Ligabue racconta la sua città

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Ligabue racconta la sua città

Riportiamo di seguito un estratto dell’intervista.

In molti a Correggio si ricordano, però, i tuoi primi concerti, alle feste dell’Unità o nei locali qui intorno. E tanti pensavano: “Però, questo qui…”
«Attenzione, però, perché lì c’era già stato un salto di dieci anni. Un giorno tutta questa “fuffa”, di cui vi dicevo, si è concretizzata in una canzone che era solida, pur nella sua semplicità, perché si ispirava a quello che un giorno sarebbe diventato l’assunto a cui mi sarei sempre attenuto: parlare solo di quello che ho vissuto o ho visto vivere».

Era “Sogni di rock’n’roll”…
«Sì. Dopo quella canzone, infatti, ne ho scritte altre, velocemente, che poi avrebbero composto, in buona parte, il primo album. E ci fu il famoso, per me “famosissimo”, esordio al Lombardo Radice, l’8 febbraio del 1987. Io avevo quasi 27 anni ed era la mia prima esibizione vera. Lì facemmo solo le canzoni che sentivo che avevano senso di esistere. Quelle in cui, se vuoi, mi muovevo in un mondo piccolo ma vero. Era una domenica pomeriggio, alle 4. Avevamo tirato dentro degli amici, che erano venuti un po’ a forza, un po’ per farci contenti. Quel pomeriggio ho scoperto che io su un palco non solo non facevo fatica a starci, ma che dentro mi faceva stare molto bene. E da allora ci inventiamo i pretesti, le feste, le celebrazioni, i giri del mondo semplicemente perché io possa ripetere più spesso possibile questa esperienza».

Pare che qualcuno abbia registrato quel concerto…
«Speriamo di no… Mi sono trovato sul palco a urlare letteralmente le canzoni. Quando ho fatto “Figlio di un cane”, sono entrato in una specie di trance. Ricordo che i miei amici, alla fine, mi hanno guardato dicendomi: “’Scolta, ma… esci da questo corpo!”. In realtà, fu una sorpresa anche per me, perché giù da un palco non sono così. Eppure lì non ero un altro me. Poi, sia io che i miei amici ci abbiamo fatto il callo. Però quella prima esperienza è stata scioccante, per tutti!»

A proposito, è vero che sei sotto ricatto dei tuoi amici? Pare che abbiano alcune tue registrazioni di concerti in cui cantavi “Vaselina Blues”…
«Sì, sono sotto ricatto. Quella canzone l’avevo messa nel nostro repertorio perché ero in un periodo di stanca. Dopo il ventesimo concerto in provincia non sapevamo più cosa inventarci e ci siamo detti: “Proviamo anche il repertorio demenziale.”»

Quindi, suonavate parecchio, anche come OraZero? Erano tempi diversi, per la musica dal vivo…
«Ho avuto diverse fortune. Fra queste, anche il fatto che, quando ho cominciato a suonare, fra concorsi, qualche investimento dell’amministrazione comunale e feste di partito c’era spesso la possibilità di esibirsi. E, quando cominci, questa cosa è salvifica, ti fa tirare avanti».

Luigi Levrini
con Barbara, Guido,
Mariachiara e Rosanna

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