Prendersi Cura, per una società basata sulla fiducia

Al via una ricerca sul caregiving presso la Casa Residenza Anziani

“L’ arte di disfare le maglie” è il titolo di un articolo che Luisa Muraro, filosofa e maestra del femminismo italiano, pubblica nel 2000. La sua metafora ha ispirato il progetto politico ed il nome del gruppo cha andavamo costituendo all’interno del Centro Culturale Lucio Lombardo Radice: il Disfarefare.

Disfare una maglia non si apprende su testi e manuali, si impara con la pratica. Per disfarla si segue all’inverso il procedimento della sua confezione, perché la maglia è un’opera reversibile. Sottolinea Muraro, l’arte del disfare maglie non va confusa né con le operazioni di disfacimento naturale, né con l’azione distruttiva dell’umana violenza; l’opera del disfare riprenderà oltre il punto segnato, riannodando il filo interrotto.

Disfare senza distruggere fa parte delle buone pratiche di trasformazione che si ritrovano nell’opera di Pascale Molinier, “Care: prendersi curaUn lavoro inestimabile”, al centro della conferenza promossa, nel gennaio scorso, dal Gruppo Disfarefare del Lucio Lombardo Radice e patrocinata dal Comune di Correggio, dall’ASP Magiera Ansaloni di Rio Saliceto e dall’Unione dei Comuni Pianura Reggiana. Il volume di Molinier ha anche ispirato il lavoro di ricerca-intervento presso la Casa Residenza Anziani sulla centrale questione della “cura” e del prendersi cura, che obbliga le amministrazioni, i servizi e l’intera società ad interrogarsi e ripensarsi, ancor di più dopo il periodo di pandemia.

La ricerca intende cogliere ed analizzare su basi teorico-scientifiche la relazione di cura all’interno di un contesto organizzativo come la casa residenza per anziani. La cura, come definita dalla pedagogista Luigina Mortari, consiste in una pratica che accade all’interno di una relazione, si attua in lassi di tempo variabile, è mossa dall’interessamento per l’altro, è orientata a promuovere il suo “ben-esserci” e per questo si occupa di qualcosa di essenziale per l’altro. Sempre secondo l’autrice, ci sono delle “posture dell’esserci”, tra le quali: il rispetto, la generosità, la responsabilità per l’altro, il coraggio. In definitiva, l’essenza concreta della cura comporta l’applicazione di una serie di attitudini che si attivano sempre da e per un contesto particolare. Chi ha cura, cercando di fare ciò che fa bene per l’altro, non ha nessuna teoria generale da imporre, non ha nessuna visione universale del bene: quello che conta è stare in ascolto dell’altro e in ascolto di sé, cercando di fare il meglio che è consentito dalle possibilità e dai vincoli del reale in quella precisa situazione.

Altre autrici hanno di fatto sottolineato come la care sia un’attività fortemente gendered e femminilizzata, che sottende in sé delle relazioni asimmetriche che si muovono lungo assi di genere, di razza e di classe: nasce all’interno della dimensione familiare e si trasferisce in una dimensione professionale, abitando uno spazio di frontiera tra la sfera privata e quella pubblica.

Nel testo della Molinier si evidenzia come il lavoro salariato della care sia costituito soprattutto da un lavoro femminile, sottovalutato e stigmatizzato per la suamancanza di qualificazione” e, a volte, per il colore della pelle di chi lo svolge. È un lavoro “che sfugge al valore merce, nella misura in cui il suo valore si confonde con quello della vita”. L’autrice mette in discussione la segmentazione tra le professioni, la gerarchia delle competenze, la specializzazione e la tecnica: sono questi aspetti che oggi danno valore e riconoscimento al lavoro ed è proprio per questo che il prendersi cura diventa invisibile, scontato, naturale; questo lavoro, fatto di dettagli, di piccolezze, non può essere conteggiato e stimato. Ci si rende conto della sua importanza solo quando viene a mancare.

È urgente pensare ad una trasformazione politica del lavoro e della società nella direzione di una “società della care”, nella quale la preoccupazione per gli altri ed il “prendersi cura” siano al centro di ogni riflessione sul lavoro e sulla convivenza. Una società della care si distingue per l’attenzione a non separare il destino delle persone curate dal destino di coloro che le curano.

Il Gruppo di ricerca che si è costituito – formato dalla sottoscritta (mi sto laureando in progettazione e gestione dei Servizi Sociali all’Università di Urbino), Katia Pellicciari, Responsabile del Servizio Assistenza Anziani del Distretto di Correggio, la Coordinatrice di Struttura, la Responsabile delle attività assistenziali, un’infermiera e due operatrici socio-sanitarie – si interrogherà, osserverà e raccoglierà elementi e dati qualitativi sui
tre focus principali che incarnano le domande di ricerca: Quale tipo di conoscenza pratica è messa in atto per produrre un contesto lavorativo dal quale emerga il senso del prendersi cura?

Quali fattori impliciti (non declinabili in attività e competenze professionali/specialistiche) permettono alle persone che lavorano insieme e alle organizzazioni di cui fanno parte di prendersi cura degli altri, dell’ambiente e di sé stessi?

Preso atto che la fiducia è istituente di una società del care, come si crea e si manifesta l’“avere fiducia” nei contesti di cura? E nella relazione con anziani, ospiti e familiari?

Dal punto di vista metodologico, la ricerca-intervento si fonda su un approccio partecipativo, una strategia che promuove la collaborazione tra ricercatore e partecipante in ogni fase del progetto di ricerca. La collaborazione, più che una scelta, è una precondizione necessaria e fondante.

Le tecniche impiegate saranno di osservazione sul campo e pratica riflessiva: gli operatori verranno affiancati nel loro lavoro e nell’osservazione dell’agire quotidiano: poi, all’interno di specifiche sessioni, si discuterà con loro di quanto raccolto, dei momenti e delle interazioni più significative, favorendo una “riflessività partecipata” ed un processo consapevole di apprendimento continuo. Saranno poi proposte interviste semi-strutturate a stakeholder politici – Sindaco e Assessore – e ai dirigenti di Ausl, Comune e Asp; infine si coinvolgeranno i familiari, che saranno raggiunti attraverso questionari e con i quali poi si organizzerà un laboratorio finale di restituzione e confronto sul tema del prendersi cura.

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