Parola d’ordine: “elettrificare”

In fatto di energie rinnovabili, ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo, nelle possibilità e per le opportunità che gli appartengono. L’Unione Europea e i suoi stati membri si sono posti l’obiettivo – da raggiungere entro il 2030 – di produrre e utilizzare il 45% di energia rinnovabile rispetto al totale dell’energia necessaria. Da questo punto di vista, i dati recenti sono confortanti: già oggi, in Europa, oltre il 40% dell’energia elettrica consumata proviene da fonti rinnovabili; in Italia, questa quota rappresenta il 41,5% (il 25% di questa è “autoconsumo”, vale a dire usata da chi la produce).  Il gas resta invece stabile al 45%. Una scelta importante per ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali. Ma non solo: la transizione verso fonti più pulite permette di ridurre le emissioni di gas serra, con un notevole impatto positivo nei confronti dell’inquinamento e del cambiamento climatico in atto sul Pianeta.

Su questa materia esistono già diverse esperienze, come fotovoltaico e motorizzazioni elettriche; ma anche altrettante incertezze, soprattutto legate alle visioni di lungo periodo, che tuttavia devono in qualche modo essere vinte. Per capire meglio tutto questo, possiamo partire da quelle valutazioni che sono supportate da adeguate considerazioni scientifiche. Una fonte a cui fare riferimento è il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), che da diverso tempo si sta adoperando a favore della sensibilizzazione dei cittadini proponendo preziose considerazioni di diverso tipo.

Una voce del Cnr che si è recentemente espressa sul tema con chiarezza è quella del ricercatore Nicola Armaroli. In un recente seminario, ha spiegato che le fonti fossili, oltre a essere inquinanti, hanno un’efficienza solo del 33%, dato che il 67% delle materie impiegate viene disperso sotto forma di calore. Per di più, nell’importazione di combustibili fossili l’Italia dipende da altri paesi. Significa che questo tipo di fonte energetica, una volta utilizzata, deve essere nuovamente acquistata, generando oneri di trasporto e variabilità di prezzi, se non addirittura speculazioni. Pensiamo per esempio al petrolio.

Secondo Armaroli, la soluzione del problema ambientale non va affidata ad altri: dobbiamo essere in grado di farcene carico direttamente, assumendocene la responsabilità. La parola d’ordine? “Elettrificazione”. Come ha spiegato l’esperto, una volta che il pannello fotovoltaico è acquistato, anche se è stato prodotto in Cina diventa nostro, così come tutti i telefoni che abbiamo in mano ogni giorno. Il pannello mantiene poi una sua efficienza energetica per molti anni. Alla fine del suo ciclo di vita utile, possiamo poi riciclarlo recuperando risorse (almeno il 75% è vetro), generando così un’economia circolare in netto contrasto con quella lineare delle fonti fossili. Stando alle stime più recenti, si prevede che nel 2027 il fotovoltaico sarà la soluzione energetica più installata al mondo, quando solo nel 2010 ancora quasi non lo si conosceva.  Il suo grande vantaggio consiste innanzitutto nell’efficienza, ma anche nell’assenza di usura, per il fatto che non ha organi in movimento.

In Italia, la produzione di energia elettrica da pannelli fotovoltaici nel 2023 è incrementata del 22% rispetto all’anno precedente. Oggi nel nostro Paese il 41,5% dell’energia elettrica proviene da fonte rinnovabile; di questa, il 12% da fotovoltaico.

Anche a livello mondiale, la produzione di energie rinnovabili è in crescita, mentre tutte le altre fonti energetiche sono in fase di stallo se non addirittura in calo di utilizzo, anche se non sono ancora definitivamente abbandonate. Il ricercatore del Cnr Armaroli vede positivamente anche il futuro delle auto elettriche. Queste, a parità di chilometri percorsi, consumano solo il 25% rispetto a quelle con motore tradizionale. Senza dimenticare che la benzina o il diesel emettono anidride carbonica in atmosfera, destinata a rimanerci per secoli. Le batterie, invece, oltre a essere ricaricabili permettono il recupero e il riciclo del litio che le costituisce. Su questo fronte esistono però ancora forti perplessità e contraddizioni. Tutti vogliamo la bicicletta elettrica a pedalata assistita e nelle aziende si usano con grande successo da oltre quarant’anni i carrelli elevatori elettrici, ma non riteniamo ancora sufficientemente affidabili le auto. Le quali auto, peraltro, sarebbe bene fossero utilitarie e non solo “transatlantici”, usati più per vanità che altro. Nel 2023, a livello mondiale, due macchine vendute su dieci erano elettriche (in Norvegia sono state nove su dieci!), mentre in Italia siamo fermi a meno di una su dieci.

Il CNR

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche è un ente pubblico di ricerca nazionale con competenze multidisciplinari, vigilato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Fondato nel 1923, il Cnr ha il compito di realizzare progetti di ricerca scientifica nei principali settori della conoscenza, applicandone i risultati per lo sviluppo del Paese. In questo l’ente promuove l’innovazione, l’internazionalizzazione del “sistema ricerca” e favorisce la competitività del sistema industriale italiano.

Le attività vengono svolte da circa 8.500 dipendenti operanti su tutto il territorio nazionale, di cui oltre 7.000 impegnati in ricerca e attività di supporto alla stessa. La rete scientifica è costituita da ottantotto Istituti di ricerca e da sette Dipartimenti per aree macro-tematiche. Un contributo importante arriva dalle collaborazioni, anche internazionali, con i ricercatori delle università e delle imprese. Il Cnr è il maggior ente non universitario coinvolto nei dottorati di ricerca degli atenei italiani, con l’obiettivo di contribuire all’alta formazione dei giovani mediante percorsi caratterizzati da altissimo profilo scientifico, innovazione e qualità della ricerca.

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