Mancano nuovi medici di famiglia

Difficile il rimpiazzo dei professionisti neopensionati

Torniamo su un argomento che a Correggio è sulla bocca di tutti: la sostituzione dei medici di base che vanno in pensione.
Uno dei tasti dolenti del Sistema Sanitario Pubblico.
In questo momento a livello nazionale mancano seimila medici di medicina generale.
È il risultato di un’errata programmazione che ha cominciato a farsi sentire pesantemente durante la pandemia e sta manifestando ora le sue conseguenze anche sul territorio correggese.
Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Morena Pellati, direttrice del Distretto sanitario di Correggio.

È iniziata anche da noi l’ondata dei pensionamenti: la sostituzione dei nostri vecchi medici si rivela difficoltosa. Perché?
«In effetti l’ondata è iniziata già da un po’ ed eravamo a conoscenza di chi sarebbe andato in pensione, consapevoli anche delle difficoltà conseguenti. Qualche problema in più è nato dal fatto che alcuni professionisti hanno deciso di lasciare l’attività prima del tempo, molto provati dall’emergenza pandemica. I medici rimasti sono stati chiamati a coprire entità di assistiti necessariamente più ampie. Accade, inoltre, che molti colleghi neolaureati mostrino una vocazione più specialistica e siano meno inclini a seguire percorsi di medicina generale».

Quanti sono i medici di base sul territorio correggese e quanti nel distretto?
«Nel Comune di Correggio ci sono attualmente quattordici medici, due dei quali incaricati a tempo determinato; con i Nuclei di Assistenza Territoriale stiamo coprendo la mancanza di due medici andati in pensione. A livello distrettuale il totale è di trentun medici, dei quali quattro sono incaricati, mentre i colleghi non sostituiti e attualmente coperti con i NAT sono quattro».

Quanti andranno in pensione nei prossimi tre anni?
«Per raggiunti limiti di età andranno in pensione due medici nel Comune di Correggio e cinque nel distretto. Il numero è basato sui raggiunti limiti di età, mentre eventuali pensionamenti anticipati al momento non ci sono noti».

Per due mesi, dicembre e gennaio, i correggesi sprovvisti del medico di base hanno potuto usufruire del Nucleo di Assistenza Territoriale (NAT). Però il NAT potrebbe essere superato già nel mese di febbraio. Perché?
«I NAT nascono per sopperire alla mancanza di medici di Medicina Generale nella fase in cui si attende di individuare un titolare da assegnare in via definitiva alla zona rimasta scoperta e, nel frattempo, non si trovino medici per un incarico provvisorio.
I NAT, dunque, fanno fronte a un periodo di difficoltà nel reperimento di professionisti: pur essendo pensati per offrire assistenza adeguata, non sostituiscono in modo esauriente l’attività di un medico di medicina generale.
Quando avviene la designazione di un medico titolare gli assistiti sono correttamente indirizzati e il NAT cessa l’attività».

Come si muoverà l’AUSL per superare le criticità del servizio?
«Visto lo scenario, è stata data la possibilità ai medici della scuola in medicina generale di iniziare a esercitare prima della fine del corso di formazione. Grazie a questo abbiamo potuto stabilizzare alcuni incaricati, perciò dovremmo essere in grado di coprire i futuri pensionamenti.

Il NAT è stato messo in piedi dall’Azienda USL di Reggio Emilia: non siamo l’unico esempio in Regione Emilia Romagna, ma altrove sono state scelte denominazioni differenti. Sarà da valutare se alcune proposte legislative di cui si sente parlare troveranno attuazione».

L’altra criticità acuta è la mancanza del Pronto Soccorso, chiuso dall’inizio della pandemia. Dopo tanti rinvii la Regione ha annunciato la riapertura nella prossima primavera per dodici ore al giorno. Dobbiamo contare su questa promessa?
«Come già noto, il servizio di Pronto Soccorso sarà fornito dalle cooperative di medici che hanno risposto al bando pubblico indetto dall’AUSL e, salvo cambiamenti nelle possibilità contrattuali, i tempi dovrebbero essere quelli».

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