Mirella, la generosa maestra Mirella

La Scuola Cantona e i bambini, il suo cuore

È morta destinando un lascito testamentario all’AUSL reggiana: 69.185 euro al reparto di Ematologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova e 69.185 euro al Day Hospital oncologico dell’ospedale San Sebastiano di Correggio. «La Direzione dell’Azienda Usl di Reggio Emilia desidera ricordare con gratitudine e riconoscenza la signora Mirella Bizzarri di Correggio che, attraverso il proprio legato testamentario, ha inteso devolvere una somma consistente a supporto delle cure e dell’assistenza onco-ematologica della nostra provincia», sono le parole della direttrice generale, Cristina Marchesi. «Manifestazioni come questa rappresentano una testimonianza concreta e commovente di fiducia e apprezzamento dell’impegno dei professionisti e dell’operato degli amministratori della sanità pubblica, oltre che uno sprone ad operare sempre meglio». Un ringraziamento particolare va, inoltre, alla signora Oriella Storchi che è stata esecutrice testamentaria delle volontà dell’amica, scomparsa il 15 gennaio 2020.

 

Una vita è ben spesa, non in quanto è durata, ma in quanto si è donato”, recita un anonimo aforisma. E quando mi è stato chiesto di approntare un ricordo di Mirella Bizzarri, immediatamente ho riconosciuto in questa massima l’abito che per tutta la vita ha indossato Mirella. E non solo il generoso e risaputo legato testamentario per la cura della malattia oncologica ha instillato in me questa consapevolezza, ma in particolare il ricordo di tutta la sua vita spesa in una naturale e mai risparmiata generosità.

Dire che Mirella era, in vita, la simpatia, l’allegria, l’umanità, la cortesia, l’equilibrio, non è l’estremo celebrativo elogio da riconoscerle per la sua magnanimità. No, Mirella era così: era la persona che avresti sempre voluto incrociare sotto i portici del paese per scambiare due chiacchiere, impegnative o futili, ma sempre autentiche.

Nella vita lavorativa Mirella era una maestra, la maestra Mirella. Se la scuola raggiunge l’obiettivo di educare e formare i piccoli allievi, affinché possano accedere in società con gli strumenti adeguati, è solo grazie a quegli insegnanti che nella scuola non fanno una scelta di mestiere, ma di vita. Come Mirella, che ha finalizzato il suo progetto educativo verso un’innovazione didattica conforme ai tempi in evoluzione. Ma non da sola, perché le grandi esperienze si affrontano in squadra e danno frutto con la cooperazione. Dunque, chi meglio delle sue colleghe di lavoro poteva raccontarmi la Mirella “maestra”? La Mirella che, con loro, s’era gettata anima e corpo in un progetto che, all’inizio, poteva sembrare pura utopia?

Si era agli inizi degli anni Settanta quando a Correggio s’instaurò la prima scuola a tempo pieno (trentasei ore settimanali) sul territorio, la cosiddetta Cantona, oggi scuola primaria Gianni Rodari. Dapprima su progetto sperimentale, in seguito approvato dal Ministero. Con la collaborazione di pedagogisti dell’Università di Bologna, si preparò a diventare una scuola caratterizzata da esperienze uniche in tutta la regione. Mirella fu una delle insegnanti che credettero profondamente nell’avveniristico progetto educativo-didattico e che spese la maggior parte della sua vita lavorativa perché venisse realizzato nel miglior modo possibile.

Le “storiche” colleghe di Mirella non hanno dubbi nel ritenere che la scuola fosse la sua missione di vita. Entusiasmo e passione, condivisi col suo team di lavoro, la portavano a nutrire l’illusione che cambiando la scuola si sarebbe potuto cambiare il mondo. Ma occorrevano impegno, disponibilità e formazione continua: non amando il pressapochismo e l’impreparazione, le ore riservate alla programmazione, al di là di quelle dedicate all’insegnamento, non si contavano. Progetti su progetti, sempre all’avanguardia e rivoluzionari, venivano esportati anche ai convegni nazionali, come esempio e modello per l’avvio di nuove realtà scolastiche a tempo pieno.

Era essenziale, però, coinvolgere le famiglie, lavorare ai programmi assieme ai genitori con cui Mirella si confrontava, mettendosi anche in discussione ma non rinunciando mai ai suoi principi pedagogici. Per creare comunità anche all’esterno, la festa della scuola era diventata aperta alla cittadinanza, la festa della città, e per la prima volta si diede vita a un evento temerario per il tempo: la festa etnica. Le difficoltà e gli ostacoli incontrati non si contavano, ma l’obiettivo era alto: creare una scuola accogliente, inclusiva, dove le diversità costituissero risorsa e stimolo; dove i bambini potessero maturare la propria educazione e sviluppare competenze in un ambiente culturalmente creativo, in uno spazio aperto, sereno e motivante per apprendere.

I bambini costituivano il cuore di Mirella. Con loro sapeva essere comprensiva, affettuosa, ma anche esigente. Pur nelle caratteristiche di ciascuno, pretendeva il massimo impegno, il meglio per il loro futuro. Li ascoltava, per coglierne gli aspetti più significativi da condividere e confrontare coi genitori. E li amava come si amano i fiori in sboccio che vuoi portare alla massima lussureggianza. Così non poteva, nelle sue ultime volontà, non pensare, oltre ai sofferenti, anche agli scolari della “sua” scuola Cantona, destinando per le attività scolastiche da individuare da parte del Consiglio di Istituto la somma di circa 15.000 euro. Ciao Mirella, grazie alle tue donazioni hai lasciato un’ultima magistrale lezione di generosità, umanità e senso civico.

Condividi:

Leggi anche

Newsletter

Torna in alto