Ot eto… simindan, la misura giusta

Nella cultura popolare vengono utilizzati molti termini per definire una persona che dimostra scarsa intelligenza, che tiene comportamenti inusuali e sconvenienti, che dice cose insensate e prive di logica.

Semo, caioun, imbambi, stupid…

Vi sono poi anche espressioni che, con più acume e attraverso metafore, definiscono questa condizione, cercando di cogliere l’origine del disturbo

La vita delle persone è spesso segnata dall’incapacità di trovare una giusta misura nelle cose, nei comportamenti, nelle relazioni. A questo proposito viene citata la locuzione latina tratta dall’opera Satire di Quinto Orazio Flacco: Est modus in rebus, esiste una misura nelle cose. La giusta misura, tuttavia, non si può definire con parametri metrici o di peso, è il risultato di un’armonia, di un equilibrio e una capacità relazionale. Quando questa delicata saggezza, senno e buonsenso viene meno, si generano degli squilibri. Questa condizione può essere descritta come il risultato di un eccesso, di una deficienza o di un evento traumatico

Assenza

Alcune espressioni per mettere in evidenza l’inadeguatezza cognitiva e la stupidità utilizzano termini che esprimono mancanza, assenza.

A gh’manca un quelch Giuvede (venerde).
Gli manca un qualche Giovedì (un venerdì).

L’assenza di un giorno rappresenta la realtà di un’esperienza incompiuta. Allo stesso modo la mancanza di un famigliare viene utilizzata per esprimere un vuoto, una parte che se n’è andata.

Al gh’a mia tut i so a ca.
Non ha tutti i suoi familiari a casa.


Meccanismo inceppato

Alcune espressioni usano la metafora del meccanismo inceppato, come se il cervello fosse una macchina complessa composta da parti meccaniche.

Al gh’a quel ch’toca.
Ha qualche cosa che tocca (il movimento non è libero).

Al gh’a quel ch’trasa.
Ha un intralcio (il meccanismo non si muove regolarmente).

Al gh’a na quelch rudleina so ed post.
Ha qualche rotella che è uscita dall’ingranaggio.


Ritardi

In alcuni casi si pone l’accento sui ritardi di maturazione, di sviluppo, evolutivi.

L’è indre ed cotura.
È in ritardo di cottura (è ancora crudo, non è completata la preparazione).

L’è armes indre.
È rimasto attardato (non tiene il passo mentalmente).

An’gh’riva mia.
Non ci arriva (non ha sufficienti strumenti intellettivi).


Aspetto cromatico

A volte viene posto in rilievo l’aspetto cromatico.

L’è mia bel bianch.
Non è bello bianco.

L’è mia bel biond.
Non è biondo (è scuro?).

 

Eventi traumatici

Anche una botta in testa o l’eccessiva esposizione al sole vengono considerati causa di disfunzioni intellettive.

L’a ciape na bota in testa.
Ha preso un colpo in testa.

L’è armes ofes.
È rimasto offeso.

L’è caschè dal scranoun.
È caduto dal seggiolone.

L’a ciape un colp ed sol.
Ha preso un colpo di sole.

 

Eccessiva pesantezza

Nella cultura popolare, per esprimere l’inadeguatezza comportamentale, i modi impropri e la scempiaggine si usa spesso “l’accrescitivo” …oun.
E così: Luigi diventa Gigioun, Domenico / Mingoun, Sandro / Sandroun.

Allo stesso modo, con sfumature e significati leggermente differenti ma con la stessa finalità, si utilizza la storpiatura accrescitiva anche di altre parole: Bambasoun, Giandoun, Gnagnoun.

Tutti questi termini connotano i comportamenti stolti come una conseguenza di atteggiamenti esagerati, grevi ed eccessivi, che portano a reazioni incontrollate. In questi casi si supera la misura e si diventa “pesanti”.

 

Peso insufficiente

Alcuni modi di dire insistono sull’insufficienza corporea, sulla mancanza delle dotazioni fisiche, sulla penuria rispetto ad un’ipotetica misura minima necessaria per avere equilibrio mentale.

Ot eto.
Otto etti.

Lo si dice riferendosi ad una persona che si ritiene abbia un cervello o un coefficiente intellettivo insufficiente… che non arriva ad un chilogrammo, misura ideale dell’equilibrio. Spesso si accompagna la constatazione ad una raccomandazione: “metet na preda in saca… (mettiti una pietra in tasca)”. Il consiglio, che rimane sospeso, ha l’evidente finalità di aumentare il peso e far raggiungere gli standard di normalità.

Particolarmente efficace è anche l’espressione:

Simindan.
Stupidone.

Tradotto letteralmente significa: se me ne danno
Pare quasi un esplicito invito ad una donazione di senno di cui si avverte l’assenza.

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