Made in Correggio

Made in Correggio

La nostra città si è trasformata in un set per il nuovo film di Luciano Ligabue

A molti correggesi non sarà sfuggito che, nel mese di giugno, per circa due settimane la nostra città si è trasformata in un set cinematografico. L’occasione, come molti sapranno, era legata all’inizio delle riprese del nuovo film di Luciano Ligabue, il terzo dopo Radiofreccia (1998) e Da zero a dieci (2002). Il lungometraggio, intitolato Made in Italy, è ispirato alle canzoni dell’ultimo omonimo album e sarà nelle sale all’inizio del prossimo anno. Abbiamo intervistato alcuni correggesi che sono comparsi nel film.

Frankie-Magellano-con-le-magliette,-da-lui-disegnate,-indossate-da-Ligabue,-Accorsi-Riko-e-Sciarappa-Carnevale-Iniziamo questa chiacchierata da Frankie Magellano, alias Matteo Morgotti, il musicista correggese che è stato scelto dal Liga per interpretare un personaggio del film. «Qualche mese prima che iniziassero le riprese», ci dice Matteo, «Luciano (Ligabue, ndr) mi ha fatto sapere, tramite un amico comune, che aveva pensato a me per la parte del coprotagonista, Carnevale. L’emozione era tanta e ho cominciato a sognare! Sono stato a casa di Luciano un paio di volte per studiare il copione, poi mi sono presentato a Roma per il casting. Luciano mi aveva messo in guardia: “non sarò solo io a decidere, ma ci saranno tutti gli addetti della produzione”. In sala d’aspetto c’era anche l’attore Fausto Maria Sciarappa, che all’epoca ancora non conoscevo. In un primo momento ero persino dispiaciuto per lui, persando che la parte l’avessero già assegnata a me», scherza Matteo. «Invece, poi, la parte l’ha avuta lui. Nel mesi seguenti ho avuto modo di conoscere Fausto, che si è rivelato una persona squisita, oltre a essere un bravissimo attore, e sono davvero felice che sia stato scelto». Dopo la delusione iniziale, però, le porte per Teo si sono riaperte… «Di lì a qualche settimana mi chiama di nuovo il mio amico per dirmi che Luciano aveva pensato di affidarmi un altro ruolo. Non so se si possa dire, ma interpreto il personaggio di Enea, lo “strano” del paese. Ho girato la mia scena a Novellara, davanti alla rocca». Gli chiedo come si sono svolte le riprese e se fosse emozionato. «Ero abbastanza tranquillo e ho cercato soprattutto di godermi ogni momento sul set. La troupe si è dimostrata meravigliosamente gentile. Nella scena fumavo una sigaretta – questo si può dire – e uno dei tecnici alla fine di ogni ciak me la doveva reggere. La quarta volta gli ho detto: “Tu sei l’addetto alla sigaretta!”». Dico a Frankie che il fatto che Ligabue abbia pensato a lui significa che conosce il suo lavoro e lo stima. «Non lo so, può darsi. Se sono stato scelto, comunque, lo devo a due persone speciali: la Dona e il mio amico Macca. E ovviamente non finirò mai di ringraziare Luciano per l’opportunità che mi ha dato e i bei momenti che mi ha fatto vivere».
Le riprese a Correggio si sono svolte in varie location: in piazza Garibaldi, al parco urbano, presso il teatro Asioli e, soprattutto, all’interno degli stabilimenti del salumificio Veroni, un simbolo, potremmo dire, della nostra correggesità. Incontriamo negli uffici della ditta alcune delle comparse, che si sono gentilmente offerte di raccontarci un po’ delle loro prove di “attori per caso”: Roberto Beneventi, Andrea “Gino” Bussei, Cristian Molinari, Mattia Quartieri e Sara Santachiara. Di Alessandro Vercesi, ex collaboratore del nostro giornale, pubblichiamo la nota scritta di suo pugno. «È stata un’esperienza fantastica», ci dice Sara. «Per me è stato interessante soprattutto perché mi sono resa conto di come avviene la lavorazione di un film. Come comparsa noti tanti particolari che, da semplice spettatrice, spesso ti sfuggono. Ho girato due scene, una all’ingresso e una all’uscita dalla ditta. A volte il lavoro della comparsa può risultare noioso, obbligandoti a lunghi tempi di attesa. Un giorno mi sono dovuta presentare alle 7,30 del mattino, per una scena che è stata girata alle 5 del pomeriggio».

Anche per Andrea Bussei è stato importante non tanto comparire nel film, cosa di cui per altro non si può essere certi, ma osservare il lavoro dietro le quinte: «Mi piaceva spiare nel monitor del Liga, quando era possibile, per vedere le scene appena girate. Ho notato molta attenzione ai particolari: una luce, un oggetto dell’arredo, la posizione delle braccia… Spesso la stessa scena veniva ripetuta più volte cambiando piccole sfumature». L’unico ad aver avuto un ruolo attivo è Mattia, che in una scena era chiamato a interagire con gli attori: «Non possiamo rivelare niente della trama», ci dice. «Sono stato scelto dopo una rapida occhiata dell’aiuto regista, anche se all’inizio mi volevano scartare perché cercavano uno più giovane» (risate).

Chiedo loro come sia stato lavorare per alcuni giorni insieme a Liga e a Stefano Accorsi. «Entrambi erano estremamente disponibili e alla mano», ci dice Roberto. «Ligabue era molto concentrato sul lavoro e si concedeva alle numerose richieste di selfie e autografi soprattutto a fine giornata. Invece Accorsi spesso si intratteneva con i fan anche nelle pause fra una scena e l’altra». Domando, infine, che cosa resterà loro di questa esperienza. Roberto risponde per tutti: «In quei giorni s’era creato un bellissimo clima in azienda. L’affiatamento che c’era nella troupe, fra i tecnici, gli attori e il regista aveva influenzato anche la vita all’interno della ditta. È nato un bel rapporto con i colleghi degli altri reparti, ad esempio, con cui normalmente non abbiamo molte occasioni di incontro. Poi, ovviamente, resterà il ricordo di un’esperienza che difficilmente ricapiterà».
Claudio Brunoni, che sento per telefono, è l’operaio che ha insegnato ad Accorsi a insaccare e legare le mortadelle. «È stato bravissimo», mi dice. «In tre giorni ha imparato. All’inizio faceva un po’ fatica ed è tornato, di sua iniziativa, il giorno stesso delle riprese per fare una specie di ripasso. Ce ne fosse di gente che impara così alla svelta!».
Matteo Fattori, dell’ufficio personale, ci conferma che i rapporti con la troupe sono stati aperti e cordiali. «Sono rimasti tutti impressionati dalla mortadella di 9 quintali. Durante una pausa della lavorazione la casa di produzione Fandango ha offerto a tutti i dipendenti “il” gnocco di Benassi. Noi ci abbiamo messo la mortadella ed è stato un successo!».

Incontro infine Matteo Pasquali e Daniel Lasagni, che lavorano nel reparto produzione di Veroni. «È stata un’esperienza molto bella», mi dicono, «che ci ha arricchiti anche a livello umano. Sono opportunità che non capitano tutti i giorni: stacchi dal lavoro, vai sul set ed entri a far parte, anche se per poco, di quel mondo lì. Sembra una grande famiglia: dialoghi con gli attori, col regista. Tutti si danno una mano. Anche al termine delle riprese, incontrando Accorsi per Reggio più di una volta ci siamo fermati a scambiare due chiacchiere con lui».

Grazie, ragazzi, per avere condiviso con noi i vostri ricordi. Grazie, Matteo Pasquali, dei suggerimenti per il titolo di questo articolo. E grazie, infine, al Liga che ancora una volta ha dimostrato di avere a cuore la nostra città.

Luigi Levrini

La vita dell’attore è faticosa… Solo per filmare due o tre minuti di film si lavora dalle otto alle nove ore giornaliere. Ma è stata un’esperienza entusiasmante! È stato curioso vedere la nostra azienda trasformarsi in un set degno degli studios hollywoodiani. È stato interessante vedere all’opera tutte le persone della troupe, con la loro professionalità, pazienza e dedizione. È stato ancor più interessante vedere gli sguardi dei principali artefici del lavoro (Luciano Ligabue regista, Stefano Accorsi attore…) a volte pensierosi, altre volte più rilassati ma, soprattutto, sempre concentrati.
Il cinema, come sappiamo, riempie i momenti di noia, diverte, appassiona e riesce a cambiare il nostro pensiero in pochi istanti. È la settima arte! E la settima arte è arte per tutti, quella che emoziona l’immaginario comune e da esso viene condizionata, come ogni tipo di arte deve saper fare. E io ne ho fatto parte! Cosa mi rimarrà di questa esperienza? Vedremo che ne pensa l’Academy… «The Oscar goes to…».

Alessandro Vercesi
dipendente Veroni, comparsa nel film

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