Polvere e sudore: l’Eroica, pedalata come una volta

Il sapore dell'impresa tra le bellezze dell'Italia

Barbara Bonori, la nostra concittadina che vive a Milano, ci manda questo resoconto, tutto da gustare, della Gran Fondo Eroica cui ha partecipato.

 

Non chiamatela gara e nemmeno cicloturistica. L’Eroica è un evento a sé e chi la fa una volta ci ritorna.

Si pedala nel cuore della Toscana più bella, su strade sterrate, con bici e abbigliamento d’epoca. No barrette, no cronometri, no abbigliamento hi-tech. Quella magia del ciclismo che fu sì Eroico ha conquistato ciclisti di tutto il mondo, circa 8 mila ogni anno, di cui un terzo stranieri.

L’Eroica ha conquistato anche me. Nonostante anni passati in sella alla specialissima in carbonio, sono stata anch’io conquistata dal magnetismo dell’acciaio e dall’atmosfera che si respira a Gaiole in Chianti il primo fine settimana di ottobre, tanto che dopo aver accettato quel primo invito a partecipare nel 2010, nel 2021 ho chiuso la mia settima edizione.

Mettere a punto l’outfit per l’evento non è uno scherzo, richiede tempo e dedizione, i dettagli sono importanti e la scelta della bici fondamentale. Nel mio caso è stata la bici a scegliere me, grazie alla complicità dell’amico ciclista Alberto Sberveglieri, che, nella sua bottega di Correggio, ha riportato a vecchio splendore una Marastoni forgiata dalle sapienti mani di Licinio Marastoni, classe 1922, considerato uno dei più grandi telaisti di tutti i tempi. Tra i suoi capolavori ci sono le biciclette di campioni come Moser e Coppi: le sue congiunzioni, realizzate con la tecnica della microfusione, da Reggio Emilia hanno fatto il giro del mondo. Il suo marchio di fabbrica è il “verde Marastoni”, inconfondibile colore che ha reso famose le sue bici. L’invidiabile tinta è anche quella del mio ferro a due ruote, affidabile e leggero, incredibilmente della mia misura, che mi ha portata a cimentarmi nel tempo sui diversi percorsi proposti dalla manifestazione fino a tagliare il traguardo del famigerato percorso eroico di 209 km e 4000 metri di dislivello, costatomi 14 ore di polvere e sudore.

Il ciclista può scegliere infatti il percorso da affrontare, ma qualsiasi esso sia (46, 81, 106, 135, 209 km) si sappia che sarà una grande fatica. Alla fine però il sapore dell’impresa è assicurato.

Il giorno prima della corsa il centro di Gaiole brulica di gente variopinta e sorridente, che mette in bella mostra accessori bizzarri e biciclette vintage, assaggia vino e porchetta, e vive quelle immagini in bianco e nero che si possono vedere, un po’ sgualcite, nei libri e i giornali d’un tempo.

Il clima festaiolo e le dolci colline senesi non traggano in inganno però. Le larghe strade bianche, candidate a patrimonio Unesco, sanno essere tutt’altro che accoglienti quando si presentano salite e discese, come la temuta salita della Volpaia, difficilmente affrontabile con agilità.

Lo scricchiolio delle ruote sulla ghiaia e la meraviglia nello scoprire il paesaggio toscano oggi possono essere vissuti tutto l’anno e con qualsiasi tipo di bici, perché l’Eroica non è solo un evento ma anche un percorso permanente, che si snoda attraversando il Chianti, le Crete senesi e la Val d’Orcia.

Un’intuizione quella di trasformare le strade bianche in patrimonio collettivo che parla di turismo sostenibile, di territorio e gente pulita, che oggi genera localmente un impatto economico di qualche milione di euro l’anno. Sulla scia de L’Eroica sono nate una serie di manifestazioni ciclostoriche, da nord a sud Italia, che permettono di rivivere il ciclismo d’un tempo, come “la Mitica” sui colli tortonesi dedicata alla leggenda dei fratelli Coppi, Fausto e Serse, “La polverosa” in terra parmense o “la Lambrustorica” con partenza dalla vicina Carpi; tante altre hanno provato a cogliere l’opportunità di valorizzare le strade bianche e secondarie esistenti sul territorio ,anche in chiave turistica.

Che bella l’Italia. Che bella la vita dopo una giornata all’Eroica.

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