L’orto docet, poi ti cambia la vita

Cresce, a vista d’occhio. É questo uno degli aspetti più affascinati dell’orto domestico con la realizzazione del quale, per chi non lo ha mai fatto o non lo ha mai visto fare, si arrivano a scoprire una serie infinita di affascinanti fenomeni della natura. Uno in particolare, forse il più inaspettato, è quello della brevità del ciclo di vita di alcuni prodotti che, partendo da semi o da piccole piantine trapiantate, in pochissimo tempo (per alcune anche soli 30 giorni) sono pronti per essere raccolti. Una delle cose positive che ci ha regalato questo lunghissimo ed estenuante periodo di lockdown è proprio la riscoperta dell’orto domestico:  con questo termine intendiamo tutto ciò che va dalla realizzazione più classica, costituita da quelle che dialettalmente a Correggio si dicono “prese” (che di fatto però sono “prose” o “porche”), fino ad arrivare al semplice vaso posto sul balcone nel quale si coltiva basilico, rosmarino o pomodorini.

Pare siano stati effettivamente in tanti ad avvicinarsi alla coltivazione dell’orto in questo periodo e, per chi ha avuto questa opportunità o intuizione, gli aspetti piacevoli scoperti sono stati sicuramente sorprendenti. Al punto che questa nuova passione non si esaurirà sicuramente a breve, visto che la coltivazione di un orto è talmente coinvolgente da non poter più essere abbandonata. Un orto di fatto cambia la vita. D’altro canto, come si può resistere al fascino di una serie di semi o piantine minuscole che, in un periodo tutto sommato breve, possono colorare il nostro orto e diventare lattughe, zucchine o melanzane. La prima soddisfazione è quella di vedere il risultato produttivo, scarso od abbondante che sia, ottenuto grazie all’impegno profuso, non trascurabile in funzione della dimensione dell’orto, e la straordinaria collaborazione della natura. Poi arriva la soddisfazione dei sapori: il gusto nel vero senso della parola, vale a dire la ricchezza di una sapidità che talvolta non ritroviamo uguale in un prodotto di cui non conosciamo la provenienza, ma soprattutto che non abbiamo coltivato noi direttamente. É a questo punto che si diventa capaci di apprezzare anche una fragola più piccola od una carota meno perfetta. Non da ultimo, l’orto ci riporta a contatto con le stagioni. Potrebbe sembrare retorico ma già da diversi anni stiamo correndo il rischio di dimenticare che ogni essenza, orticola o frutticola che sia, ha una sua stagione ed il fatto che quel pomodoro lo si trovi al supermercato anche a Natale non significa assolutamente che quella sia la sua stagione. Prendere l’abitudine di ricercare i prodotti di stagione aiuta sicuramente l’economia domestica e l’ambiente, ma anche l’attività degli agricoltori.

La funzione socio–educativa degli orti

Non tutti hanno la possibilità di realizzare un orto a casa propria. Per questo motivo, in diverse realtà vengono allestiti spazi di terreno da assegnare a chi intende dedicarsi all’arte della coltivazione dell’orto, che è anche uno strumento per fare movimento, restare in tranquillità e trarre grande soddisfazione. Correggio non fa eccezione, basti per esempio pensare agli orti di Villa Gilocchi in via Mandriolo superiore, che vedete nell’immagine. L’orto in certi casi può diventare un hobby, ma al tempo stesso può essere educativo. Pensiamo per esempio agli orti didattici, da alcuni anni sempre più diffusi, che vengono realizzati all’interno delle scuole o nell’ambito di attività scolastiche. Iniziative che, soprattutto quando coinvolgono anche genitori e nonni, sono in grado di sensibilizzare le famiglie ad maggiore conoscenza dei cicli naturali ed al rispetto per l’ambiente, con ovvie ricadute sulle scelte alimentari dei consumatori.

Claudio Corradi

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