Per l’acqua la rete più preziosa

Ferretti di Ireti (gruppo Iren): così la teniamo in forma

L’Interminabile siccità che ha caratterizzato questo caldissimo 2022 ci sta facendo seriamente riflettere sul problema della disponibilità di acqua, anche potabile. Per fare il punto della situazione, capire meglio le eventuali problematiche che potrebbero sorgere e prepararci a quanto potrebbe riservarci il futuro abbiamo interpellato l’Ing. Federico Ferretti, responsabile potabili di IRETI, la società del gruppo IREN che gestisce il Ciclo Idrico Integrato su tutti i Comuni della Provincia di Reggio Emilia (ad eccezione di Toano).

Ferretti ci ha spiegato che il sistema idrico in Provincia di Reggio Emilia è caratterizzato da trentuno acquedotti, intendendo per acquedotto il complesso di opere necessarie per la captazione, il trasporto, l’accumulo e la distribuzione dell’acqua per usi pubblici, privati, industriali. Dodici di questi si trovano in pianura-collina, diciannove di montagna: «una rete – specifica Ferretti – che – distribuisce acqua potabile a quasi cinquecentomila abitanti».

Gli acquedotti della fascia pianeggiante e collinare servono oltre il 90% della popolazione e sono fortemente interconnessi tra loro. I principali sono quelli di Reggio Emilia capoluogo e quello di Roncocesi, che serve Correggio ed altri dieci Comuni della Bassa Reggiana per un totale di quasi 90.000 abitanti: preleva e distribuisce ogni anno circa otto milioni di metri cubi di acqua provenienti principalmente dal campo pozzi di Roncocesi. «Il volume di acqua prelevato a livello provinciale nel 2021- entra nel dettaglio Ferretti – si attesta a circa quarantacinque milioni di metri cubi, in diminuzione del 2% rispetto all’anno precedente. L’87% dell’acqua distribuita viene attinta dalle falde, vale a dire da pozzi, mentre il rimanente proviene da sorgenti o acque superficiali. Grazie ai continui interventi di miglioramento della rete, il prelievo annuo attuale è di cinque milioni di metri cubi ed è inferiore a quello che si registrava vent’anni or sono, quando la popolazione residente era peraltro di molto inferiore».

Relativamente agli eventuali sprechi, Ferretti preferisce parlare di rendimento che, grazie alla costante opera di efficientamento degli impianti ed agli importanti investimenti sul territorio, oggi si attesta al 78.2%. Vale a dire che le perdite sono solo il 21.8%, un valore d’eccellenza soprattutto se confrontato con il dato medio delle perdite a livello nazionale che è del 39%. 
«Le opere di miglioramento effettuate – puntualizza il responsabile di IRETI – hanno anche inciso positivamente sui consumi elettrici, attestatisi a ventidue milioni di kilowattora ed in costante diminuzione, grazie alle continue ottimizzazioni dei pompaggi e ben lontani dai trenta milioni che venivano consumati, a livello provinciale, nei primi degli anni 2000». 
Un 27% di riduzione dell’energia utilizzata rispetto a vent’anni fa.

Relativamente al livello qualitativo dell’acqua distribuita dagli acquedotti reggiani va sottolineato come questa sia pienamente conforme ai parametri previsti per le acque destinate al consumo umano e, pertanto, non ha nessuna controindicazione. «L’acqua distribuita – puntualizza Ferretti – è buona, sicura e controllata costantemente da analisi che vengono effettuate regolarmente ed in numero molto maggiore rispetto a quanto previsto dalla legge; i valori sono anche consultabili on-line accedendo al sito www.irenacqua.it».

Un argomento, quello della qualità delle acque e dell’apprezzamento da parte di cittadini, che porta inevitabilmente a parlare dei distributori pubblici di acqua potabile. Dal 2009 ad oggi sono stati installati quarantacinque distributori “Acquapubblica” su tutto il territorio provinciale di competenza IRETI, che distribuiscono gratuitamente alla popolazione acqua naturale, refrigerata e frizzante senza alcun trattamento aggiuntivo rispetto all’acqua dell’acquedotto (anche se talvolta qualche cittadino crede che sia trattata in modo differente).

Il servizio è molto apprezzato dai cittadini reggiani ed i numeri illustrati da Ferretti lo dimostrano: nei distributori di tutta la provincia sono stati erogati nel tempo 242 milioni di litri che hanno permesso di risparmiare 162 milioni di bottiglie di plastica della capacità di un litro e mezzo, equivalenti a 5.700 tonnellate di polietilene, 10.800 tonnellate di petrolio e di 14.800 tonnellate di CO2 non emessa.

Oggi ogni giorno a livello provinciale vengono distribuiti circa 67.500 litri di acqua che determinano un risparmio di 45.000 bottiglie di plastica da 1,5 litri che non finiscono fra i rifiuti plastici. Il distributore di Correggio per esempio, inaugurato nel 2010, ad oggi ha erogato 9,9 milioni di litri d’acqua ed ha permesso di risparmiare 6,5 milioni di bottiglie di plastica, ovvero 230 tonnellate di polietilene, 438 tonnellate di petrolio e 600 tonnellate di CO2 non emessa.

Ovviamente questo è l’aspetto contabilizzabile legato alla presenza di questi distributori che tuttavia, promuovendo l’utilizzo dell’acqua del rubinetto, indurrà sicuramente i cittadini a bere di più anche dal rubinetto di casa incrementando ulteriormente, in questo caso l’incidenza non è rilevabile, il risparmio di plastica, petrolio ed immissioni di anidride carbonica in atmosfera.

Relativamente alle condizioni di siccità di quest’anno Ferretti ci spiega: «a causa della scarsità delle precipitazioni, i livelli delle falde acquifere sono attualmente in calo rispetto alle annate precedenti e sono confrontabili con quelli registrati durante la siccità del 2017. Tuttavia i pozzi non hanno evidenziato diminuzioni eccessive di portata e non tutte le captazioni sono, per ora, utilizzate alla massima potenzialità. Anche le portate delle sorgenti sono in diminuzione, ma la numerosità e la potenzialità delle fonti permettono di assicurare la regolare distribuzione». Da parte di IRETI ovviamente è in atto un attento e pressante controllo sia delle fonti che delle quantità di acqua immessa nella rete, a mezzo di centinaia di misuratori di portata, che ha lo scopo di prevenire eventuali problemi. A questo proposito è il caso di ricordare che la rete provinciale è stata suddivisa in quattrocento distretti, vale a dire porzioni di acquedotto, che, unico caso in Italia, vengono monitorati ventiquattr’ore su ventiquattro.

La nota più dolente relativa ai nostri acquedotti resta quelle del prossimo impatto dell’aumento del costo dell’energia sulle bollette. «Com’è stato evidenziato – conclude Ferretti – la maggior parte dell’acqua che serve le reti viene prelevata dalla falda tramite elettropompe. Il maggior costo dell’energia elettrica di questi ultimi tempi si rifletterà sicuramente su aumenti della bolletta dell’acqua che il gestore cercherà di contenere spingendo ancor di più sulla diminuzione delle dispersioni idriche. Le dispersioni idriche, infatti, sono anche dispersioni “energetiche” ed ad ogni metro cubo di acqua corrisponde circa un mezzo kilowattora di energia impiegata per inviarlo dalle falde acquifere alle case dei cittadini».

 

UN SERVIZIO VITALE PER DARCELA DA BERE

La rete acquedottistica della nostra provincia è qualcosa di molto complesso: basti pensare che è estesa a quasi cinquemila chilometri (4.350 chilometri di reti di distribuzione e quasi 650 di reti adduttrici); i singoli acquedotti sono tra loro interconnessi, riducendone la vulnerabilità in occasione di eventi critici come guasti o calo di potenzialità delle fonti. Il Comune di Correggio è servito dalla dorsale di adduzione che parte da Roncocesi ed arriva a servire i serbatoi pensili cittadini, le classiche torri dell’acqua che spesso vengono chiamate impropriamente acquedotti. Dai serbatoi parte poi la rete di distribuzione, che si sviluppa per oltre duecento chilometri a servire capoluogo e frazioni. Reti che oggi sono per il 65% costituite da materiale plastico, vale a dire polietilene o PVC, ed hanno una età media di cinque-sei lustri. Il tasso di rottura delle condotte locali, se confrontato ad altre realtà nazionali, è contenuto, pur se comunque significativo visto che le squadre operative di IRETI sono impegnate su Correggio per centinaia di interventi di riparazione ogni anno, perlopiù concentrate nei mesi estivi.

Ogni anno vengono effettuati decine di milioni di euro di investimenti sugli impianti e sulle reti di acquedotto per mantenerne l’efficienza, per garantire la qualità d’acqua erogata, per ridurre le perdite, per aumentare i monitoraggi e per diminuire i consumi energetici. Nel 2021 sono stati investiti sugli acquedotti reggiani più di venti milioni di euro: fra le varie opere spicca quella di interconnessione tra gli acquedotti di Roncocesi e Reggio, quasi terminata, e la crescita della sostituzione delle reti da rinnovare. Il capitolo di rinnovo delle reti è sicuramente uno dei principali su cui si investe di più ogni anno.

«Spesso ci si dimentica – specifica Ferretti – che il Ciclo Idrico Integrato comprende anche la gestione di Fognatura e Depurazione delle acque. IRETI si occupa anche di questo. In periodi siccitosi come questo, l’attività di depurazione affinata delle acque che IRETI è in grado di effettuare presso il principale impianto provinciale di Mancasale consente di riutilizzare ai fini irrigui ben sei milioni di metri cubi all’anno, che diversamente sarebbero dovuti provenire dal fiume Po tramite pompaggi verso i canali di bonifica».

 

LA BONIFICA DISMETTE LE VECCHIE CANALETTE

La Bonifica dismette le vecchie canalette

Per l’agricoltura correggese una stagione irrigua difficile, incerta e parsimoniosa pare avviata al termine. Nonostante le temute restrizioni circa la disponibilità idrica dal Po, il fiume dal quale viene fatta risalire la quasi totalità dell’acqua per l’irrigazione della nostre pianura, tutti sono riusciti ad irrigare. Certo, gli sforzi da parte del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ci sono stati ma l’utente finale, l’agricoltore, li ha avvertiti soltanto di riflesso. Una dimostrazione di efficienza di un ente che da sempre è fondamentale per il nostro territorio e per la nostra agricoltura, nei confronti dei quali non solo svolge il servizio irriguo ma anche quello di sgrondo delle acque nei periodi piovosi. Tanti fossati che delimitano le nostre campagne in effetti hanno una duplice funzione: irrigua d’estate e di sgrondo d’inverno. Per questo motivo il loro stato di manutenzione è fondamentale soprattutto al verificarsi di eventi temporaleschi con precipitazioni copiose, concentrate in poche ore. Per il servizio irriguo poi esistono dei fossati dedicati, che hanno il solo compito di trasportare le acque irrigue nel periodo estivo. Una sessantina d’anni fa questi hanno anche ispirato la messa in opera delle classiche canalette in cemento soprelevate, una sorta di binario costituito da manufatti in cemento, che attraversavano le aziende servendole di acqua irrigua. Allora si pensava che questa potesse essere la soluzione ideale a risolvere tanti problemi, compresi quelli della manutenzione. Poi il tempo ha evidenziato che le peculiarità non erano esclusivamente positive, fino ad arrivare a comprendere che oggi anche le canalette hanno fatto il loro tempo. D’altronde, al di là dell’aspetto estetico, e dell’ingombro non certo irrilevante, soprattutto rispetto ad una agricoltura sempre più intensamente meccanizzata, le manutenzioni sono comunque necessarie sia come riparazioni che per quanto concerne gli sfalci sotto la canaletta stessa. L’obsolescenza di questi manufatti nel tempo ha gradualmente aggravato il problema della dispersione d’acqua, che contrasta nettamente con i principi di una corretta gestione della risorsa idrica. Questo ha ispirato una soluzione alternativa che è stata realizzata proprio in un’area del territorio correggese e che è stata utilizzata per la prima volta quest’estate. Su di un lungo tratto in zona Canolo, il condotto denominato “Fornacelle”, ha visto l’eliminazione delle canalette fuori terra e l’interramento di una grande condotta in PVC, con prese idriche alle quali le singole aziende potranno collegarsi per l’irrigazione. Il risultato al momento pare straordinario, anche in considerazione del fatto che la servitù che si va a creare a carico delle aziende è la stessa ma l’ingombro fisico dell’opera è del tutto irrilevante. Il risultato è gratificante anche sotto l’aspetto paesaggistico e le perdite sono praticamente azzerate, anche quelle per evaporazione: dal punto di vista della fornitura idrica la resa è salvaguardata e migliorata nella praticità di utilizzo. Per le aziende servite da questo condotto, oggi basta collegare un tubo alla presa idrica ed aprire un rubinetto. Il collaudo di quest’estate è stato positivo e gli agricoltori che hanno avuto l’onore di poterlo utilizzare sono tutti rimasti pienamente soddisfatti. I tempi dunque stanno cambiando… e non sempre in negativo!

 

AL VIA UN NUOVO CONDOTTO

Il cosiddetto “tombamento del Canale Fornacelle”, per usare i termini tecnici del Consorzio di Bonifica, fa parte di un progetto del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale che per questa opera ha investito 3,3 milioni di euro. L’intervento consiste nell’eliminazione delle canalette su di un tratto di circa dieci chilometri, di cui 4,8 rappresentati dalla cosiddetta asta principale ed i restanti da tutte le sue diramazioni. Un condotto che serve circa seicento ettari di terreno, duecento dei quali sono irrigati con regolarità.

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