Migliora il look di uno storico edificio

Vite di ieri, vita di oggi, in corso Mazzini n. 15

L’orologio che svetta, i palazzi e palazzotti che vi si affacciano, i tanti colori dei caseggiati, i portici multiformi che lo avvolgono, il ciottolato con le corsie ciclabili: riuscite a immaginare Correggio senza Corso Mazzini? Francamente impensabile. Ma la cosa da dire è che, in questi ultimi anni, in particolare dopo il terremoto del 1996, si è assistito ad un restauro di molti edifici; il corso principale della nostra città è diventato sempre più bello.

Da qualche settimana è balzato agli occhi il nuovo luminoso e gradevole aspetto esteriore del fabbricato che fa angolo tra Corso Mazzini, portone d’ingresso al civico 15, e piazza Garibaldi, a ridosso della Chiesa di San Sebastiano.

L’edificio è parte di un ampio aggregato edilizio storico databile per la parte originaria al ‘500, quando a Correggio c’erano i Principi. Il suo aspetto attuale è il risultato di diverse ristrutturazioni che si sono succedute nel tempo. Una trave messa a nudo in uno di questi interventi portava una iscrizione risalente a quel secolo. Se vogliamo definirne una proprietà storica unitaria dobbiamo risalire, nei primi anni dell’ottocento, ai Rossi – Foglia, una nobile famiglia correggese. Risalendo nel tempo, ai diversi terremoti Correggio ha corrisposto una ristrutturazione; il più pesante è stato quello del 1996, a seguito del quale nel “nostro” fabbricato è stato rifatto il tetto e si sono eseguiti importanti interventi di consolidamento.

Il nuovo look visibile oggi è frutto di un restauro iniziato negli ultimi mesi del 2020: interventi strutturali per la messa in sicurezza più che un rifacimento  architettonico vero e proprio, che proseguirà per la parte interna anche nel corso del 2021. Gli ingegneri Corrado Prandi e Stefano Bagnoli hanno progettato e diretto i lavori.

Il Palazzo si presenta con la facciata a sud, posta sulla pubblica via, con un portico di uso pubblico, un pianterreno che accoglie esercizi commerciali e due piani adibiti a residenze e ad uffici, oltre ad un sottotetto.

Avvalendomi un po’ di memorie personali e, soprattutto, di una preziosa chiacchierata con Giuseppe Catellani, titolare dell’omonima tabaccheria ora gestita dai suoi figli e ubicata sotto il portico del fabbricato, ho cercato di raccontare un po’ della storia che è passata dentro queste mura, facendo emergere tanti ricordi e momenti di vita correggese.

Questo lato del portico è stato sempre occupato da esercizi commerciali. Merita un ricordo profumato il negozio di generi alimentari dei signori Barbieri, dove al banco stava la signora Romana. Lei e il marito vendevano ottimi salumi. Davanti stazionavano due bassi barili rotondi di legno contenevano le “saracche”, (le aringhe affumicate) classicamente disposte a raggiera, ben note per lo più ai nostri nonni o genitori, famose per essere un piatto poverissimo. Sulle saracche fiorivano i detti popolari: i ricchi le mangiavano da sole, i poveri le toccavano appena con la polenta, i poverissimi… si accontentavano del contatto con la loro ombra.

La famiglia Catellani, proprietaria della attuale tabaccheria fin dal 1973, in coincidenza della chiusura del negozio di generi alimentari ampliò la propria attività, adibendo quel locale a esposizione di distillati e sigari di pregio, che godono un’ottima reputazione.

Ma il profumo del tabacco abita lì da un pezzo. L’origine della rivendita di sali e tabacchi, valori bollati, carte da gioco, chinino e prodotti di monopolio risale infatti al 1866. Nel corso degli anni subentrò la famiglia Scaltriti e quel negozio divenne così per i correggesi, amanti degli “scutmai”, la storica “tabacheria ed Fuieta”.

In occasione della prima ristrutturazione del suo locale, mi racconta Catellani, gli scavi e i lavori di edilizia rivelarono altre curiosità. Furono rinvenuti dei sotterranei, con volte molto belle e con un doppio pavimento a scorrimento, che, all’occorrenza, serviva per scaricare liquami di suini, un tempo probabilmente lì rinchiusi. Poi nelle colonne del porticato, grossi anelli di metallo, per legarvi i cavalli di chi veniva dalla campagna per dirigersi al vicino “Bar Commercio”, la borsa merci della Correggio dell’epoca.

In tempo di guerra, qui dal portone d’ingresso al civico 15 di Corso Mazzini, fece irruzione la Brigata Nera per arrestare Destino Giovanetti, reo di aver partecipato all’assalto alla Casa del Fascio. Abitava in uno di questi appartamenti e venne catturato mentre era intento ad aggiustare la sua macchina da cucire. Venne poi fucilato al poligono di Reggio il 30 gennaio 1944, con altri resistenti, tra cui Don Pasquino Borghi.

Per riprendere il cammino nel portico, dopo la tabaccheria ed il portone d’ingresso, si trova un altro importante negozio storico, l’oreficeria Iori, gestita oggi dalla seconda generazione di famiglia. A seguire, prospiciente la piazza Garibaldi, ci sono altri due locali. Nel primo, dove si fanno consulenze finanziarie, un tempo c’era la macelleria Panini; nel secondo che ospitava una mostra di mobili in stile dei falegnami Menozzi, c’è un negozio di abbigliamento.

Al primo piano del palazzo alberga ormai da parecchi decenni lo Studio Legale Orlandi, gestito anche questo dalla seconda generazione di famiglia, che si avvia ad essere affiancata dalla terza.

Come non ricordare poi che negli anni ottanta, negli appartamenti del secondo piano si insediarono due circoli o club, che dir si voglia. La loro mission era: buona compagnia, gioco e voglia di godersi un po’ di tempo libero. “Biafra” era il nome che si diede il primo: simpatiche persone della media borghesia, amiconi attorno alla cinquantina, appassionati di cucina, che si dilettavano nella preparazione di cene prelibate, seguite immancabilmente da sfide alle carte da gioco, barzellette e un po’, presumo, di gossip cittadino.

Il secondo, meno conosciuto, era quello denominato “Waikiki”, formato da un gruppo di ragazze e ragazzi sempre correggesi, di età molto giovane, cui anch’io stessa ebbi l’onore e il piacere di far parte.

Eravamo identificati dai coinquilini più maturi del Biafra come i “zoven” (i giovani): si era per lo più studenti universitari che, dopo aver frequentato le panchine dei giardini nei mesi estivi, beh, nel freddo inverno… era meglio salire quassù. Idea analoga a quella dei più anziani, magari con argomenti un tantino diversi.

Ogni buon condominio, si sa, ha tante storie da raccontare. Storie di vita, di tradizioni, di curiosità. Qui ne ho trovato una buona provvista, no? Allora, alla prossima occasione!

Condividi:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Leggi anche

Newsletter

Torna su