Luigi Bellesia, ricordo di una scelta di vita

Una medaglia per ricordare il suo “no”alla Germania nazista

In occasione del settantasettesimo anniversario della fondazione della nostra Repubblica, celebrato il 2 giugno scorso, è stata consegnata la medaglia d’onore alla memoria di Luigi Bellesia, esponente di una famiglia molto nota tra Rio Saliceto, Campagnola e Correggio. Tale riconoscimento è riservato ai cittadini italiani, militari e civili, deportati durante la Seconda Guerra Mondiale nei lager nazisti. Ha ricevuto la medaglia, dalle mani della prefetta di Reggio Maria Rita Cocciufa, il maggiore dei suoi figli, Corrado (per molti anni presidente dell’ANPI di Rio), che, assieme ai fratelli Enos e Stelvio, ha voluto onorare in questo modo la memoria del padre.

Il 7 giugno del ‘43, all’età di ventotto anni, Luigi Bellesia venne richiamato alle armi: da Campagnola Emilia, dov’era nato e dove allora risiedeva, partì per la Grecia per combattere nella campagna dei Balcani promossa da Mussolini. L’8 settembre dello stesso anno, in seguito ai noti eventi bellici che accompagnarono l’armistizio, venne catturato dai tedeschi.

Non volendo aderire in alcun modo al nazismo, venne subito fatto prigioniero e trasferito in vari stalag nazisti, tra cui Katowice (Polonia), Konigsberg (Russia, oggi Kaliningrad) e Mèmel (Lituania). Dopo due lunghi anni di lavoro e privazioni riuscì a rientrare, il 12 maggio del ‘45, nella sua abitazione, ora sita a Canolo di Correggio. Qui lo aspettava la moglie col figlioletto primogenito di due anni, Corrado, che Luigi aveva solo visto nascere prima della partenza.

Il piacevole momento venne subito rattristato dalla tremenda notizia della uccisione del fratello di Luigi, Ruffino detto Giuba”, morto a Canolo durante la rappresaglia nazista del 23 aprile dello stesso anno.

“Noi a Hitler e Mussolini diciamo no, anche quando ci vogliono prendere per fame”: così scrisse Mario Rigoni Stern in un suo famoso libro. Quel no così perentorio fu la scelta di ben seicentomila internati italiani; tra questi anche Luigi, le cui braccia, da quel momento, diventarono manodopera gratuita per le varie industrie belliche tedesche. Molti di quei prigionieri di guerra morirono per le pessime condizioni di vita, per gli intensi turni di lavoro e l’alimentazione inadeguata. Tra i pochi fortunati ci fu Luigi, che riuscì a tornare, stremato ma vivo, da quell’inferno. La sua vita riprese normalmente ed ebbe termine nel 1996, nella sua casa a Rio Saliceto.

Corrado, Enos e Stelvio oggi lo ricordano con infinito affetto. Quella scelta antinazista del padre, lo dicono a gran voce e con molta convinzione, li rende da sempre e per sempre molto orgogliosi!

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