Ora e sempre resilienza

Sia la virtù per superare le nostre fragilità

Dal Dizionario Treccani: resiliènza s. f. [der. di resiliente].

  1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto: prova di r.; valore di r., il cui inverso è l’indice di fragilità.
  2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale.
  3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.

 

De Mauro-Paravia: In psicologia, la resilienza è la capacità di un individuo di fronteggiare eventuali avversità o eventi traumatici, senza perdersi d’animo. Sinonimo di elasticità e mobilità. La reazione della persona resiliente è quella di riorganizzare la propria vita positivamente, al fine di ricostruirsi, ferma restando la possibilità di restare sensibile alle opportunità positive offerte dalla vita.

 

In sintesi, le persone resilienti riescono, nonostante tutto, a fronteggiare le difficoltà efficacemente, dando una svolta alla propria esistenza, fino a raggiungere traguardi importanti. É almeno dalla crisi economica del 2008 che escono “manuali” per indicare un percorso, spesso in “10 Passi”, a chi ha perso il lavoro o si è ammalato, a chi non ha un reddito sufficiente o a chi ha proprio perso tutto, per non mollare, per uscire vittoriosi. Se applichiamo questo consiglio alla situazione che stiamo vivendo, chiusi in casa più o meno in tutto il mondo, in attesa che la pandemia da Covid-19 si attenui e poi scompaia, possiamo sentirci in vari modi: possiamo sentirci spaventati e impotenti, perché la richiesta è troppo elevata, perché siamo costretti a reagire a un evento che non è dipeso da noi; sentiamo che non tutti possiamo essere eroi.

Eroe, invece, è una delle parole che sentiamo più spesso: eroi i medici, gli infermieri, i volontari, noi stessi, che abbiamo smesso di fare la vita di prima. Proprio la vita di prima era diventata una corsa a ostacoli per molti, una scalata al successo per tanti, e di questo tipo di vita diceva Paolo Crepet: “..non sono ammesse defallance, essere resilienti sembra voler dire essere sempre vincenti, sicuri e, ottimisti. Forse anche un po’ superficiali perché l’incertezza e il dubbio del presente sembrano essere banditi”.  Ligabue cantava: “Tutti vogliono viaggiare in prima”.

La parola resilienza era stata inghiottita dalla parola “ottimismo”, da “io penso positivo.” Pochi che ce la facevano, mentre una massa indistinta di persone in difficoltà veniva accusata di non essersi impegnata abbastanza (ricordiamo bene che fine hanno fatto i quartieri degradati di New Orleans dopo l’uragano Katrina, o la nostra sorella Grecia). Ecco che oggi ci sale la consapevolezza che niente sarà più come prima, e allora si scrive sui cartelli che tutto andrà bene, che ce la faremo, per darci coraggio e dare speranza ai bambini.

Viene il dubbio che la resilienza sia un mito e che la realtà sia invece l’alto indice di fragilità dell’essere umano davanti a un disastro di dimensioni globali.

Allora, dice Crepet: “partiamo dalla fragilità, cambiamo prospettiva”. “Partiamo dai deboli”, dice il Papa. É una rivoluzione a cui non dobbiamo resistere, perché nell’esistenza i cambiamenti sono necessari e spesso anche benefici. E chi è resiliente aiuti chi non lo è.

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