentilmente ci ha chiesto, le invieremo certamente Primo Piano presso la sua seconda casa, il Tribunale di Reggio Emilia.

Monica Testi

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