L’ora dei progetti di comunità

I problemi del mondo della disabilità, la prima occasione

Diamo un seguito all’intervista alla Sindaca del numero scorso su “La Correggio che verrà”, con questa riflessione sui progetti di comunità per dar voce a nuove esigenze urbane, a partire dal mondo della disabilità.

 In questi anni si è lavorato per garantire alle persone svantaggiate opportunità di lavoro, per migliorare le condizioni sociali ed ambientali, per accompagnare le attività a momenti di svago e ricreazione. Nonostante questo permangono situazioni di criticità.

Gli spazi nei quali operano le persone disabili, anche quando sono ubicati in contesti di qualità, tendono ad essere frequentati sempre dalle stesse persone e difficilmente diventano luoghi socializzanti. Mancano occasioni che permettano incontri e offrano opportunità per generare interesse e diversificare gli argomenti di condivisione. I lavori che svolgono tendono ad essere molto ripetitivi e quindi poco gratificanti e stimolanti. Le attività svolte garantiscono margini di remunerazione esigui e le coop e associazioni faticano a mantenere un equilibrio economico finanziario che assicuri la continuità operativa. Sono state avviate diverse iniziative in ambiti e in contesti differenti, ma la frammentazione gestionale e l’attuale contingenza generata dalla crisi economica e dalla pandemia stanno rendendo necessario un coordinamento e un tentativo di rilancio.

È arrivato il momento di fare un passo avanti. La nuova sfida è quella di sviluppare dei “progetti di comunità” che permettano alle persone con fragilità di avere un loro ruolo e di essere protagonisti.

Questo implica che quando si pensano nuove strutture si sviluppino prima iprogetti socialiche si vogliono attivare e poi successivamente si incarichino gli architetti di dare forma alle idee. Si potrebbe tentare di dare vita a nuovi Spazi di Lavoro posti in luoghi strategici.

Un esempio concreto può essere rappresentato dalla Casa della cultura che sarà ubicata all’interno della ex caserma dei carabinieri. Questo edificio potrebbe accogliere il luogo di lavoro di una cooperativa sociale che si occupa di alimentazione ed offrirgli in gestione un bar innovativo che offra diversi servizi. Pensate a come sarebbe fantastico se gli studenti universitari che si incontrano a studiare in biblioteca nelle loro pause caffè frequentassero il bar gestito dalla cooperativa sociale… E se da questi incontri potessero nascere nuove cooperative culturali (art-lab) che offrono opportunità lavorative ai ragazzi disabili e ai giovani laureati… E se a fianco delle attività tradizionali si potessero avviare nuove produzioni originali cercando di entrare nel mercato degli oggetti da regalo dove i prezzi remunerano l’idea e la creatività e riconoscono un maggiore “valore aggiunto”… E se poi gli studenti o i giovani laureati organizzassero alla sera lezioni nella università della terza età accolta all’interno della biblioteca… E se i pensionati che frequentano le lezioni organizzassero cene a tema insieme alla cooperativa sociale e diventassero volontari… Vuole solamente essere un esempio.

Eguali principi potrebbero e dovrebbero essere applicati ai vari progetti strategici della città. La compresenza di funzioni è un “generatore di opportunità”. Le relazioni che si generano e i fili invisibili che si creano, legano le persone e sono la ricchezza della comunità.

«Queste idee meritano una particolare attenzione, poiché sono in linea con le necessità, le esigenze e le aspettative delle ragazze e dei ragazzi che noi seguiamo. Idee che noi condividiamo, perché mettono al centro della nostra comunità il mondo della disabilità. Parliamo in particolare delle ragazze e dei ragazzi che si vedono emarginati da un modello sociale che tende ad escludere più che a includere. Le conseguenze sono di evidente preoccupazione, in quanto tanti giovani si richiudono in sé stessi, perdono le relazioni sociali, s’incamminano verso un isolamento che può condurre verso destini non auspicabili. La sfida di questi “progetti di comunità”, articolati e declinati nelle varie proposte descritte, riteniamo sia percorribile, praticabile e di indubbia utilità. Se attuati con convinzione e accompagnati dalla nostra gente, crediamo che permettano di raggiungere mete difficili e di offrire risposte straordinarie.

Possono renderci orgogliosi di vivere in luoghi ove ognuno può sviluppare il proprio progetto di vita in armonia comunitaria».

Sergio Calzari,
Presidente Fondazione Dopo di noi

 

«Anffas Correggio vede con grande soddisfazione l’ormai conclusa costruzione da parte della Fondazione Dopo di Noi di Casa Claudia ed esprime enorme riconoscenza a tutte le realtà del nostro distretto. Si tratta di un gioiello architettonico e funzionale rivolto alla realtà residenziale dell’utenza disabile.

Posta questa ottima base per la situazione del “Dopo di noi”, resta da compiere un ulteriore passo verso la concretizzazione per il “Durante noi”: un luogo partecipato e inclusivo, inserito nel contesto urbano, “aperto” e contaminabile con la realtà culturale e sociale circostante. Una costante dottrina scientifica e giuridica individuano infatti nell’inclusione e compartecipazione il miglior percorso riabilitativo e/o di miglioramento relazionale in capo alle persone diversamente abili.

La misura della civiltà di una Comunità è data anche, pensiamo, dal tipo di solidarietà e partecipazione concreta che essa esprime».

Sergio Bandieri,
Presidente Anffas Correggio

 

«La coop Il Bucaneve è stata fondata 35 anni fa da un gruppo di persone sensibili al problema della disabilità. Il suo nome è quello di un fiore che sboccia tra i primi dopo l’inverno.

Da allora sono stati fatti passi importanti: nella scuola con un percorso ormai consolidato e positivo;   nel lavoro qualcosa è stato fatto per i disabili con una buona capacità produttiva, ben poco per coloro che hanno limitate capacità lavorative. Il Bucaneve ha attivato un laboratorio di assemblaggio che coinvolge una decina di disabili ma è comunque una piccola goccia nel mare del bisogno. In questo campo tanto rimane da fare per l’adeguamento delle postazioni di lavoro, soprattutto adesso, con l’introduzione massiccia di software ed hardware. Ricordiamo sempre che lavoro e dignità camminano insieme.

Per aumentare l’offerta di socializzazione ed integrazione da alcuni anni Il Bucaneve ha aperto anche il centro socio-occupazionale “Lavoriamoci”, dove si sviluppano le capacità relazionali e di autonomia integrandole con le capacita occupazionali, e dal prossimo anno si trasferirà in una nuova sede più ampia per crescere ancora.

Purtroppo la nostra società sempre più competitiva tende invece ad allargare il concetto di disabilità con la tendenza a inserire in questa categoria anziani e malati cronici, che vengono considerati un peso per la nostra società.

Sono fortemente convinto anch’io che i “progetti di comunità” siano molto importanti per creare quei rapporti di conoscenza, rispetto e collaborazione tra tutti. E in questo caso c’è ancora tanta strada da percorrere».

Luciano Bruschi,
Presidente Cooperativa Il  Bucaneve

 

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