Consorzi Lambrusco

Ora il Lambrusco è proprio unico

L’attesa fusione fra i consorzi di Reggio e Modena diventa realtà

Dal punto di vista viticolo la provincia di Reggio e quella di Modena sono talmente simili da potere essere definite gemelle, a partire dalla superficie complessiva coltivata a vigneto da ogni singola provincia, circa 8.000 ettari ognuna, fino ad arrivare alle varietà di Lambrusco coltivate. Molteplici sono anche i punti comuni legati sia alla tipologia dei terreni che alla tecnica colturale adottata; non da ultimo, negli ultimi anni diverse aziende Reggiane si sono ampliate in territorio modenese, Riunite con Civ per esempio, o viceversa, come nel caso della Cantina Sociale di Carpi con Rio Saliceto e Rolo, o Masone con Campogalliano. La produzione vitivinicola di entrambe le provincie è per oltre il 90% affidata a cantine sociali, che vantano spesso soci provenienti dal territorio limitrofo.

Con questi presupposti, oltre che in conseguenza ai recenti tentativi di usurpazione della denominazione “Lambrusco” da parte di paesi esteri (pensiamo al caso spagnolo), la distinzione locale fra due provincie produttivamente analoghe ha evidenziato i propri limiti, mettendo in luce al contempo le opportunità offerte da una comunione di intenti: questa porterebbe enormi benefici non solo sui fronti amministrativi, tecnici e direzionali ma soprattutto sulle strategie di promozione, sia nazionali che internazionali. E così, grazie alla caparbietà di coloro che hanno saputo vedere ben oltre il mero campanilismo, ha preso vita il progetto di unificazione, che si andrà ad ufficializzare nei prossimi giorni e che darà vita ad un consorzio che rappresenterà 1,3 milioni di quintali di uva. D’altro canto questa svolta era doverosa, visto che il Lambrusco è la tipologia di vino più venduta nella Grande distribuzione italiana. I Consorzi, presenti in tutto il panorama vitivinicolo nazionale, sono associazioni volontarie, riconosciute dal Ministero delle politiche agricole alimentari ai quali sono attribuite funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale delle Indicazioni Geografiche. Ad essi sono affidati gli importanti e delicati incarichi della gestione di marchi e contrassegni, come segni distintivi della conformità ai disciplinari di produzione delle DOP e IGP. Una materia complessa, spesso non pienamente nota ai consumatori e che sicuramente merita di fare un po’ di chiarezza.

Ne abbiamo parlato con Davide Frascari, presidente dell’attuale Consorzio Vini Reggiani oltre che di Emilia Wine, che in territorio correggese vanta due importanti stabilimenti, la Cantina Nuova Fosdondo e la Cantina di Prato: «L’obiettivo al quale sto lavorando da almeno 10 anni è ormai vicino. Il 28 settembre, presso le fiere di Modena, ci saranno le 3 assemblee plenarie. In gennaio è già fissata la data del Cda per nominare il nuovo consiglio di amministrazione e i vertici del nuovo Consorzio. I posti complessivi saranno 19 e il criterio della contribuzione sarà fondamentale nelle scelte, pur garantendo almeno 2 consiglieri alle piccole aziende. Secondo me questo progetto vale più delle cariche: i presidenti ruotano, le strutture rimangono. Stiamo dando vita al distretto del vino italiano più importante d’Italia dopo il Prosecco. Per me è un sogno che si avvera. L’attuale presidente del Consorzio di Modena, Claudio Biondi, è stato molto leale e lungimirante: è in buona parte merito suo se Modena ha cambiato idea rispetto alle sue precedenti posizioni, di questo gli darò sempre atto. A me farebbe piacere che lui fosse il presidente del nuovo consorzio, perché lo merita e perché rappresenta la più importante azienda del territorio, “Riunite & CIV”. Io devo continuare a lavorare per finire ciò che ora non è stato fatto».

Come si chiamerà il nuovo consorzio?
«Il nuovo consorzio si chiamerà “Consorzio Tutela del Lambrusco”. Qualcuno proponeva “Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena e Reggio”, ma sembrava riduttivo perché il Lambrusco siamo Noi. Reggio e Modena insieme producono il 90% per cento del lambrusco».

Cosa si intende per tutela dei vini?
«La tutela è la prima missione del Consorzio: significa proteggere, impedire ad altri di abusare del nome e di controllare che tutti gli utilizzatori della denominazione di origine rispettino il disciplinare di produzione, tramite un piano di verifiche deliberato dal Consorzio stesso ed approvato sia dal ministero delle politiche agricole che da una società terza (nel nostro caso è “Valoritalia”). Si tratta di regole scritte a garanzia del consumatore. Nel consorzio di tutela, devono essere rappresentate tutte le 3 fasi della filiera: produzione di uva, vinificazione ed imbottigliamento. Per il nostro territorio, dove le cantine cooperative raccolgono il 97% dell’uva, con apposita delega da parte dei viticoltori, vengono rappresentate in seno al Consorzio almeno due delle tre fasi».

Esiste anche un consorzio IGT?
«C’è anche il Consorzio Tutela Vini Emilia che territorialmente raccoglie la produzione IGT Emilia da Piacenza a Forlì. Lo si poteva inglobare in questo progetto di unificazione, però alcuni soci molto importanti hanno preferito attendere un perfezionamento dei disciplinari dell’Emilia IGP per poi affrontare la decisione in una fase successiva. Il Lambrusco la fa da padrona anche in questo Consorzio perché rappresenta oggi la più grande IGP Italiana per volumi. Resta un Consorzio da oltre un milione di quintali di uve ma anche quello nel quale dovranno avvenire i più importanti e discussi cambiamenti di disciplinare. L’IGP conta anche quattro soci esteri, una decina di grandi imbottigliatori cosiddetti di ‘fuori zona’ di produzione delle uve, perché se frizzantato in zona e non manipolato può essere imbottigliato ovunque in Europa. Questo consorzio gode dell’Erga Omnes, cioè può decidere e imporre le decisione anche ai non soci, avendo oltre il 65 per cento dell’uva e oltre il 50 per cento del vino imbottigliato prodotto da soci».

Nella scala di riferimento dei vini, ci sono quattro livelli:

  • I vini DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) che per ora non sono contemplati nel nostro territorio e che hanno rese per ettaro basse, controlli massicci nella filiera e l’obbligo nel momento dell’immissione in commercio della fascetta di stato, l’elemento di garanzia per il consumatore.
  • I vini DOC o DOP, (Denominazione di Origine Controllata, come si diceva un tempo, o Denominazione di Origine Protetta, come si dice oggi) i due termini sono equivalenti. Nel distretto del Lambrusco rappresentano circa il 50 per cento del totale di uva, corrispondente a circa 50 milioni di bottiglie: il 40% sono prodotte a Modena ed il 10% a Reggio. Le rese per ettaro in questo caso vanno dai 150 q.li ad ettaro della denominazione “Colli di Scandiano e Canossa” ai 180 q.li per quasi tutte le altre; solo il “Salamino Santa Croce” raggiunge i 190 q.li ad ettaro. Per tutte le denominazioni è prevista una tolleranza produttiva in eccesso del 20%, che però dovrà essere a denominazione IGP. La resa in vinificazione per questa tipologia di vini è al massimo del 70% ed è previsto che i vini siano sottoposti ad una degustazione da parte di una commissione prima della loro immissione in commercio. É facoltà dell’azienda produttrice applicare un bollino consortile a supporto del consumatore.
  • I vini IGP, il che significa Indicazione Geografica Protetta, è la denominazione che rappresenta il grosso della commercializzazione del Lambrusco nel mondo con circa 150 milioni di bottiglie, vale a dire tre volte il quantitativo dei vini DOP. Hanno una resa di uva ad ettaro di 290 quintali per ettaro e per questi non è prevista tolleranza. La produzione di questi vini però può prevedere il “taglio” migliorativo con un 15% di altri vini, anche non a denominazione. La resa in vinificazione è più alta e non è richiesta l’idoneità da parte di una commissione di degustazione per la loro immissione in commercio
  • Il vino da Tavola è un vino generico, la cui produzione non viene comunicata e che non ha rese limitative legate alla superficie coltivata. Non ha un controllo della tracciabilità in filiera anche se deve comunque rispondere ai requisiti di legge previsti per le bevande.

Claudio Corradi

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