L’età del rame della micro-criminalità

Stato, comune e cittadini insieme ottengono buoni risultati

Questa non è più l’età dell’oro. Ma nemmeno del ferro o del bronzo: pare essere l’età del rame.

In quasi tutti i cimiteri della provincia reggiana una o più bande in questi mesi hanno fatto razzia di manufatti in rame, senza lasciarsi intimorire o commuovere dai luoghi.  A fine aprile un gruppo di ladri specializzato è tornato dopo meno di un anno a rifornirsi al cimitero di Correggio: un bottino di gronde, frontalini e pluviali sradicati dalle tombe di famiglia. L’organizzazione di queste bande di “recuperanti” di frodo non è banale. Pochi giorni fa sono stati addirittura asportati i cavi in rame dell’alta velocità tra Napoli e Roma, provocando pesanti ritardi dei treni. Oltre all’attività di smontaggio e logistica, c’è una rete di clienti, forse stranieri, che la polizia ancora non è riuscita ad individuare.

 

Intanto qualche risultato le forze dell’ordine l’hanno ottenuto. A Correggio è stato arrestato il probabile autore dell’inquietante stillicidio di furti compiuti nei negozi del centro storico negli ultimi mesi. Si tratta di un trentenne albanese, clandestino e con precedenti in questa specialità, che si rifugiava nell’edificio ex Cuccolini, ora abbandonato. Si ritiene che a lui siano da addebitare molte delle “spaccate” nei negozi, in particolare quelle attraverso i vasistas. Un povero diavolo, ora rispedito in Albania, che per pochi spiccioli, e spesso senza riuscire nemmeno nel suo intento, ha creato ingenti danni e esasperato diversi cittadini. Quanto accaduto evidenzia comunque il problema della sorveglianza dei luoghi degradati: se fosse un po’ più frequente e mirata eviterebbe alcuni di questi shock alla comunità. Perché a forza di chiamarla “micro-criminalità” in Italia sembra si voglia escluderla dal compito che storicamente è all’origine degli Stati: quello di garantire la sicurezza ai propri cittadini.

Viene da chiedersi: le risorse della stazione dei Carabinieri di Correggio sono oggi adeguate in uomini e mezzi? Dal sistema delle forze di sicurezza non si possono avere dati precisi sulla consistenza dei reati commessi sul nostro territorio? Qual è l’utilizzo da parte del Ministero degli Interni delle risorse deputate alla sicurezza nelle nostre zone? In tempi in cui i riflettori spaziano su ogni aspetto della vita pubblica, queste esigenze di trasparenza e di informazione sono sensatissime.

 

Si dice “c’è la crisi”. Ma la verità è che il contrasto alla criminalità maggiore ottiene dei buoni risultati grazie alle risorse impiegate e ai riflettori dei media; mentre i fenomeni di micro-criminalità sono in forte crescita in tutti i luoghi d’Italia perché impuniti e relegati tra le notizie degli eventi atmosferici locali.

Criminalità che poi non è tanto “micro”, perché ci sono furti che risultano particolarmente odiosi, come quelli negli appartamenti, che violano anche psicologicamente i cittadini nella loro intimità.

 

Il Comune intanto, da parte sua, bilancio dopo bilancio, implementa una piccola rete di telecamere di sorveglianza (arriveremo a 70 attive entro l’anno) e sta organizzando una gestione integrata dei sistemi di videosorveglianza coi comuni della “bassa” e della “val d’Enza”. Perché è evidente la necessità di un coordinamento tra i territori limitrofi, visto che la criminalità non rispetta i confini comunali. Ma si fa strada anche la consapevolezza che per tornare ad avere un territorio sicuro i cittadini devono organizzarsi, non aspettare che arrivi “lo Stato”. È il senso delle assemblee pubbliche che l’Amministrazione comunale ha tenuto sul bilancio, a cui ha partecipato il Maresciallo dei Carabinieri per dare consigli su come affrontare le truffe e la micro-criminalità. E ne è il primo esempio a Correggio il “gruppo di controllo di vicinato” che si è costituito nel quartiere dei Ciliegi dopo aver subito diverse rapine. Niente a che vedere con le ronde leghiste di vent’anni fa. In accordo con il Comune e in collegamento col nucleo dei Carabinieri è stato creato un gruppo chiuso su WhatsApp e ogni volta che viene notato qualcosa ognuno è subito informato, ovunque si trovi. Chi è in zona si coordina con gli altri per ispezionare immediatamente il quartiere. Se c’è una conferma vengono avvisati i Carabinieri, ma già la presenza attiva degli abitanti scoraggia i malintenzionati.

Insomma, bisogna che la comunità attraverso l’auto-organizzazione aiuti lo Stato dove obiettivamente lo Stato non può arrivare coi suoi soli mezzi. Ma lo Stato, a sua volta, faccia

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