Meccanica e competizioni, le mie passioni

Simone Cantù prepara le auto per le gare di rally

Henry Ford diceva: “Non trovare difetti. Trova rimedi. A lamentarsi sono capaci tutti”. L’aforisma introduce bene il ragazzo di cui intendo raccontare in questo articolo: primo perché è un appassionato di Ford (uomo e auto), secondo perché lui è uno di quelli che i rimedi li trova per mestiere. Eccovi le mie quattro chiacchiere con Simone Cantù, giovane meccanico con la passione delle auto da rally.

 

Quando è cominciata la tua passione per la meccanica?

«É cominciato tutto con mio fratello, che ha quattro anni in più di me. Quando ha preso la patente e la sua prima auto, io avevo quindici anni: ricordo che la sera in garage o nella sua officina ci mettevamo insieme a truccarla. Poi a sedici anni ho cominciato a lavorare presso l’Autofficina Ascari, dove sono stato per tre anni e mezzo. Quegli anni sono stati molto importanti per me, mi hanno voluto bene come ad un figlio ed ogni mattina, mentre lavoro, succede qualcosa che mi riporta un ricordo di quei tre anni lì. Oggi che ho un ragazzo di sedici anni con me, mi ritrovo ad insegnargli le stesse cose che loro dicevano a me alla sua età. Ma il mio sogno era avere un’officina con mio fratello. E nonostante sia stata dura andarsene, quando hai un sogno devi inseguirlo e alla fine sono stato assunto nell’officina di mio fratello (che era socio di Tiziano Scaltriti) e dopo due anni, andato in pensione Tiziano, sono subentrato io».

 

Come sei diventato meccanico in una squadra di auto da rally?

«Era il 2009: una sera Lorenzo Costi (ex casaro di Mandrio), che ha alcune macchine da corsa, ha chiamato me e mio fratello per un’assistenza a Cremona, che però non si è fatta. Da lì più nulla, poi anni dopo ricevo una nuova chiamata di Lorenzo, in cui mi diceva di aver bisogno di un meccanico per la sua squadra. Da lì sono quattro anni che seguo il campionato di Lorenzo. La squadra è la Publisport, che ha sede nel Reggiano ed è di proprietà dei due fratelli Costi. Io lavoro nel team di Lorenzo. Tra i rally più importanti che ho seguito c’è il Ciocco».

 

Come funzionano questi rally?

«É un campionato nazionale su strada in montagna: le gare si disputano in due weekend al mese da marzo a dicembre. Si svolgono principalmente sull’Appennino tosco-emiliano e si tratta di gara di regolarità, con tempi da timbrare».

 

Come avviene l’assistenza?

«Non ci sono box ed il tempo che c’è fuori è il tempo che hai sulle spalle, si fanno sempre all’aperto in qualunque condizione atmosferica. Vi è un’area grande, come può essere l’area industriale di Correggio, con tutti i camion per il trasporto delle auto e a fianco i gazebo attrezzati sotto i quali si fa l’assistenza. Quando arrivano le auto devi controllare tutto e se il pilota ha riscontrato problemi tu devi intervenire tempestivamente per risolvere il problema. Il tempo a tua disposizione varia dai 10-15 minuti ai 40, dipende dalla gara. In quei minuti tu devi cambiare le gomme, controllare i freni, controllare la meccanica sotto tirando su la macchina col cric, avvitare tutti i bulloni, pulire vetri e fanali; quando cala la luce montare la fanaliera supplementare davanti. E in quel quarto d’ora hai il pilota che ti guarda malissimo ed il navigatore che ti fa pressione per il tempo e a te cresce la tensione. L’assistenza non si muove mai salvo casi eccezionali, in genere succede se accade qualcosa di grave (incidente, una gomma forata, spaccato il cerchione). Sono i quarti d’ora più impegnativi di tutto il weekend in cui sparisce tutto, il tempo si ferma e tu devi concentrarti solo su questo con la tensione a mille».

 

Sei solo a fare tutto questo?

«La regola standard prevede due meccanici per macchina . Se ci sono due macchine del team in gara siamo in quattro. Nel mio gruppo io sono il più giovane».

Quante e quali sono le soddisfazioni per tutta questa tensione?

«La soddisfazione più grande arriva ogni volta che vince la squadra e quando alla sera, finito tutto, si cena magari insieme prima di rientrare e i piloti (che cambiano a ogni gara) vengono a ringraziarti e a complimentarsi o quando i complimenti arrivano direttamente dal capo della squadra, cioè Lorenzo».

 

Quali auto gareggiano?

«Tutte le auto sono Renault Clio: Lorenzo e suo fratello sono stati tra i primi in Italia nel 2000 a sviluppare una Clio da rally, cioè ad allestire una Clio per correre nei rally; dopo averla svuotata internamente, viene portata in carrozzeria, verniciata e montato il roll-bar (una struttura portante di sicurezza che resiste al ribaltamento e agli urti più gravi), vengono messi i vetri adatti e si prepara il motore. É una macchina studiata bene, altamente performante per quelle gare».

Simone è un fiume in piena mentre racconta con orgoglio molte delle avventure che lo hanno visto protagonista. Guardo le sue mani, perché è da quelle che si riconosce un vero artigiano: le mani di chi plasma la materia, di chi alle parole preferisce i fatti, le mani che hanno quel ricordo antico e importante  del “saper fare” che si tramanda non sui libri ma di generazione in generazione nella nostra terra, che è terra di motori per vocazione. Simone è uno di loro, discepolo di una grande tradizione di meccanici e a sua volta testimone per le nuove generazioni di un’arte importante che ultimamente sta disinteressando i nostri ragazzi.

In continuità con quanto appreso e con la speranza di diventare un esempio per i più giovani, nel marzo 2020 ha aperto un’officina tutta sua: la POM, Piccola Officina Meccanica.

E il sogno continua…

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