Nel Seicento a CORREGGIO VAGAVA UNO STRANO PITTORE

Marco Bianchi torna in vita per un giorno

Marco Bianchi, chi era costui? Oddio, non fai in tempo a finire il liceo che già il Manzoni è lì che ti tortura con le sue frasi ad effetto. Eppure viene così spontaneo pensarlo. Sono pochi i correggesi che conoscono la storia di questo pittore locale del Seicento, storia a dir poco rocambolesca. Ogni riferimento a Rocambole, eroe dei romanzi d’appendice di Ponson du Terrail, non è puramente casuale, vista l’affinità dei due: avventuriero e ladro gentiluomo l’uno, un po’ avventuriero, certamente ladro l’altro, ma dotato del talento prezioso della sua arte di “pittore figurista e cartografo”,;per entrambi, in comune, la “confidenza” con il carcere.

Il progetto, realizzato domenica 31 ottobre, giornata nazionale del Trekking Urbano, è nato in primo luogo grazie al paziente ed appassionato lavoro di ricerca del compianto Iames Amaini e alla fine scrittura della cugina Fabrizia Amaini, che hanno lavorato alla realizzazione di un libro d’arte ed approfondimento storico del periodo in cui Marco Bianchi trascorse la sua vita a Correggio. Il pittore visse tutte le conseguenze e le contraddizioni di quel periodo, certamente non felice per la nostra città (la peste nel 1630 e, pochi anni dopo, la perdita del Principato e le conseguenti difficoltà economiche).

Iames aveva un grande desiderio: vedere il suo libro trasformato in azione teatrale per dar vita al pittore e alle traversie della sua esistenza (delle sue opere non ci è rimasto quasi nulla, se non l’affresco posto sotto il portico del Palazzo della Ragione, vedi Palazzo dell’Orologio e una Fuga in Egitto, ora nella chiesa della Madonna della Rosa). A lui si è unita la mia passione per le avventure, meglio se complicate, e all’ entusiasmo di Francesca Manzini dell’Ufficio Turistico Comunale che organizza il Trekking ogni anno, e così  il sogno di mostrare alla gente chi era Marco Bianchi è divenuto realtà. Dal libro d’arte al testo per il trekking: sfida accettata, del resto non era la prima volta per me.

Nonostante il freddo e il grigio che ci avvolge abitualmente in questa stagione, il pubblico ha seguito (in senso letterale, era proprio dietro a noi) con curiosità il percorso attraverso la nostra città che ha rivelato lati inediti dei luoghi frequentati abitualmente. L’entrata in scena del Bargello e degli Sbirri che trascinavano davanti alla chiesa della Madonna della Rosa Marco Bianchi, il figlio Casimiro e il cognato Folloni è stata inaspettata, un coupe de theatre.

Marco l’abbiamo catturato anche noi e l’abbiamo mostrato a chi ci seguiva, nelle sue debolezze e fragilità, nei lati oscuri di un carattere difficile, ma anche nell’amore per la famiglia: la moglie, Madonna Caterina, avrebbe fatto di tutto per lui e l’abbiamo vista in azione, davanti alla Galera – attuale Ostello – per tentare di corrompere la moglie del Bargello con un bel prosciutto, proveniente dalla merce trafugata dal marito e dai cognati. Ma soprattutto lo abbiamo mostrato nella passione per il suo mestiere di pittore e cartografo, ostinatamente portato avanti anche in cella. Molte delle mappe disegnate in galera, infatti, rappresentano l’eccellenza della produzione di Marco Bianchi. Attraverso di esse il Duca di Modena, allora novello Signore di Correggio, riuscì finalmente a dirimere antiche ed estenuanti contese fra borghi e stati confinanti.

Ora Marco Bianchi non rappresenta più un mistero. Un grazie speciale all’indimenticato Iames Amaini e ai miei attori, il Gruppo Teatrale Mandriolo. 

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