Lento ma inesorabile

Lento ma inesorabile

Le imprese di Pietro Cingi, grande ciclista amatoriale

Guardandogli il fisico, tutto si può intuire tranne che Pietro Cingi abbia come hobby quello di cimentarsi in imprese ciclistiche che per noi comuni pedalatori rasentano l’incredibile per lunghezza, difficoltà e frequenza.
Ma come è cominciata questa avventura?
«Quasi per scherzo!- racconta Pietro- Cercavo di dimagrire un po’ facendo una qualche pedalata salutare. Poi come sempre l’appetito vien mangiando, sono passato ai raduni amatoriali (con ristoranti discreti). Il passo successivo sono state le gran fondo in compagnia (con ristoranti ottimi e pasti abbondanti) e cosi via in un crescendo che mi ha portato a quello che segue».
Pensionato, 60 anni suonati, scapolo, non troppo longilineo ma resistente allo sforzo e alle intemperie, come nei maestri Jedi di Guerre Stellari, avverti in lui presenza della forza.

Lo incontro nella sede della Ciclistica Correggio, dove da tesserato e consigliere anziano si occupa dell’attività del settore mountain bike e inoltra le richieste di iscrizione dei tesserati a tutte le gran fondo del panorama italiano. Appassionato di bicicletta a 360 gradi, negli anni ha percorso in lungo e in largo l’Italia partecipando a raduni, gran fondo su strada e mountain bike con il solo intento di esserci, senza pensare né al piazzamento né al risultato cronometrico.
Con la principale preoccupazione che i ristoranti fossero ben forniti e vari (è un buongustaio).
Non lo disturba che prima di lui siano arrivati al traguardo sani e salvi un bel po’ di atleti partiti assieme, probabilmente più smaniosi di arrivare. Perché lui non va forte ma è un corridore di passo; avanza piano su tutti i tracciati, pianura, collina, montagna; avanti, sempre avanti, lento, e inesorabile.
Attenzione però: in pochi possono vantare il suo curriculum di partecipazione a gran fondo, su strada e fuori strada. Nominerò solo le principali imprese, di alcune delle quali sono stato testimone diretto, da comparsa al confronto di tale gigante.
Discesi 20 Gran fondo des Dolomites; 19 Nove colli in Romagna; 12 Gran fondo dei cooperatori (la nostrana La Matildica), e poi le classiche minori. Tutte imprese portate regolarmente a termine. Solo di una, in particolare, vi voglio brevemente raccontare e il solo nominarla mi affatica e ho bisogno di assumere una bustina di integratori.
È considerata (a ragione) tra le più terribili gran fondo se non la più dura in assoluto, la Otzaler: 238 km con partenza e arrivo a Solden, Austria. 5.500 metri di dislivello, 4 passi alpini che solo nominarli fanno rabbrividire: Kuhtaia 2020 mt, Brennero a 1377 mt, Giovo a 2090 mt e il disumano passo Rombo a 2509 mt. Pietro è riuscito a domarla molte volte.
Ebbene, il nostro Pietro parte per questa sfida con la sua caratteristica calma (che è poi, come si sa, è la virtù dei forti), e vi garantisco per esperienza diretta che a un certo punto la fatica è talmente esagerata che, se non sei molto forte di testa oltre che preparato fisicamente, ti vien voglia di gettare la bicicletta giù per il primo dirupo che trovi, giurando di non salirci mai più.
La fatica e il freddo (si parte all’alba, anzi prima dell’alba) sono i nemici contro cui devi combattere, che diventano sempre più forti man mano che passano i kilometri e le salite si susseguono. Per fortuna che ci sono i punti ristoro dove il nostro Pietro si sente a suo agio e in pochi minuti recupera energie sufficienti per arrivare al successivo.
Lui viaggia sempre molto vicino al “pulmino scopa”, quello che raccoglie gli esanimi, perché «non si sa mai».
Pietro pedala tranquillo verso la meta. Sul passo Rombo, ultima terribile asperità di giornata della Otzaler, gli addetti al controllo lo aspettano, lo riconoscono e chiudono dietro di lui il portone storico, che di notte proibisce il passaggio a chiunque. Sanno che dopo Pietro «non dovrebbe esserci più nessuno». Lui intanto transita in perfetto orario sulla sua personale tabella di marcia, che prevede l’arrivo sul traguardo alcuni minuti prima che gli organizzatori comincino a smontare il traguardo e andare a letto.
Questo raccontano i cantastorie durante le serate a tavola presso la Ciclistica Correggese. Al che Pietro sorride e sfida tutti a fare altrettanto.

Viller Magnanini

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