L’Expo 2015 e il segreto della mortadella

Primo Piano a colloquio con Francesco Veroni

«Siamo artigiani della qualità»: chi mi dice così non è Sabrina Ferilli ma Francesco Veroni, presidente della Fratelli Veroni fu Angelo S.p.A., salumificio vanto del nostro saper fare correggese.
Anche se in TV ci va meno dell’attrice romana, il dottor Francesco gode di una non meno rispettabile notorietà.
Non solo a Correggio, beninteso.

Con lui è sempre un piacere conversare. E da Correggio, in un baleno, arriviamo al mondo.

“Expo 2015 – nutrire il pianeta, energia per la vita”: di questo parliamo.

Sarà uno spot pubblicitario, volatile come un tweet? chiedo.
«Direi di no. Noi, come Veroni, ci saremo e ci contiamo proprio.
D’altronde mi pare che ci si stia preparando bene.
L’Italia ha fatto benissimo a proporre ed a ospitare quel grande evento mondiale.
Sarà una vetrina eccezionale del nostro saper fare, un’occasione unica per promuovere la qualità dei nostri prodotti, del nostro cibo e del modo di vivere che ci sta dietro» risponde il dottor Veroni.

Federalimentare, l’associazione di settore del sistema Confindustria, di cui fa parte la ditta Veroni, in effetti, sta dandosi un gran daffare per il successo dell’EXPO.

“Cibus è Italia” e “FabFood” saranno le due iniziative clou. “Fabbrica del gusto italiano”, il loro sottotitolo. Cose d’eccezione, curate assieme al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano e con la supervisione di un Comitato Scientifico di alto livello.

«La fabbrica del gusto italiano, in questi anni, ha fatto dei grandi progressi.
Noi della Veroni, orgogliosi di appartenervi a pieno titolo, non siamo stati con le mani in mano. Abbiamo superato senza scossoni il triennio della crisi.
La quota del nostro export si è rafforzata, specie nella seconda parte del 2014, tenendo la media di tutto il settore manifatturiero alimentare, che, va ricordato, è il secondo, in Italia, subito dopo il metalmeccanico, per importanza.
E adesso, lo dico con la massima prudenza, registriamo dei segnali di ripresa dei consumi interni.
Merito di un contesto più favorevole, ma anche frutto di ricerca, di innovazione, di investimenti per migliorare continuamente prodotto e processo» dice Francesco Veroni.

Insomma, qui alla Veroni, non ci si è sdraiati, magari su un sofà simil-Ferilli, ad aspettare che passi la nottata.

Anche se proprio con il settore del mobilio il dottor Veroni non disdegna similitudini.

«Come per IKEA (che ha preso molto dall’ottima tradizione del made in Italy) così per l’agroalimentare mondiale, noi italiani abbiamo fatto scuola.

Il problema è che a volte in questa scuola entrano dei monellacci senza scrupoli, che non rispettano l’etichetta. È il fenomeno della contraffazione dei nostri campioni della tavola: si evoca il cosiddetto “italian sound”, si inganna il consumatore e si fa concorrenza sleale proprio a chi rispetta l’etichetta. È una battaglia sulla quale da anni siamo impegnati nell’Unione europea e fuori. E ha dato qualche ottimo frutto come le regole di tutela per i prodotti DOP e IGP, un campo nel quale l’Italia ha un primato assoluto in Europa e nel mondo. Adesso è in corso il negoziato Transatlantico tra UE e USA. Contiamo che queste regole vengano rafforzate anche per il mercato americano, affinché quelle barriere sanitarie che spesso ostacolano artificiosamente il nostro export laggiù non coprano più politiche commerciali protezionistiche».

Prosciutti, mortadella, salami, pancette, coppe, insaccati, stagionati, cotti: ce n’è per tutti i gusti qui alla “fabfood” Veroni.Il dottor Francesco mi narra dei riconoscimenti e dei primati che fanno del cognome che lui porta una garanzia per il consumatore.
E si ritorna alla frase d’inizio:

«Il segreto è l’artigianalità delle lavorazioni.
Ogni prodotto è un caso a sé, ma le regole comuni sono l’origine della materia prima, il controllo rigoroso di qualità lungo tutto il ciclo lavorativo, la professionalità delle maestranze, l’igiene e la sicurezza per il consumatore, il rispetto della tradizione.
Siamo all’avanguardia nelle tecnologie, ma, non sembri incredibile, ancora diverse fasi di lavorazione, per i cotti, per gli insaccati, per il testaggio della stagionatura, vengono eseguite manualmente come comanda la tradizione».
Visto che i “Veroni fratelli nonni” di allora iniziarono la loro avventura a Correggio nel 1925, ai “Veroni fratelli nipoti” di oggi, la tradizione porta consiglio con l’esperienza di una novantenne ancora in splendida forma.

Ma torniamo all’EXPO.
EXPO 2015 ci squaderna una platea di 9 miliardi di consumatori da sfamare di qui al 2050. Ebbene, l’obiettivo che l’agroalimentare made in Italy si darà proprio lì a Milano il primo maggio è quello di portare il nostro export da 30 a 50 miliardi di euro da qui al 2020, superando Francia e Germania.

Ce la faremo dottore? chiedo.
Francesco Veroni mi guarda negli occhi senza esitazione: «Io ci credo, convintamente. Lo ritengo un obiettivo alla nostra portata».

We can, insomma. «Purché si tiri tutti pari» aggiunge «e dopo il 31 ottobre, chiusi i cancelli dell’EXPO, il Paese non si distragga, dimenticando questo straordinario patrimonio di cui dispone».
In effetti, faremmo la figura di un salame che s’impicca da sé!

La sua ricetta, dottore?
«Un giusto mix di politiche, di misure, di volontà che rafforzi la nostra capacità competitiva».

Come il mix di ingredienti che fa della vostra mortadella un prodotto inimitabile?
Il dottor Francesco sorride compiaciuto.
Ma è inutile insistere.
La ricetta della mitica mortadella di Veroni, Primo Piano non l’avrà mai.
Top secret.

Veroni Fratelli fu Angelo S.P.A.

È nata nel 1925 e da sempre ha sede a Correggio.
È la capofila di un gruppo che conta oggi tre società e otto stabilimenti produttivi tra le province di Reggio, Parma e Bologna.
Il fatturato complessivo è di circa 104 milioni di Euro.
I dipendenti del gruppo sono 320, più circa duecento agenti-rappresentanti italiani ed esteri.

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