L’orrore delle mafie visto da vicino

Noi, studenti dell’Einaudi, sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta

Da dieci anni l’ITIS Luigi Einaudi di Correggio collabora attivamente alle iniziative di Libera, associazione nata nel 1995 per volontà di Don Luigi Ciotti, cittadino onorario di Correggio dal 2010. In particolare vengono proposti a noi  studenti soggiorni presso le cooperative che gestiscono i terreni confiscati alle mafie. Dal 23 al 28 settembre il nostro gruppo di venti studenti e studentesse dell’Istituto, accompagnati da due insegnanti, si è recato in un campo di Libera presso la Cooperativa Terre Joniche a Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. La cooperativa è stata fondata nel 2013, con l’obiettivo di gestire circa cento ettari di terreni confiscati alla ‘ndrangheta, realizzando produzioni biologiche da trasformare e distribuire con il marchio “Libera Terra”. Attualmente la cooperativa coltiva in regime biologico cereali, legumi, ulivi ed una varietà autoctona di finocchio, tipico del territorio di Isola Capo Rizzuto.

La scelta di andare con un treno notturno è stata fatta anche per un motivo eco-sostenibile: era il modo meno inquinante per raggiungere la Calabria. Il viaggio, seppur lungo, è stato comodo e divertente anche grazie alle cuccette, soprattutto perché ci ha permesso di essere più liberi e stare insieme.

Siamo finalmente arrivati nella campagna di Isola di Capo Rizzuto in una villa a due piani con molti balconi, circondata da ettari di terra. Siamo subito rimasti stupiti dalla grandezza degli spazi che offriva e dalla meravigliosa vista che la circondava. Quella villa, con il suo immenso appezzamento di terreno, era proprietà di un mafioso, ma ora è dello Stato italiano grazie alla legge 109/96. All’inizio non capivamo l’importanza di svolgere attività formative in un luogo che apparteneva alla mafia, ci è stato chiaro solo durante le testimonianze. Ciò che dà davvero fastidio ai mafiosi, oltre al fatto che gli vengano tolti un’abitazione o un terreno, è che quei luoghi, una volta usati da loro per fare affari loschi, vengano usati per informare la popolazione su ciò che è davvero la mafia. Oltre alle abitazioni usate da Libera per ospitare le persone, una parte fondamentale è costituita dai terreni: vengono usati per scopi socialmente utili, come dare un lavoro regolare a persone in difficoltà che, a causa di disabilità o altri problemi, non riescono a trovare un impiego idoneo e dignitoso. La Cooperativa Jonica ha trasformato la villa di un boss condannato in un agriturismo sociale: attraverso testimonianze, conferenze, documentari o film, spiega ai suoi ospiti tutto il male che fa la ‘ndrangheta e come la vita di chiunque possa cambiare incontrando la mafia.

L’esperienza è stata proposta agli studenti di tutte le classi terze del nostro Istituto nello scorso anno scolastico. Raccogliendo le iscrizioni durante l’estate, siamo arrivati a venti partecipanti delle attuali classi quarte di tutti gli indirizzi dell’Einaudi: economico, informatico e meccanico. Le numerose e differenti attività proposte hanno contribuito a rafforzare il legame e l’amicizia tra di noi. Abbiamo avuto anche momenti di svago molto divertenti, passando anche qualche ora al mare.

Una mattina siamo andati nella tenuta denominata “La Cepa” (dal nome dell’antico vascone usato per raccogliere l’acqua di sorgente) per svolgere diversi lavori agricoli: chi preparava i vasconi per le attività didattiche dei bambini più piccoli, chi ha dissodato il terreno, chi ha raccolto ortaggi dal magnifico orto. Nel capannone adiacente la villa abbiamo sistemato un furgoncino, che aveva bisogno di manutenzione e pulizie straordinarie. Un gruppo si è dedicato alla falegnameria, costruendo dei portabidoni per la raccolta differenziata: alcuni ragazzi hanno dato l’impregnante e ultimato l’opera. Tutti i giorni poi, a turno, dovevamo preparare la colazione, la tavola per i pasti, sparecchiare, lavare e pulire la sala da pranzo.

La prima testimonianza ascoltata è stata quella di Giovanni Gabriele, padre di Domenico dettoDodò”, che, a soli undici anni, la sera del 25 giugno 2009 è stato vittima di una sparatoria condotta dalla mafia, che ha causato la morte di un mafioso e del bambino stesso. Gli autori sono stati catturati e condannati all’ergastolo. Il delitto si è compiuto in un campetto di calcio nella periferia di Crotone, durante lo svolgimento di una partita tra amici. Ci ha colpito la volontà del padre di parlare apertamente dell’uccisione del figlio, per non dimenticare e non lasciare morire la speranza nella giustizia.

Poi abbiamo incontrato Marion, una mediatrice culturale, che è stata svegliata la notte del 26 febbraio di quest’anno per aiutare i sopravvissuti alla strage dello Steccato: una barca fatiscente con a bordo duecento persone, proveniente dalla Turchia, è stata spinta dal maltempo contro una secca proprio a poche decine di metri dalla spiaggia. Chi sapeva nuotare è sopravvissuto, ma purtroppo novantaquattro persone sono morte; tra loro molti erano bambini. La signora ci ha raccontato con molta chiarezza le fatiche dei parenti per poter avere le salme dei loro cari.

Ultimo incontro è stato quello con Tiberio Bentivoglio, imprenditore che da trent’anni combatte contro la ’ndrangheta. Negli anni ‘80, con la moglie, aveva costruito a Reggio Calabria un piccolo impero commerciale nel settore degli articoli sanitari, ma alla richiesta di pagare il pizzo alla mafia ha detto di no: sono cominciate le minacce, i furti e gli incendi. Nel 2011, durante un processo per i fatti che ha subito, diventa vittima di un agguato: gli sparano sei colpi di pistola, ferendolo in modo non grave. Da allora vive sotto scorta. Ci ha davvero impressionato la forza di quest’uomo, così educato e calmo ma allo stesso tempo fermo e solido come una roccia.

Per noi è stata una soddisfazione soggiornare in una casa di un ex ‘ndranghetista. Sono stati quattro giorni molto intensi, tutto era ben organizzato. Questa esperienza è stata di gran lunga superiore alle nostre aspettative. Abbiamo conosciuto persone fantastiche come Pietro, Raffaella e Umberto, gli operatori della Cooperativa che ci ha ospitato. Un’esperienza unica e molto emozionante, che ci ha aiutato a capire meglio fatti che abbiamo visto solo in televisione.

La testimonianza che ha impressionato tutti è quella di Tiberio e della sua lotta contro l’ingiustizia del pizzo. Scampato a morte certa, salvato dal fato, ha continuato a lottare per i suoi ideali nonostante gli avvertimenti ricevuti: adesso viaggia per l’Italia a raccontarsi e a spiegare come ribellarsi. Non dimenticheremo mai il padre di Dodò e il suo invito a non odiare mai nessuno, ma a chiedere sempre giustizia allo Stato.

Vorremmo qui ringraziare anche l’Amministrazione Comunale di Correggio che ha dato un contributo alla scuola per il nostro viaggio, ma soprattutto gli operatori di Libera che ci hanno guidato in questi giorni, dandoci appuntamento il 21 marzo a Roma per la manifestazione nazionale in memoria delle vittime innocenti di mafia.

NOI: Sofia Fatta, Filippo Barletta, Lorenzo Blundetto, Davide Catellani, Federico Vezzani, Riccardo Manicardi, Roberto Ferrari, Andrea Mele, Alessio Rossi, Paolo Luppi, Filippo Bellelli, Francesco Farina, Suleumanscan Babuc, Cristina Lanci, Jasroop Singh,  Lorenzo Rossi, Majila Ferrari, Alessandra Faccioni, Tommaso Bassoli, Jaskarat Kaur

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