Piccoli spettatori crescono

Mentre scrivo questo mio articolo sta per andare in scena lo spettacolo di apertura della stagione teatrale 2017/18 dell’Asioli, ossia Medea con Franco Branciaroli. Tuttavia, le tempistiche di consegna di una rivista, anche se “piccola” come la nostra, sono ben serrate mentre la mia scrittura necessita di un poco di calma per fare fermentare le idee! Così, rendendomi conto del fatto che questo mese non riuscirò a fare coincidere le due cose, rinuncio a parlarvi dello spettacolo che tra poche ore andrò a vedere e approfitto invece di questo mio spazio per parlarvi del teatro per ragazzi, sentendomi anche un poco in colpa per aver trascurato questa offerta per tanto tempo.

In realtà, in passato sono stata un’assidua frequentatrice della rassegna per le famiglie, ma poi i miei figli sono cresciuti ed io ho smesso di seguire gli spettacoli pensati per il pubblico più giovane. Però, detto tra di noi, a volte ne sento la mancanza e ora voglio spiegarvi il perché.

Gli antichi attribuirono al teatro una funzione educativa: il greco Samosata disse che i bambini dovevano godere di questa forma di arte capace di rendere migliori le persone, anzi erano loro, gli adulti di domani, i primi a dover essere plasmati dalla cultura, anche quella teatrale.

Questa idea del bambino visto semplicemente come un metallo grezzo da forgiare durò per secoli e secoli, ossia sino al 1800 d.c.. Da lì in poi le cose cambiarono gradualmente e i fanciulli non vennero più considerati come “creature imperfette”, persone che ancora non sono diventate ciò che devono, ma esseri speciali, con capacità e possibilità ormai perdute dagli adulti. Darwin per primo disse che una di queste capacità era quella di riuscire a vedere con gli occhi della fantasia realtà ormai impercepibili dall’adulto.

Io, che non sono nessuno mi fido di Darwin nonché dei pedagogisti, degli scrittori e degli artisti che come lui dissero e dicono che la fantasia dei bambini non vada imbrigliata ma lasciata libera di correre libera per vie e mondi fantastici. Penso non ci sia nulla di più adatto del teatro a valorizzare la capacità di fuggire “altrove”; il teatro, dove tutto è irreale, dove alberi, case, strade, e ogni cosa riprodotta sul palcoscenico è finta e l’immaginazione trova pane per i suoi denti. Secondo me, però, il teatro per ragazzi non nutre solamente la voglia di magico, di irreale, di storie fantastiche, ma offre anche un rilassante momento di svago per noi adulti, sempre attaccati al qui e all’adesso, al mondo reale fatto di concreti problemi.

Tra l’altro, almeno per quanto riguardo l’offerta dell’Asioli, non si tratta mai di rappresentazioni “di serie B”, ma di qualità, ben strutturate sia da un punto di vista di sceneggiatura che di scenografia, in grado di catturare chiunque. E ricordate quello che vi dico ora: se terminato lo spettacolo decidere di prendervi un po’ di tempo per parlare con i bambini di quanto è stato messo in scena, scoprirete quante sono le cose che loro hanno la capacità di vedere e che sono invece precluse ai nostri occhi di adulti, e appesi alla loro mano continuerete a viaggiare e approderete in luoghi che, da soli, mai riuscireste a frequentare!

 

La rassegna per ragazzi dell’Asioli prenderà il via a gennaio.
Al momento non mi è possibile dirvi i né di quanti spettacoli si tratterà né i loro titoli; nelle stagioni precedenti in genere la rassegna prevedeva 6/7 rappresentazioni, per ognuna delle quali veniva specificata l’età del pubblico al quale si rivolgevano. Come per il teatro per adulti è sempre stato possibile comperare i biglietti per le singole date o fare l’abbonamento per tutta la rassegna.
Rimante connessi al sito dell’Asioli per avere informazioni su date e titoli.

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