Non si vive di sola didattica

Non si vive di sola didattica

Scuola 2020, parlano gli studenti

Pesante, stressante, demoralizzante. Ho chiesto a una ragazza all’ultimo anno di liceo di descrivermi in tre parole il suo 2020, ci ha pensato un po’ e ha detto quelle tre. Pesante, stressante, demoralizzante. Certo, le cause le possiamo immaginare: stare lontani dai compagni, passare tutto il giorno davanti al computer, la continua incertezza non solo per i prossimi mesi, ma perfino per le prossime settimane e i prossimi giorni. Si andrà a scuola? Ci si tornerà entro giugno? E l’università come la si sceglierà? Magari in tanti sceglieranno di non andarci. Oppure decideranno di non trasferirsi dopo il diploma, di annullare alcuni dei progetti che avevano per il loro futuro. Non è fantasia: è la realtà che ha assorbito gli studenti in questi ultimi mesi. Si parla tanto di scuola, entrate scaglionate, banchi a rotelle, didattica a distanza; ma ci si dimentica spesso che ciò che anima la scuola non è quello. Alzi la mano chi si ricorda di più le cose che ha studiato rispetto alle esperienze che ha vissuto, in quegli anni di scuola. Alle persone che ha conosciuto. Ai piccoli riti della mattina, le chiacchiere con i compagni, il suono della campana all’intervallo e gli assurdi progetti per il futuro. È dentro a tutto questo che sta la scuola. Potrebbe anche essere scontato, ma a furia di passare il tempo a definire le distanze tra i banchi e quelle dagli schermi, rischiamo di dimenticarci del resto. La scuola non è solo la didattica. Quelle quattro mura con classi strapiene di assonnati studenti e temuti professori sono il primo e più importante tassello della crescita di tutti noi. Crescita che non passa solo attraverso le materie, ma attraverso le persone e le esperienze che incontriamo, proprio lì, a scuola.

Qui sotto trovate un’insieme di testimonianze di studenti dell’ultimo anno del liceo Corso. A tutti ho chiesto di raccontarmi com’era andato questo 2020. Nessuno di loro ha parlato dei problemi con la webcam, della facilità di potersi registrare le lezioni per riguardarle, delle mille cose che si riescono a fare in più con il tempo risparmiato dal tragitto per andare e tornare da scuola. No. Tutti quanti hanno avuto l’urgenza di raccontare l’aspetto “umano”, chiamandolo chi in un modo e chi in un altro, ma trovando lì il fulcro di tutto il discorso. Perché, pur essendo giusta e condivisibile agli occhi di tutti loro la necessità di chiudere le scuole e attivare la didattica a distanza, è necessario ricordarsi che cosa stiamo e stanno perdendo. Salvare la didattica non significa salvare la scuola, e nei prossimi mesi non potremo permetterci di dimenticarlo.

Anna, 5BL

Ho vissuto male la prima quarantena, per me è stata orribile. Il fatto di stare chiusa in casa tre mesi è stato molto pesante e durante le lezioni perdevo completamente la concentrazione. Ci sono stati  anche momenti di crisi, non sapevo da che parte prenderla. L’unica cosa che potevo fare era studiare, ma ovviamente non potevo mettermi a farlo dalla mattina alla sera. Avendo anche degli impegni fuori dalla scuola che sono stati cancellati, mi sono un po’ abbattuta.

Giorgia, 5AL

Fino a marzo, io ero nel mio viaggio studio negli Stati Uniti, nell’Illinois. Sono dovuta tornare in fretta e furia quando qua era già iniziato il lockdown: ho vissuto aprile e maggio in Italia seguendo le lezioni degli Stati Uniti a distanza. Tornare a casa è stato traumatico: è stato come sparire. Dover lasciare tutta la vita che stavo costruendo là è stato perfino peggio di quando ero partita qualche mese prima dall’Italia. So di non aver vissuto certe parti molto importanti della mia esperienza.

Gabriele, 5BCL

Mi sono ritrovato a studiare più durante la quarantena della primavera che quanto abbia mai fatto prima. È diventato un “fai cinque ore filate davanti al computer, un giorno pure sei, poi al pomeriggio altre otto ore a studiare sempre sul computer o sui libri”; ne uscivo stressato e vai avanti a oltranza, arrivavo a sera arrabbiato e mi è venuta pure un’irritazione agli occhi. Alla fine della prima quarantena che ero stressatissimo: l’ultimo giorno di scuola non mi sono nemmeno collegato.

Armando, 5Barticolata

Andare a scuola è un’emozione che vivi solo in questi anni, quelli in cui ti stai costruendo un futuro. Non ha assolutamente prezzo il fatto di essere in presenza, ed è una cosa che nel quotidiano non riuscivamo ad apprezzare appieno. Ora ci stiamo proprio rendendo conto delle cose che ogni giorno ci vengono a mancare: la didattica a distanza non è un’alternativa, non è paragonabile a quella in presenza, neanche dal punto di vista umano.

Aria, 5Bcl

A settembre ero felicissima: non ho mai desiderato così tanto tornare a scuola, nonostante sapessi di dover affrontare la quinta e la maturità: riprendevo in mano la mia vita normale, la quotidianità, le persone a scuola. Poi di nuovo il crollo totale, adesso la sto vivendo abbastanza male.

I professori cercano di venirci incontro a livello umano, magari a volte ci lasciano prima dalle lezioni per staccare un po’ dal computer. Penso che la didattica a distanza sia deleteria sia per noi che per gli insegnanti. Ci sono cose che non passano attraverso uno schermo: la didattica ha bisogno del confronto umano, e quello non potrà mai essere sostituito.

Sabrina, 5BL

La prospettiva di passare l’inverno che viene in casa non mi piace. La sto vivendo peggio adesso, rispetto alla primavera. Penso che qualcosa venga perso a fare la scuola con queste modalità: non si tratta solo dello studio, ma del livello umano. Eravamo una scuola molto unita e non potendo più vederci dal vivo, penso che si perda molto. Non possiamo più essere la scuola che eravamo un tempo. Tutto questo avrà ripercussioni sul futuro.

Anna, 5BL

L’anno scorso sapevamo che saremmo stati tutti promossi e non sapevamo ancora quanto tempo saremmo rimasti in casa: era una cosa molto demotivante e deprimente. Adesso, il clima generale è che non ne possiamo più: quasi tutti nella mia classe non capiscono molto cosa stiamo facendo, non hanno la motivazione.

E poi c’è l’università: andare a visitare le università è quasi impensabile e scegliere così da lontano è un azzardo. Io mi ricordo quando scelsi il liceo, per me è stato fondamentale anche solo vederne la sede. Non ho mai ben saputo cosa fare il prossimo anno, è una scelta difficile e così non ho nessun riferimento.

Giulia, 5ACL

L’unico aspetto positivo che riesco a trovare in questa situazione è che, abitando abbastanza lontano, non devo prendere i mezzi. Prima facevo un tragitto di cinquanta minuti. Nient’altro di buono all’orizzonte.

Di lati negativi, invece, ne vedo tanti: quello principale è la totale alienazione dalla vita scolastica che ha sempre caratterizzato gli anni del liceo. Sono in quinta e sosterrò l’esame: ne va molto della responsabilità di ognuno, o segui o non segui, è come all’università. Non hai i professori fisicamente presenti che ti seguono e richiamano.

Sul lungo termine tutto questo sarà deleterio e sicuramente ne risentiremo. Al di là dell’aspetto didattico in sé, secondo me la parte che ne soffrirà di più sarà quella del rapporto umano e delle relazioni sociali, più che la parte didattica, che secondo me si potrà recuperare. Se le cose dovessero dilungarsi e un ragazzo che adesso è in seconda dovesse fare altri due anni così, avrebbe perso l’adolescenza. Le esperienze che riguardano la scuola fanno parte di quest’età, ne sono parte integrante e non si possono ripetere. Non si potranno recuperare.

Giacomo Bigliardi

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