Le sfide dell’agricoltura locale

Intervista al neo assessore regionale Alessio Mammi

A pochi giorni dal suo insediamento come assessore all’agricoltura della nostra regione, abbiamo approfittato della consueta disponibilità di Alessio Mammi, già consigliere della provincia di Reggio Emilia con delega all’Agricoltura, per fare alcune riflessioni sul settore.

Il comparto agricoltura della Regione Emilia-Romagna è fortemente evoluto e specializzato, da sempre un esempio in ambito nazionale ed europeo. Essere l’assessore di questo comparto è una bella responsabilità, oltre che un riconoscimento di grande stima e fiducia.

«Certo, mi è stata affidata una responsabilità enorme e devo ringraziare il Presidente Bonaccini. Lo vedo anche come un riconoscimento al territorio, non solo alla persona. Reggio Emilia vede nell’agricoltura uno dei settori fondamentali. Come ho sempre cercato di fare nei miei incarichi pubblici, ci metterò impegno, serietà e studio: cercherò di ascoltare il mondo agricolo e di conoscerlo approfonditamente, consapevole che è un settore strategico. Viene definito primario perché sta alla base di tutti gli altri. In queste settimane difficili comprendiamo bene quanto sia importante continuare ad avere tutti i giorni cibo buono, sicuro e di qualità. Diventerà un’esigenza sempre più forte. L’ultimo modello di un telefono cellulare forse può attendere, ma la necessità di cibo non è rinviabile. L’agricoltura poi non è solo un settore economico ma anche cultura, relazione con l’ambiente, ricerca. L’agroalimentare è la nostra straordinaria capacità di creare, innovare e condividere con il Mondo eccellenze uniche. Basti pensare al nostro Parmigiano Reggiano».

 

Lei proviene da una recente esperienza provinciale in ambito agricolo e tante problematiche non le sono nuove: quali sono le più urgenti che si è trovato a dovere affrontare?
«Purtroppo, la problematica più urgente che ho dovuto affrontare fin dal mio insediamento è stata l’emergenza Coronavirus e le sue ricadute in termini economici, logistici e amministrativi per le aziende agricole e agroalimentari. Insieme ai colleghi delle altre Regioni ci siamo attivati da subito per richiedere al Ministro dell’Agricoltura e al Governo misure di sostegno al settore, che in questo frangente non può fermarsi ed è anzi chiamato a garantire a tutta la comunità i necessari approvvigionamenti alimentari, dai prodotti freschi come il latte e l’ortofrutta, a quelli trasformati.

I provvedimenti restrittivi presi dal governo e dagli altri Paesi hanno generato ingiustificati blocchi all’export delle merci danneggiando l’agroalimentare, per non parlare di tutte le attività connesse con la ristorazione e il turismo svolte dalle aziende agricole. Proprio per questo al Ministro abbiamo chiesto di adottare misure urgenti di carattere fiscale e finanziario nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC), che si aggiungono agli ammortizzatori sociali già introdotti dal Governo per il mondo produttivo.

Per quanto di competenza regionale abbiamo condiviso con le rappresentanze, nell’ambito della Consulta agricola, un pacchetto di interventi, con deroghe e semplificazioni, sui bandi del Programma di Sviluppo Rurale e sulle assegnazioni dei carburanti agricoli.

Questo non ci fa però perdere di vista le altre emergenze che devono essere affrontate in modo sistemico, come la cimice asiatica per il settore dell’ortofrutta, gli effetti del cambiamento climatico e le indispensabili misure di adattamento a partire dal fabbisogno idrico, il crescere del protezionismo e di barriere commerciali che mettono a rischio il nostro export (che vale oltre 6 miliardi di euro).

C’è poi tutto il tema della riforma della PAC (Politica Agricola Comune) per il nuovo periodo di programmazione 2021-2027 che, Coronavirus permettendo, dovrebbe chiudersi entro il prossimo anno. Allo stato attuale c’è il rischio di un consistente taglio dei fondi, che per lo sviluppo rurale in Italia sarebbe superiore al 17% a prezzi costanti, e di una marginalizzazione del ruolo delle Regioni, a vantaggio di un Piano Strategico Nazionale e di un’unica autorità di gestione, che non consentirebbe di rispondere alle specificità e ai fabbisogni diversificati del nostro territorio e della nostra agricoltura. Su questo fronte occorre proseguire col grande lavoro fatto da chi mi ha preceduto, facendo rete con le principali regioni agricole europee, con il Parlamento Europeo e con il nostro Ministero.

Un fallimento della Pac significherebbe un fallimento dell’Europa che, purtroppo, esce già profondamente indebolita anche dalla pandemia. Lo dico rammaricato, da europeista convinto. Ai tempi del Coronavirus e del cambiamento climatico penso che un continente come il nostro non potrà essere autosufficiente a livello alimentare e non riuscirà a diventare davvero green se non investirà seriamente nella sua agricoltura. Sfide politiche epocali, vedremo se ci sarà la volontà di vincerle. L’Emilia Romagna farà la sua parte».

 

Ha già individuato delle priorità per la Regione?
«Il primo tema è quello del reddito e della competitività delle aziende agricole. Senza remuneratività le aziende agricole chiudono: se non ci sono aziende non c’è né produzione alimentare né presidio e cura del territorio. Le istituzioni devono mettere in campo ogni strategia per perseguire questo obiettivo. E per fare reddito non bastano solo gli aiuti e i contributi pubblici: serve efficienza produttiva, innovazione, aggregazione tra imprese e integrazione delle varie fasi della filiera, capacità contrattuale di vendita e di promozione dei prodotti di qualità che contraddistinguono la nostra agricoltura».

Come pensate di muovervi?
«In quest’ottica è fondamentale continuare a spingere sull’innovazione e la ricerca in agricoltura, su cui la Regione Emilia-Romagna ha già fortemente investito con uno stanziamento di oltre 50 milioni di euro nell’attuale PSR (il dato più rilevante a livello europeo), che ha consentito di attivare centinaia di progetti innovativi che coinvolgono le aziende agricole e la rete di Università, centri di sperimentazione e ricerca regionale. La sfida è ora trasferire i risultati di questi progetti in pratiche diffuse, che incrementino la competitività delle aziende e la loro sostenibilità ambientale, altro obiettivo fondamentale del mio mandato in continuità con quanto si è già fatto sul biologico, la produzione integrata e l’agroambiente. Serve poi un forte impegno sul ricambio generazionale, senza il quale non ci sarebbe futuro per le nostre aziende. Nella sola Reggio Emilia abbiamo riconosciuto premi di primo insediamento a 250 giovani agricoltori per un totale di 9,5 milioni di euro; inoltre abbiamo sostenuto 140 progetti di investimento nelle aziende dove si insediano giovani per 14 milioni di euro, il 20% del totale regionale».

 

L’agricoltura regionale è fortemente specializzata grazie alla forte competenza da parte dei produttori che, per questo, sono molto esigenti ma anche collaborativi. Le sarà di supporto?
«Certamente la competenza, la specializzazione e, aggiungo, il livello di aggregazione e cooperazione del nostro settore agricolo mi saranno di aiuto nello svolgere il mio mandato. Senza questo presupposto sarebbe difficile per chiunque sviluppare politiche di sostegno ai molteplici settori produttivi che contraddistinguono l’Emilia-Romagna. Voglio investire sul rapporto diretto, sul campo, con le singole aziende agricole, senza il quale non si possono conoscere davvero criticità e fabbisogni. L’ho detto fin da quando mi sono insediato, sarò un assessore che starà molto sul territorio».

 

Il nostro territorio, quello Correggese, è particolarmente vocato alla zootecnia ed alla viticoltura.
«In ambito viticolo son tre i progetti finanziati in provincia di Reggio-Emilia, con 41 aziende coinvolte e un contributo concesso di un milione di euro. Di queste aziende ben 14 sono proprio di Correggio, ed a loro andrà circa un terzo dei contributi. Tra gli investimenti più significativi ci sono quelli relativi all’acquisto di vendemmiatrici per la raccolta meccanizzata dell’uva, che riguardano anche tre aziende del correggese».

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