Libertà van gridando: ma davvero?

Quando non basta la parola

“Stai dritto! Così diventi gobbo!”, mi sbraitava mammà mentre facevo i compiti, chino sul foglio. Bastò metter su gli occhiali per ritrovare una corretta postura. Correva il tempo in cui le biciclette non avevano il cavalletto e si appoggiavano al muro senza riguardo. Per star dritte, dovevano per forza appoggiarsi a qualcosa. Sono così anche le parole. Quelle che stan su da sole (assolute) e quelle che si devono appoggiare (relative), che cioè devono essere riferite ad uno specifico ambito. Guai a confondere le une con le altre. Ecco alcuni esempi.

Velocità: a fare cosa? A stirare le camicie, a consegnare il compito, a risolvere un problema, ad arrivare al nocciolo della questione, a fare l’amore (no, questo esempio non va bene). Velocità non sta in piedi da sola, è un sacco vuoto, di volta in volta da riempire con qualcosa. Anche se si cerca di farla passare per un valore assoluto. Questa macchina è velocissima, raggiunge i 100 kilometri all’ora in 4 secondi. Ma a chi può servire una cosa del genere? A un deficiente, a un calciatore? E le due cose potrebbero anche coincidere (diceva Beppe Grillo, quando faceva ridere).

Intelligenza: questo è invece un valore assoluto. La persona intelligente lo è e basta così. In qualunque ambito potrà far valere la sua intelligenza. Intuizione, la stessa cosa. Empatia, idem. Solo valori positivi? Mannò, hanno valore assoluto anche i ben noti vizi capitali: cattiveria, avarizia, invidia. Sulla furbizia si discute la collocazione.

Libertà: non sta in piedi da sola, serve l’aggiunta. Da cosa ci si vuol liberare? Dalle cartelle esattoriali, dalla stitichezza, dalla suocera, dalle zanzare tigre, dalle chiamate dei call center. L’elenco è infinito. Certo ci sono casi, ma pochi, dove basta la parola… ma solo perché l’aggiunta è fin troppo nota, e non serve specificare. Dagli austriaci nel Risorgimento, dalla schiavitù in America nell’800, dalla dittatura nei regimi autoritari. Per il resto serve sempre l’aggiunta.

E adesso veniamo a noi.

Libertà, grida la gente nelle piazze in questi giorni. Ma senza l’aggiunta ne risulta un calderone, che raggruppa i no-vax, ma anche i vaccinati solo contrari al green pass, i contrari alla scuola in DAD, all’obbligo delle mascherine, al coprifuoco, alle tasse (questa funziona sempre).

A suddividerli in base alla specifica avversione, ne risulterebbero tanti gruppetti “contro”, ognuno con la sua propria avversione. Tutti assieme risultano una forza, utile solo al politico che ci mette sopra il cappello, furbo a non fare nessun distinguo. Sempre di gruppi minoritari si tratta, ma col chiasso che fanno e con l’attenzione che gli dedicano i media fa tutto un altro effetto. L’Italia entrò nella prima guerra mondiale contro la volontà di grandissima parte del Paese e pure della maggior parte del Parlamento, con quel che seguì. Adesso, nei dibattiti in tv, dove il sangue che scorre fa audience, si presentano le tesi contrapposte (il pro e il contro), dando così a intendere un equilibrio di forze che nella realtà non esiste.

Tornando al grido di “libertà” che si diceva, io la vedo così: esiste un’avversione che tutti li accomuna, ed è, semplicemente, l’avversione per le regole, qualunque sia il tipo di regola. Che tradotto nel linguaggio corrente, sarebbe il ben noto “me ne frego”. O no?

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