Piccoli cuochi crescono

Masterchef contagia anche Correggio, boom di iscritti all’alberghiero del convitto

In vetta allo share del piccolo schermo ci sono loro: gli chef.

La diffusione di trasmissioni che decantano le loro virtù è ormai vertiginosa.
Cadono vittima del bombardamento mediatico – gastronomico anche le giovani spose che credevano di saper cucinare.
La mamma aveva loro tramandato i piatti principali della tradizione locale… e pensavano fosse già una dote da incorniciare.
E invece, maledetta l’audience, si sono ritrovate a fare i conti già nel tavolo di casa con pretese da guida Michelin: pomodori confit, aspic di polipo e altre sfiziosità da professionismo gourmet.

Così, nella vita di coppia, un “impiattamento” infelice può provocare la prima classica crisi di nervi.

E i giovani? Come reagiscono a questa invasione di “superstellati cuochi”, sempre sul “red carpet” delle passerelle mondane e onni-video-presenti a tutte le ore?

La popolarità di questi nuovi guru tanto gettonati, ha influenzato le loro scelte di studio o di lavoro?

Eccoci qui, a colloquio con il professor Carmine Pellone, che da cinque anni insegna tecnica e pratica gastronomica presso la Scuola professionale ad indirizzo alberghiero del Convitto Rinaldo Corso di Correggio: «Negli ultimi anni abbiamo avuto un netto incremento degli iscritti ai nostri corsi: sono passati da 92 a 129 negli ultimi tre anni, con un incremento del 35%.
Non c’è dubbio che parecchi di loro siano stati attratti dall’immagine abbastanza distorta della professione enogastronomica proiettata dalla TV» dice.

 

Perché distorta?
«Ma perché non mostra la realtà quotidiana; che cosa vuol dire, cioè, fare il cuoco in ristoranti, alberghi, mense aziendali.
Ci sono tante facce del mestiere, tutte accumunate però da sacrificio, fatica, orari difficili.
Certo, poi, se volontà, bravura, passione hanno la meglio, anche il successo arriva».

E quando si manifesta il cosiddetto “disincanto” degli allievi, con la presa di coscienza delle difficoltà?
«Generalmente dopo il 3° anno, quando cominciano gli stage e ci si scontra con la durezza della vita di cucina: pentole da lavare, regole igienico sanitarie da rispettare, orari non programmabili.
Alcuni non iniziano nemmeno a lavorare nel settore per il quale hanno studiato, altri abbandonano addirittura», conclude il professor Pellone, che, senza voler fare il guastafeste, ricorda come, anche in cucina, la realtà può essere… cruda.
Mentre giro nel laboratorio capto, dalle scarne confidenze degli allievi al lavoro, che quelle trasmissioni hanno influenzato le loro scelte di studio per le superiori e che i grandi chef sono uno stimolo positivo per il traguardo da raggiungere.
Anche i ragazzi delle medie inferiori, oggi qui in visita di studio, confessano che la serie “junior” di queste trasmissioni è seguita più dei cartoni animati e sanno a memoria tanti nomi di chef con tanto di preferiti.

Ci fermiamo qui a questa prima infarinatura dell’effetto “masterchef” a Correggio. Una cosa comunque si può dire: la tv condiziona ancora tanto la nostra vita quotidiana.

Viene in mente la TV educativa di “non è mai troppo tardi” del maestro Manzi che alfabetizzò tanti cittadini alla lingua italiana, negli anni sessanta. Speriamo che l’odierno “non è mai troppo cotto” possa insegnare, con parola di chef, a mangiare meglio ed a seguire le buone ricette di una vita sana e rispettosa dell’ambiente e del prossimo.

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