Noi siamo Malala

All’Asioli uno spettacolo che parla al cuore, a cura di Ars Ventuno

«Sono nata in un paese creato a mezzanotte. Quando sono quasi morta era appena suonato mezzogiorno.» Comincia così il libro di Malala Yosafzai, ed è iniziato allo stesso modo lo spettacolo Noi siamo Malala in scena al teatro Asioli nella giornata del 10 maggio in tre repliche: due al mattino dedicate alle scuole, una serale aperta a tutta la cittadinanza. Spettacolo che è veramente espressione di una sinergia, in quanto ha visto in scena allievi e allieve di Ars Ventuno Danza e Teatro, alunni del coro dell’Istituto Comprensivo Correggio 1 e 2, ballerine professioniste di Eidos Danza di Reggio Emilia.

Più di cento interpreti si sono alternati sul palco, per dare vita alle parole di Malala che hanno così volteggiato e viaggiato nell’aria, rendendosi note anche a chi non le conosceva. E la storia di Malala è una Storia di quelle che meritano la esse maiuscola, che devono essere ascoltate e mai dimenticate, perché parla di temi importanti: i diritti delle donne, il diritto allo studio, la pacifica convivenza delle religioni.

Malala è nata nella valle dello Swat, in Pakistan.
Ha appena quindici anni quando un uomo sale sull’autobus che la sta riportando a casa da scuola e le spara tre colpi, in rapida successione. Quell’uomo vuole ucciderla, per punirla. La colpa della quale si è macchiata Malala è di avere gridato al mondo il proprio desiderio di leggere e studiare e di aver continuato a farlo anche quando il regime talebano ha impedito alle donne di frequentare tutte le scuole, comprese le madrase (scuole per la formazione coranica) per ragazze. Ma la giovane si salva e quel proiettile, fortunatamente, non le toglie né la vita, né la forza e il coraggio per lottare per ciò in cui crede. E ciò che Malala sogna, esige, per se stessa e per tutti i fanciulli del mondo, la ragazza lo scrive sulle pagine del suo libro, lo proclama al mondo intero di fronte all’assemblea generale delle Nazioni Unite, con una consapevolezza ed una decisione ammirevole: «La pace in ogni casa, in ogni strada, in ogni villaggio, in ogni nazione.
[…] L’istruzione per ogni bambino e bambina del mondo.
Sedermi a scuola a leggere libri insieme a tutte le mie amiche è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio.»

Attraverso una splendida coreografia di balli eseguiti dalle ballerine professioniste di Eidos danza e dagli allievi ed allieve di Ars Ventuno Danza, tramite la forza di testi in parte originali ed in parte ripresi dal libro di Malala cantati dal coro di voci bianche degli Istituti Comprensivi Correggio 1 e 2 e recitati dalle allieve di Ars Ventuno Teatro, la vicenda di Malala è stata ripercorsa per intero durante Noi siamo Malala.

Spettacolo che, a mio avviso, è riuscito in pieno nell’intento prefissatosi, ossia: rendere lo spettatore partecipe di una vicenda che non deve lasciare indifferenti.

«Sono davvero commossa, perché questi ragazzi hanno interpretato le parole di Malala facendosele entrare nella pelle e nell’anima e le hanno restituite ognuno con la propria sensibilità» ha commentato a fine spettacolo la direttrice di Ars Ventuno Antonella Panini.

Io, da spettatrice, mi sento di dover ringraziare tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto per aver fatto sì che le parole di Malala trovassero una via speciale per insinuarsi anche sotto la mia pelle, nonché, ne sono certa, a quella di tutti i presenti.

Noi siamo Malala non è in realtà solo uno spettacolo teatrale, ma un progetto potente ed ambizioso che fa della valorizzazione di valori fondamentali il suo fine. Per questo è bello sapere che sono tante le persone, le associazioni, le municipalità che vi hanno creduto, arricchendo la sua realizzazione e contribuendo alla sua diffusione.

Ideato da Marina Blasi e Elisa Davoli di Eidos Danza, scritto e diretto da Antonella Panini, Noi siamo Malala ha infatti visto anche la partecipazione del centro interculturale Mondinsieme che ha arricchito la scena con un live painting e accattivanti video immagini; dell’associazione Donne nel Mondo che ha donato colorati abiti originali indossati in scena dalle ballerine; della regione Emilia Romagna, del comune di Correggio, di Reggio Emilia e dell’Assessorato alla pari opportunità che hanno patrocinato l’evento.

La direttrice di Ars Ventuno lo ha definito un format. Già andato in scena con grande successo al Teatro la Cavallerizza di Reggio Emilia nel mese di maggio 2015, quest’anno è approdato al nostro Asioli ed è pronto ad arrivare ovunque vi siano cuori vogliosi di ospitarlo ed orecchie pronte ad ascoltare.

Ed allora io spero che saranno tanti i teatri che ancora lo accoglieranno, affinché le parole di Malala possano viaggiare e arrivare sempre a più persone.

Perché anche io come lei mi auguro e credo che: «Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono davvero cambiare il mondo».

Malala Yousafzai

All’età di 11 anni Malala Yousafzai comincia a tenere un blog in urdu per la BBC nel quale racconta della vita sotto il regime talebano.
Nel 2011 riceve il Pakistan’s National Youth Peace Prize per l’impegno e il coraggio con il quale si batte in favore dei diritti delle donne e dei bambini.
Il 9 ottobre del 2012 è vittima di un attentato: un uomo le spara con una colt 45.
Un proiettile le trapassa l’orbita sinistra conficcandosi nella spalla. L’attentato sarà poi rivendicato dai talebani.
Trasportata d’urgenza al Combined Milatary Hospital di Peshwar dove viene sottoposta ad un primo delicato intervento, la ragazza verrà poi condotta sotto scorta armata fuori dal Pakistan e portata a Birmingham dove viene curata.
Tuttora Malala e la sua famiglia vivono a Birmingham.
Nonostante l’attentato subito, Malala ha continuato la sua campagna universale per il diritto all’istruzione attraverso il Malala Found, un’organizzazione no profit che raccoglie fondi da dedicare a progetti educativi in tutto il mondo.

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