Non è stata la solita vendemmia

Altissima la qualità, ma il vigneto ha altri problemi

La vendemmia da poco conclusa si è rivelata migliore rispetto ad ogni ottimistica attesa. Le rese quantitative sono state tutto sommato soddisfacenti, pur se non eccelse, con una qualità sicuramente al di sopra della media. L’andamento stagionale particolarmente caldo e siccitoso ha mantenuto in apprensione i viticoltori fino all’ultimo giorno, con un alto il livello di preoccupazione circa la risposta produttiva dei vigneti. Da un lato le irrigazioni hanno coadiuvato la più importante coltura del territorio correggese, dall’altro però nulla potevano contro un caldo che a più riprese si è rivelato paralizzante per l’attività vegetativa. Le piante hanno trovato refrigerio solo nei tardivi temporali di fine agosto, con particolare riferimento ai provvidenziali cento millimetri di pioggia caduti fra il 17 ed il 19 agosto. Da alcuni anni le anomalie climatiche si susseguono stagione dopo stagione ed anche quest’anno hanno influito sugli esiti della produzione, che si è rivelata comunque accettabile.

I risultati non hanno convinto pienamente i viticoltori, che da questa particolare vendemmia escono con più dubbi che certezze, soprattutto in relazione alle condizioni di mercato ed alla condizione fitosanitaria dei vigneti.

La produzione enologica reggiana, pur se di qualità eccellente, dovrà fare i conti con un mercato difficile, imprevedibile ed intriso di contraddizioni. Da un lato preoccupano le giacenze di vino della passata vendemmia, non ancora ritirate in virtù di un mercato incerto e non particolarmente vivace; dall’altro preoccupa anche l’evoluzione di una domanda che dovrà esprimersi in una difficile situazione economica per le famiglie italiane (e non solo). D’altro canto il vino non è un prodotto di prima necessità e potrebbe perciò subire un calo dei consumi, indipendentemente dalla fascia di prezzo di appartenenza. A favore di un mercato che si spera possa comunque essere accettabile giocano la riduzione delle produzioni della Spagna e di altri importanti paesi produttori di uva, che potrebbero trovarsi nella condizione di dovere acquistare.

Al di là delle rese produttive e delle condizioni di mercato, che sono state spesso incerte ed altalenanti, quello che maggiormente preoccupa oggi i conferitori è il futuro dei vigneti, in funzione della drammatica situazione fitosanitaria degli stessi. In questi ultimi anni si è particolarmente aggravata la presenza di Flavescenza dorata e Legno nero, due fitoplasmi che colpiscono le viti provocando vistosi arrossamenti, perdite di produzione e lignificazioni anomale, fino ad arrivare a provocare la morte dei ceppi. Il parassita purtroppo si trasmette attraverso particolari insetti vettori che lo trasportano da una pianta malata ad una sana, infettandola. L’unico strumento di difesa al momento pare essere quello di limitare la presenza di insetti vettori in campo ed eliminare le piante con manifesti sintomi, che potrebbero essere origine di ulteriori infezioni. Una sorta di Covid vegetale, che anche in questo caso si combatte con diligente attenzione e prevenzione. L’impegno dei viticoltori deve essere quello di estirpare il più rapidamente possibile tutte le piante sintomatiche, per azzerare il potenziale di inoculo in campo. Un’operazione che comporterà gravi danni economici ai vigneti, sia per gli oneri diretti, derivanti dalle operazioni di estirpo e rimpiazzo, che conseguenti alla perdita di produzione: questa, ad ogni modo, ci sarebbe anche in assenza di estirpo, visto che le piante colpite non producono e forse già quest’anno hanno evidenziato un’entità del danno mediamente stimata del 10% a livello provinciale.

 

 

BOX

Le nostre uve confermano il primato produttivo del correggese

L’annata può essere definita pienamente soddisfacente nella resa qualitativa delle uve, con un tenore zuccherino elevato ed un grado di colore veramente eccellente. Queste sono premesse fondamentali per ottenere un vino di qualità elevata. Le rese produttive, invece, devono essere differenziate per varietà: nel correggese l’Ancellotta, tipica varietà da colore, ha fatto registrare un incremento medio del dieci per cento. Fra i Lambruschi invece si è riscontrato un calo rilevante, variabile fra il 10% ed il 30% a seconda delle realtà, in particolar modo nella varietà Salamino (la più coltivata a Correggio). Le cause sono da imputare ad un andamento climatico particolarmente caldo nel periodo di fioritura, che ha influito negativamente sull’allegagione di questa varietà: l’Ancellotta ha caratteristiche fisiologiche differenti, tali da aver permesso di superare molto meglio questo fenomeno avverso. L’entità dell’ammanco del Salamino è stato superiore al previsto: visivamente i vigneti sembravano offrire una produzione ricca ed interessante, ma al momento della raccolta non sono arrivati i quantitativi attesi.

Questa mancata produzione nel territorio correggese, oltretutto, è stata particolarmente penalizzante rispetto ad altre zone della provincia. Stando ai dati presentati da Confcooperative Reggio Emilia, nel reggiano la produzione di Ancellotta è incrementata mediamente del 7,2%, mentre quella dei Lambruschi è diminuita del 5,6%: nel complesso la produzione provinciale della vendemmia 2022 è cresciuta dell’1,8% rispetto a quella del 2021, che era perfettamente in media con la statistica degli ultimi cinque anni. Il comprensorio di Correggio, Rio Saliceto e San Martino in Rio si conferma ancora una volta il polo viticolo più rilevante della provincia: le quattro cantine presenti sul territorio vinificano il 43% dell’uva prodotta da tutta la viticoltura reggiana.

Si è confermato l’ormai definitivo predominio della vendemmia meccanica, che permette di raccogliere l’intera partita aziendale nel momento ideale di maturazione, valorizzando al meglio la qualità del prodotto. Una condizione che quest’anno è stata più che mai fondamentale, anche in virtù della bassa acidità delle uve di Ancellotta, tanto che abbiamo assistito ad una campagna di raccolta particolarmente rapida. L’atteso anticipo della raccolta c’è stato, ma solo di alcuni giorni e non in termini così rilevanti rispetto a quanto inizialmente si temesse.

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