L’italian style conquista ma non basta

news aprile 2016

L’italian style conquista ma non basta

Angelo Marani dopo il successo milanese

Marani ci accoglie nella sede della Marex spa in mattoni rossi, nel cuore della zona industriale di Correggio. Entrando nel suo ufficio, molto operativo, ci si imbatte in un ritratto di Stalin a grandezza di dittatore, accostato ad uno scintillante jukebox con le canzoni dell’epoca. «È l’apparecchio originale che la mia famiglia aveva posto nella propria trattoria, il Bel Sit, il primo del genere a Correggio. Il disegno di Baffone invece l’ho recuperato a Bratislava, in un ufficio pubblico, all’epoca della caduta del muro». Intorno, la parete è tappezzata dalle creazioni dell’artista Mimmo Rotella che Marani ama particolarmente.
Lo stilista è reduce dalla Settimana della moda di Milano, la più importante rassegna del settore. La famiglia Marani ha avuto grandi riconoscimenti: la figlia Giulia ha aperto la settimana della moda presentando la propria collezione («Ha straordinarie capacità di innovazione sui materiali e sulle tecniche di produzione» riconosce il padre) e Angelo ha sfilato nell’ultima giornata riscuotendo un apprezzamento internazionale.

Proveniente da una famiglia di “osti”, il futuro stilista ha frequentato il liceo linguistico a Reggio e poi l’università a Vienna, dove ha assorbito gli stimoli di una comunità multietnica. A Correggio, finito il servizio militare a metà degli anni sessanta, si è trovato ad essere l’unico in paese a parlare correntemente il tedesco. «Il maglificio La Gioconda doveva far fronte a gruppi di clienti olandesi e tedeschi che capitavano direttamente in azienda per stipare sulle loro auto migliaia di maglie, pagandole in contanti. Così Gibertoni, il titolare, mi convinse ad affrontarli e, in pratica, a gestirli».

Tra questi clienti c’era in particolare un olandese che si affidò a lui per il rifornimento dei propri banchi di maglieria e con lui volle costituire una società. In poco tempo Marani arrivò a rifornire 350 ambulanti tra Olanda e Belgio, fino a commissionare un milione e mezzo di capi ai maglifici di quello che è diventato il grande distretto della maglieria: Carpi, Correggio, San Martino e Mirandola. «Facevo tutto io: dalle specifiche al trasporto della merce con la mia auto nel fine settimana. Tornavo con valige piene di fiorini in piccolo taglio che il lunedì andavo a svuotare in banca per la disperazione dei cassieri».

Stanco di questa vita e con l’ambizione di creare confezioni in proprio, Marani fondò nel 1976 la Marex, avendo ben chiara l’idea di arrivare ad un prodotto di alta qualità e di design innovativo. «La moda hippie cominciava a stancare, e agli abiti consunti e informi si sostituirono maglie e jeans più aderenti e femminili, pieni di colore, che esaltavano le forme». Così rilevò una stamperia a Como seguendo l’intuizione di portare sul cotone, sul cachemire e sull’angora il tipo di stampa utilizzato fino ad allora solo per i foulard: fu un grande successo e altri lo seguirono. «Tornando a Correggio trovai le condizioni per concentrare qui la mia attività, integrandola verticalmente: dalla progettazione dei materiali al design, alla tintoria e alla stamperia (dotandosi di un efficiente depuratore), fino alla produzione. La scelta della distintività del prodotto ha pagato: mentre la concorrenza dei paesi dell’est, e poi della Cina e del Vietnam, costringevano alla chiusura i maglifici che continuavano a competere solo sulla quantità e sul prezzo, Marex cresceva assumendo sarte, modelliste, magliaie e rammendatrici lasciate senza lavoro dai fallimenti o dalle delocalizzazioni delle altre imprese del territorio.

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