Meno male che Icaro c’è

La Protezione Civile a Correggio, da trent’anni

Nel fine settimana della Fiera di San Luca, si sono celebrati a Correggio i primi trent’anni della Protezione Civile Icaro. L’associazione ha organizzato una serie di appuntamenti per raccontare il proprio lavoro alla cittadinanza. In particolare, il sabato mattina si è tenuto a Palazzo Principi un dibattito per raccontare le tappe della storia della Protezione Civile, per riflettere sui temi centrali e per dare voce alle esperienze di alcuni volontari. All’incontro hanno preso parte diverse associazioni e istituzioni locali, tra cui Sindaci e Assessori di Correggio, San Martino in Rio, Campagnola Emilia, Rio Saliceto, Fabbrico e Rolo, oltre alla deputata Ilenia Malavasi. La domenica mattina, invece, sono state aperte le porte dell’associazione a tutte e tutti i cittadini che volevano visitarla. Primo Piano ha incontrato il presidente della Protezione Civile Icaro, Matteo Sabattini, per un’intervista che potete leggere in questo articolo.

Com’è cambiata l’associazione in questi trent’anni di attività?
«Sono tanti i fattori che hanno accresciuto la qualità dell’associazione, a partire dall’informatica, che ci permette di avere strumenti più veloci e avanzati, che hanno fatto nascere modalità operative più efficaci. Ad essere cambiato è anche l’abbigliamento: lo adeguiamo costantemente per aumentare la comodità dei volontari. Un altro aspetto molto rilevante, di cui si è parlato anche nella conferenza che abbiamo organizzato a Palazzo Principi, è quello che riguarda la sicurezza, con i corsi di formazione e l’aggiornamento dei DPI (dispositivi di protezione individuale, ndr). Ci sono poi altri temi sempre più centrali nel nostro lavoro, come le conseguenze del cambiamento climatico».

I volontari sono diventati sempre più specializzati?
«Sì, i volontari devono essere tutti formati: ci sono diverse specializzazioni. Tutto il sistema della Protezione Civile tende a specializzare i volontari in certi settori, in modo che ciascuno abbia un certo brevetto che lo renda capace di agire in certe situazioni. Tutto questo serve anche al volontario per avere uno sguardo più competente, che non potrebbe avere senza i corsi adeguati».

Qual è il numero dei volontari di Icaro?
«Attualmente siamo sessantacinque».

Ci sono delle caratteristiche che accomunano le persone che scelgono di diventare volontari?
«Ci si avvicina alla Protezione Civile in seguito agli eventi calamitosi. Solitamente c’è un evento scatenante. Io stesso sono entrato a far parte dell’associazione nel 2012, a causa del terremoto. Quando ci sono eventi di quel tipo, le persone arrivano in massa: qualcosa ti scatta dentro. Un senso di responsabilità, la voglia di aiutare. Molte persone, di fronte a situazioni di questo tipo, vanno alla ricerca di un’associazione. In Protezione Civile cerchiamo di dare tante possibilità ai volontari. I settori in cui ci si può impegnare sono diversi: in alcuni di questi si può correre il rischio di essere esposti anche a scene e situazioni difficili, traumatiche, che non sono adatte a tutti. Per questo motivo ogni persona può scegliere il proprio settore».

E per quanto riguarda i giovani? Spesso sono ciò che manca nelle associazioni che si basano sul volontariato.
«In realtà, la forbice d’età dei nostri volontari è molto ampia. Dall’anno scorso abbiamo ripreso anche un progetto per le scuole. Credo però che ci sia poca spinta, anche a livello sociale, ad indirizzare i giovani verso il volontariato. Penso che questo sia un punto che andrebbe rielaborato proprio a monte, nelle famiglie e a scuola».

Prima hai accennato al cambiamento climatico, dicendo che sta influenzando sempre di più il vostro lavoro.
«Sì, è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo avuto un incremento delle richieste di intervento anche per banali temporali. Viviamo periodi di siccità incredibile, poi arriva un temporale e fa disastri. Il cambiamento climatico inciderà sempre di più sul nostro lavoro e ci servirà anche per formare nuove forme di attivazione. Dovremo organizzarci per essere pronti ad eventi più intensi. Lo vediamo già adesso: se prima per certi interventi ci muovevamo una volta al mese, adesso lo facciamo quasi una volta a settimana. Questo succede in qualsiasi stagione, da quando c’è troppo secco a quando c’è troppa acqua».

L’ultima domanda sorge spontanea: come si diventa volontari in Protezione Civile?
«È sufficiente una telefonata: ci si organizza, viene spiegata la situazione e ciò che si può arrivare a fare. Un volontario può cominciare anche da un percorso di sola presenza, per poi arrivare al corso base. Si tratta di un corso che ti dà un’infarinatura a livello tecnico di tutti i settori, di ciò che bisogna e non bisogna fare. Ottenuto il diploma del corso base, si guadagna l’abilitazione ad andare in emergenza. Prima ancora di iniziare tutto questo, la cosa più importante è la voglia di diventare volontario. In qualche modo deve sbloccarsi qualcosa, deve verificarsi un evento che faccia nascere questo bisogno. In fin dei conti, se tutte le persone facessero qualcosa, anche di piccolo, il volontariato permetterebbe di fornire servizi incredibili».

 

Dal 28 ottobre al 20 novembre,  la Protezione Civile Icaro organizza la tradizionale vendita di caldarroste nel piazzale della Coop, allo scopo di raccogliere fondi per l’associazione.

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