L'universo oscuro è ancora tanto

L’universo oscuro è ancora tanto

Neri Marcorè e il suo “Racconto cosmico”

RACCONTO COSMICO, lo spettacolo promosso e allestito dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Roma che il nostro Circolo Culturale Primo Piano ha portato al Teatro Asioli l’11 gennaio scorso, ha fatto il pieno di pubblico e di attenzione. Sul palco un illustre terzetto di fisici, sperimentali e teorici: Viviana Fafone, Antonio Masiero e Fernando Ferroni.
Interrogati dall’attore Neri Marcorè, fisico… alto e slanciato, hanno risposto alle tante domande che i misteri dell’Universo ci propongono.
Un’operazione nuova per Primo Piano: inserire la divulgazione scientifica nei suoi obiettivi di promozione culturale. Resa possibile dal sostegno di due gruppi industriali come Duna-Corradini e Yama, gli sponsor dell’evento.
Molti giovani in teatro, anche da fuori Correggio. L’interesse per un tema così avvincente ha fatto centro.
I relatori hanno cercato di diradare le nebbie che avvolgono la conoscenza dei nuovi fenomeni: le onde gravitazionali, i buchi neri, l’antimateria, l’energia oscura, le stelle di neutrini, le particelle elementari, le nuove dimensioni dello spazio e del tempo.
Nella ricerca cosmica l’emozione, il fascino sta nel trovare nell’esperienza reale, magari dopo anni, la conferma di una intuizione del cervello umano, come fu per la relatività di Einstein. È l’interazione tra la fisica teorica e la fisica sperimentale. La comunità scientifica italiana è dotata di competenze e di strumenti (laboratori, stazioni sperimentali) di primissimo ordine: Frascati e Gran Sasso i due maggiori (le cui immagini scorrevano nei video della serata). L’Istituto di fisica nucleare di Roma, presieduto da Fernando Ferroni, conta ben 2.000 ricercatori.
Mai come in quest’ultimo secolo la scienza dell’Universo ha fatto tanti progressi. Ma ad ogni tappa della nuova conoscenza, lo scienziato precipita in nuovi abissi di ignoranza cosmica.
Quanto conosciamo della materia, dell’energia è una piccolissima frazione di quello che esiste nella realtà. «C’è dell’altro, c’è sempre dell’altro» è stato il commento, ironico ma non troppo di Neri Marcorè, per dire, allargando le braccia, che man mano stai per agguantare la natura, lei ti sfugge ancor più lontano. Ma i fisici presenti hanno assicurato che non demordono, anzi.
Il pubblico, osiamo dire, ne ha tratto la convinzione che la scienza è una cosa seria, preziosa, che avanza solo con lo studio e con la ricerca, incessanti. E che non merita di essere trascurata o addirittura irrisa.
«A un periodo oscuro, segue il rinascimento: la storia ce lo insegna. Non possiamo essere condannati alla disperazione. Un po’ di ottimismo è fondamentale, ma bisogna legarlo a un impegno concreto, non confidare che arrivi dall’alto come la manna», ci dice lo stesso Marcorè: il suo interesse per la scienza risale ai tempi della scuola. «Andavo molto bene nelle materie scientifiche ed ero portato anche per l’arte e per le lingue. All’Università scelsi l’indirizzo linguistico, ma certe passioni non ti mollano mai», mi dice. Poliedrico fin dall’adolescenza, dunque, il Neri: attore, ma pure, si sa, cantante, musicista, conduttore, imitatore.

COSCIENZA CRITICA E IMPEGNO PERSONALE:
MARCORÈ NE VEDE
OGGI IL BISOGNO

Partiamo allora dalla scienza: oggi c’è chi ne mette in discussione le acquisizioni anche più scontate. I terrapiattisti, ad esempio, sostengono che la terra è piatta. Tu che ne dici?
«La mia convinzione è che la terra abbia forma piramidale. Sto per lanciare l’idea e vedrai che i seguaci non mancheranno! Quelle che una volta sarebbero state prese come barzellette ora hanno un seguito, perché è diventato complicato distinguere il vero dal falso: pensiamo alle fake news, ai fake video.
Se adesso si mette in discussione anche il lavoro degli scienziati, sorge qualche preoccupazione in più per il futuro. Il bisogno di certezze è ancora più pressante. La scienza è una cosa seria. Si parte da dubbi e teorie, che poi devono essere dimostrate attraverso la prova, l’esperimento. È studio, sforzo, per affrancarci da tante schiavitù, non per darcene di nuove, come l’ignoranza. Poi man mano avanzi, come in fisica nucleare, scopri che c’è un nuovo abisso da esplorare, ma il progresso è questo. Dallo studio del cosmo si sono scoperti i positroni, particelle utilizzate per la PET, la metodica di diagnostica per immagini che consente di individuare precocemente i tumori. Ecco il bello della ricerca spaziale: non tanto scoprire se c’è vita su un pianeta di Alpha Centauri, ma migliorare la nostra vita sulla Terra».

L'universo oscuro è ancora tanto

Neri Marcorè E il suo “Racconto cosmico”

Dunque il sapere scientifico va sostenuto, vero?
«L’Italia ha un grosso potenziale di studio e ricerca, che non viene valorizzato. Lo si è sentito anche stasera dai nostri fisici. Certo, c’è sempre il problema della coperta corta: per cultura, istruzione, ricerca scientifica destiniamo percentuali bassissime del PIL. Sono trattati meglio altri settori meno determinanti per il futuro, soprattutto se pensiamo ai nostri ragazzi. La scienza oltretutto ha il gravoso compito di rimediare alle miopie umane che rischiano di compromettere la nostra sopravvivenza sul pianeta. Per dire, tra vent’anni il peso della plastica negli oceani supererà quello dei pesci: bisogna trovare una soluzione adesso per invertire la tendenza, altrimenti supereremo la linea oltre la quale sarà impossibile tornare indietro».

Il tuo collega e amico, Claudio Baglioni, ha detto che soffre perché vede un Paese incattivito.
«Subiamo il fascino del pifferaio magico di turno che promette che risolverà tutto. Noi che non vediamo l’ora di delegare ad altri la soluzione delle nostre difficoltà ci affidiamo a lui con tutta la superficialità del caso e i pretesti, le ipocrisie, i capri espiatori che servono a giustificare il nostro scarso impegno.
Salvo poi restarne delusi e cercare il messia successivo.
La classe politica rispecchia sempre la società, deve interpretarne i desideri. Ma se il popolo va verso gli istinti primordiali e la politica addirittura rilancia, facendo leva sulla paura e sull’aggressività, si genera una spirale pericolosa che ricade comunque su tutti, anche su chi si illude di sentirsi al sicuro. Ricordo gli anni dopo il ‘68, quando la coscienza critica era molto alta, pur con tutte le degenerazioni che seguirono. Allora le parole di Giorgio Gaber, le canzoni di Fabrizio De André suscitavano reazioni, acclamazioni e contestazioni. Gli stessi monologhi ascoltati nelle registrazioni dei decenni successivi suscitano reazioni via via più tiepide, sempre meno vivaci e sentite. Il Paese non è solo incattivito, come dice giustamente Baglioni; direi che ha smarrito gli strumenti per interpretare la realtà e si lascia guidare dagli istinti senza tentare un’elaborazione degli stessi, stregati da falsi miti come l’apparire e il consumare».

Un Circolo come il nostro Primo Piano che cerca di promuovere cultura, perde tempo?
«Ovviamente no. Cultura è confronto in modo civile. È stare insieme, fare comunità. Nei social sta passando una signoria dell’ego che ne è la negazione. Non incolpo lo strumento-rete: consente di conoscere, di mobilitare migliaia di persone per nobili cause. È potentissimo. Ma l’eccesso di un’informazione di cui non sentiamo il bisogno così come la ferinità dei leoni da tastiera maestri dell’offesa non sono buona cosa. La cultura è apertura per l’altro, non chiusura nel tuo mondo. È l’arma per vincere le paure, per affrontare l’ignoto. Ma qui a Correggio, come in tanti paesi dove sopravvive la piazza, una dimensione più a misura d’uomo, non dovrebbe essere arduo. Passeggiare sotto i vostri portici, scambiare due chiacchiere… anche questo è fare cultura, no?».

Ai giovani di Correggio mandi un saluto?
«Ai giovani in generale direi di non accontentarsi, non cercare scorciatoie, non trovare pretesti, di conquistarsi gli spazi che gli vengono negati, di lottare per il proprio futuro senza delegare e accettare supinamente la tirannia delle generazioni precedenti».
Grazie Neri. Lo salutiamo e come ricordo nostro, voilà, una punta del re dei formaggi. Tonifica. Lo attendono la terza edizione di RisorgiMarche, il Festival da lui ideato e realizzato per aiutare la ripresa delle zone del cratere dopo il terremoto che ha colpito la sua amata regione, e lo spettacolo teatrale “Tango per un calcio di rigore” che debutterà a Genova presto, dedicato alla vicenda argentina ai tempi della dittatura e dei voli della morte. Per non dire d’altro.

Giulio Fantuzzi

Leggi questo e altri articoli su Primo Piano di Febbraio 2019

Condividi: