L'isolamento, condanna per i più fragili

L’isolamento, condanna per i più fragili

Come si reagisce a questa sofferenza

Da marzo 2020 è cambiata la nostra vita. Sono cambiate le abitudini, le priorità, le paure. Una svolta epocale, in grado di generare grande disagio e sofferenza in ogni contesto, dovendo fare i conti con assenze, sia temporanee sia definitive. In pochissimo tempo il mondo intero si è dovuto riorganizzare per arginare un fenomeno sanitario imprevedibile. In una società fondata sul continuo contatto, l’unica prevenzione possibile è l’isolamento. Paradossale, vero?

Proviamo a immaginare in questa situazione le persone con disabilità, le loro famiglie, i caregiver che si prendono cura di loro. Come hanno vissuto e continuano a vivere l’esperienza dell’isolamento? Abbiamo coinvolto voci provenienti da mondi differenti, quali la politica, i servizi alla persona, la scuola, l’associazionismo, la Chiesa, accomunati però da un unico sentire: l’attenzione ai più fragili.

«Sono convinto che le restrizioni e lo stop delle attività quotidiane abbiano portato sofferenza e destabilizzazione in persone che, in genere, hanno la routine come riferimento di vita e che trovano nelle relazioni esterne un bilanciamento rispetto alla vita in casa» afferma il vicesindaco Gianmarco Marzocchini, che aggiunge: «L’emergenza ha messo in evidenza come i servizi attuali, seppur diffusi ed efficienti, siano poco orientati e propensi alla domiciliarità. Permane la necessità di pensare sempre di più a normative e servizi “con” e non solo “per” le persone con disabilità. Un grande grazie alle Associazioni, fondamentale è stata (ed è) la loro incessante attività».

Il Covid-19 ha dimostrato di essere incompatibile con la socialità, ma quest’ultima è un elemento di integrazione e inclusione imprescindibile. Luciano Parmiggiani, Responsabile del Servizio Sociale Integrato, ci informa che i centri socio-occupazionali e il laboratorio “Creazioni”, per i malati psichici, hanno funzionato sino alle chiusure natalizie nel pieno rispetto delle norme vigenti.

Dal mondo associativo la testimonianza di Claudia Guidetti, presidente Anffas: «L’ultima attività che abbiamo realizzato è stato il carnevale, poi la chiusura totale. A metà giugno si sono riaperti timidamente e con regole ristrettissime il Centro Diurno Arcobaleno e pochi altri luoghi comunitari. Prima a piccoli gruppi, organizzati in base alle richieste e ai bisogni, poi pian piano, superata un po’ la paura, si è registrato un aumento delle partecipazioni. I ragazzi hanno continuato a realizzare le loro creazioni e preparazioni alimentari, che diventano centrali soprattutto durante il periodo natalizio con la promozione dei prodotti».

Continua poi a fare il punto sui diversi progetti: «La costruzione di “Casa Mia” a cura della Fondazione Dopo di Noi non si è mai interrotta, la fine dei lavori è prevista per l’autunno del prossimo anno. “Il Bucaneve”, la cooperativa di inserimento lavorativo, non ha mai sospeso l’attività, mentre “Sap”, nostro fiore all’occhiello da tanti anni, si è dovuto riconvertire in modalità a distanza. Speriamo che si possano presto riprendere anche le attività sportive di “AltrArte”. L’avvento dei vaccini, l’efficacia delle restrizioni impartite, l’autodisciplina di tutti noi, ci auguriamo possa presto portare a un miglioramento della situazione».

Le operatrici di “Lavoriamoci” ricordano così i primi mesi di lockdown: «Abbiamo organizzato delle attività da fare online con i ragazzi, suddividendoli in due gruppi. Chiamate su Skype a giorni alterni e poi il venerdì tutti insieme. Ad ogni settimana veniva assegnato un tema (sport, cucina, geografia, film, libri…) e durante le giornate proponevamo delle attività come giochi, interviste, quiz. Tutto questo ha permesso di conoscerci meglio e di scoprire alcune cose dei ragazzi che altrimenti non avremmo potuto sapere. Abbiamo parlato di passioni, interessi, progetti futuri e desideri a volte nascosti. Le telefonate hanno permesso a tutti di avere un appuntamento, qualcosa da aspettare. La situazione pandemica ha influito molto sul loro umore, ma la partecipazione a “Lavoriamoci” aiuta loro a comprendere quanto sia importante avere un obiettivo durante la giornata e come il perseguirlo in gruppo lo renda ancora più piacevole».

E il mondo della scuola? Ce lo racconta Maria Cristina Santini, Dirigente scolastica dell’Istituto Einaudi di Correggio: «Durante questi mesi di chiusura delle scuole, le persone che probabilmente più hanno sofferto per la mancata frequenza sono stati i ragazzi diversamente abili, che vivono la scuola come un ambiente “di tutti” e “per tutti”, in cui coltivare relazioni tra pari ed elevare il proprio potenziale umano ed esperienziale». Da settembre\ sono cambiate le regole di frequenza scolastica, consentendo ai ragazzi certificati di tornare a scuola. In merito aggiunge: «A volte si fermano in un’aula a loro dedicata o nella biblioteca, a volte seguono i professori curricolari per seguire la lezione con gli altri amici che sono collegati attraverso smart tv o monitor interattivo. Ho la fortuna di avere degli insegnanti con una grande sensibilità, che hanno fatto la differenza in un momento così difficile. La Vigilia di Natale ho ricevuto una stella di Natale da parte della famiglia di uno dei miei ragazzi diversamente abili. Nel biglietto ringraziava la scuola per il sostegno, l’aiuto e l’affetto e aggiungeva: “Il lavoro svolto con amore porta i suoi frutti”. Sono anche questi gesti che rinnovano le energie in un anno scolastico totalmente in salita e pregno di incertezza».

Infine, la testimonianza del sammartinese Giorgio Borri, storico volontario della Casa di Carità di Fosdondo: «Durante i primi giorni di chiusura abbiamo dovuto prendere decisioni non facili. Suor Nicoletta ha voluto ascoltare i pareri di tutti gli ausiliari, per poi decidere di vietare l’accesso agli esterni, volontari e familiari. C’è chi riusciva comunque a dare un contributo anche da lontano, preparando pasti e improvvisandosi rider per portare il cibo in Casa. Nel periodo della riapertura si sono allentate un po’ le restrizioni, senza eccedere e sempre nel pieno rispetto delle norme. Si cercava di fare turni meno frequenti, ma si doveva sempre fare i conti con defezioni dell’ultima ora. Continua a essere un periodo molto faticoso per tutti, in particolare per gli ospiti, a cui mancano relazioni e sfoghi esterni, quali il centro diurno, il lavoro alla cooperativa, le attività creative o le semplici visite di amici e parenti».

Un grazie di cuore ai nostri ospiti per questa importante testimonianza, desideriamo concludere con la riflessione contenuta nel calendario Anffas 2021: «La sfida non sarà tanto ritrovare la “normalità” ma ridisegnare un “nuovo futuro”. Allora… se non ora, quando? Noi siamo pronti, carichi di energie e di speranze per provare a costruire un nuovo domani: sfida che richiede una forte dose di responsabilità e come spesso succede, cerchiamo di avere l’umiltà di imparare proprio dalle persone che ogni giorno rischiano di essere lasciate indietro». 

Francesca Nicolini

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