Poi non si dica che chi cerca trova

I giovani tra precarietà, incertezze e scarse tutele

Quante volte anche quest’estate avete sentito la frase “I giovani non hanno voglia di fare niente”? Ristoratori e albergatori hanno lamentato la mancanza di intraprendenza e voglia di fare di chi si affaccia al mondo del lavoro; i giovani, dal canto loro, hanno evidenziato le criticità di contratti troppo precari e occupazioni mal retribuite, mettendo in luce aspetti che non possono essere ignorati. Per cercare di capire come questa situazione venga vissuta nel nostro territorio, a Primo Piano abbiamo iniziato da qualche tempo a raccogliere le storie di giovani di Correggio e dintorni che si affacciano al mondo del lavoro, per cercare di ricostruire un quadro sempre più dettagliato della realtà. In fondo a questo articolo, troverete anche qualche interessante considerazione che ci è stata fornita da un funzionario Filcams CGIL  sulle condizioni di lavoro dei giovani reggiani.

Ma incominciamo dalla storia che ci ha raccontato Giorgia, ventiquattrenne correggese che, quasi un anno fa, si era messa a cercare un lavoretto per occupare il tempo mentre scriveva la sua tesi di laurea triennale. Ha scelto così di provare con uno dei tanti motori di ricerca online dove è possibile caricare il proprio curriculum. «In quei siti vengono pubblicati annunci di qualunque tipo, senza restrizioni», spiega Giorgia, «e per un giovane sono il modo più rapido e semplice per poter trovare qualcosa. Si tratta di leggere un piccolo riassunto di cosa prevede l’offerta di lavoro e mandare il curriculum, tutto qui. Solitamente non ti ritorna nemmeno un feedback: la sensazione è quella di rapportarsi con qualcosa di muto. Avevo mandato circa una decina di curriculum, e dopo una settimana ho ricevuto una telefonata dall’impiegato di un’azienda interinale». Gli annunci presenti su questi portali sono infatti spesso pubblicati dalle agenzie, che si occupano poi successivamente di contattare i diversi candidati per spiegare loro in cosa consista la mansione cui sarebbero stati assegnati. «È in quel momento che sono venuta a conoscenza del luogo di lavoro, dello stipendio e via dicendo», prosegue Giorgia, «Mi proponevano di fare la cassiera per un supermercato della zona. Il contratto era pensato per studenti universitari, ed era quindi articolato prevalentemente nei weekend. In realtà, lavoravo mediamente dalle 18 alle 27 ore settimanali». Giorgia ha così portato avanti questo lavoro per i tre mesi previsti dal contratto, ossia il periodo natalizio. Passato quello, un paio di giorni prima della fine del contratto, le è stato detto che non ci sarebbe stato nessun rinnovo. «Il contratto scadeva di lunedì, e il venerdì ricevo una telefonata dove mi dicono che non sarebbe stato rinnovato. Mi hanno chiesto se volessi dare ulteriori disponibilità, ma non erano in grado di dirmi che cosa avrei potuto fare, e quindi a quel punto mi sono ritrovata da capo».

Questa è una storia comune a tanti giovani, che ruota intorno ad annunci online, agenzie interinali e contratti a termine non rinnovati. Qualunque tipo di lavoro permette comunque sempre di imparare e fare esperienza, e questo è sicuramente un aspetto positivo. Tuttavia, in questo meccanismo ci sono anche vari lati negativi. In primo luogo, spiega Giorgia, «Passando attraverso questi intermediari, non hai come punto di riferimento l’azienda per cui lavori. Per qualunque cosa non puoi rivolgerti a lei ma all’agenzia, che di fatto gestisce il tuo contratto. Non riesci quindi a confrontarti con chi lavora con te, ma con persone esterne che non sanno bene in cosa consista il tuo lavoro. E se questi meccanismi da un lato permettono un’assunzione rapida, dall’altro lato portano chi viene assunto a essere considerato come una risorsa usa e getta. Se a cercare lavoro è un ragazzo come me che studia, vive con i genitori e non ha grosse spese è un conto; ma se dovessi mettermi nei panni di qualcuno che ha necessità di un’occupazione per mantenersi, vedersi sfumare dalle mani il lavoro tre giorni prima della fine del contratto penso che sia una precarietà di vita troppo pesante».

Assunzioni usa e getta, tanta precarietà e il rischio di togliere valore a quella che dovrebbe essere la risorsa per eccellenza, i giovani, i quali sono anche ben consapevoli di non poter aspirare a guadagni esorbitanti: un’altra fonte ha confermato a Primo Piano che mediamente le retribuzioni orarie in busta paga nei supermercati privati vanno da circa 4,50€ per i tirocinanti a 6,90€ per chi è assunto a tempo determinato o a chiamata. Andando in cerca di un parere competente, abbiamo poi parlato con Rossella Ciampa, funzionario Filcams – CGIL  che si occupa del territorio reggiano. Riguardo alla nostra zona, il settore che viene evidenziato come più a rischio di scarse tutele è quello della ristorazione. «Vediamo spesso persone del settore della ristorazione che ci dichiarano una situazione in cui la loro tipologia contrattuale è non attinente alla realtà», spiega Ciampa, «I datori di lavoro molto spesso si assicurano una parvenza di regolarità con il classico contratto a chiamata ma nei fatti quello si rivela essere un contratto a tempo pieno: questo aiuta a eludere i controlli». Sono molto numerose le persone che si ritrovano in questo tipo di situazioni, spesso sono giovani e alla ricerca di un lavoro a ogni costo. Nella maggior parte dei casi, però, questo non porta ad apposite denunce e nemmeno a prese di posizione verso i datori di lavoro. Spesso queste persone preferiscono lasciare il rapporto di lavoro senza scontri, per non precludersi altre possibilità in futuro.

«Il discorso per cui le persone non accetterebbero il lavoro è una diceria», afferma Ciampa, «Noi siamo ben contenti che finalmente la platea dei ragazzi si inizi a rendere conto che il lavoro vada valorizzato. Sanno di non avere garanzie e, pur di non passare una stagione in quel modo, preferiscono fare altro. Ci sono volte in cui i datori di lavoro provano perfino a non pagarli, questi ragazzi, che finiscono spesso per rinunciare a quello che spetterebbe loro. La maggior parte dei giovani viene nei nostri uffici nel momento in cui il danno è già avvenuto. Ci aiuterebbe che venissero prima di firmare un contratto, ma questo non succede».

Scavando tra le varie esperienze, mettendosi a pensare a quale dovrebbe essere il valore dato a un lavoratore, si finisce per chiedersi a chi serva davvero continuare a ripetere che “i giovani non hanno voglia di far niente”. È davvero così?

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