Le prove INVALSI aiutano il sistema scolastico

Roberto Ricci, presidente dell’Istituto, al collegio docenti del nostro Liceo

Nonostante abbiano debuttato nel nostro sistema scolastico già nell’anno 2005/2006, le prove INVALSI non sono ancora state ben accettate e tanto meno ben comprese, sia dagli studenti che dai genitori e in alcuni casi anche dai docenti. Superflue? Perditempo? Utili? Indispensabili?

Il dibattito è ancora acceso. Per questo è bene ritornarci sopra e soprattutto approfondire, come nel caso del seminario organizzato dalla dirigente del Liceo Rinaldo Corso Viviana Cattaneo che ha invitato a Correggio il professor Roberto Ricci, Presidente di INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione).

Di fronte a lui c’era il Collegio Docenti del Liceo correggese, un folto gruppo di insegnanti che ha dimostrato di credere nell’utilità delle prove INVALSI.

 

Presidente Ricci, come mai ci sono ancora docenti che esprimono critiche o ritengono addirittura superflue queste prove?

«Mi permetta di sfatare un luogo comune che sempre più spesso viene smentito dalla realtà dei fatti. È vero che ci sono ancora insegnanti che mettono in discussione le rilevazioni nazionali, ma il dialogo costruito in questi anni con le scuole (il seminario organizzato dal Liceo di Correggio ne è un esempio) ha condotto a una sempre maggiore interazione tra docenti e Istituti e quindi a più chiarezza sul ruolo svolto da INVALSI.

Molto probabilmente sopravvive, ma fortunatamente sempre più minoritaria, un’idea di valutazione standardizzata che comunemente viene evidenziata come di controllo sistematico. In realtà, fornire dati censuari e attendibili al sistema consente di disporre di elementi conoscitivi sull’efficacia degli interventi didattici, per poter poi avviare anche meccanismi correttivi, senza alcuna stigmatizzazione.

Negli anni l’Istituto ha investito molto nella promozione dell’uso dei dati, condividendoli con i docenti: le scuole, via via, hanno apprezzato l’illustrazione dei criteri di costruzione delle prove standardizzate e la presentazione dei modi d’uso degli esiti per mettere a punto ulteriori attività didattiche.

Inoltre, l’adesione sempre maggiore delle scuole e di singoli docenti al Seminario annuale (che da sette anni INVALSI organizza per offrire una panoramica su come i dati possano essere utilizzati) è la conferma della riconosciuta utilità delle prove. Le istituzioni scolastiche che si candidano annualmente alla sezione dedicata a presentare le proprie esperienze, a partire dall’utilizzo degli esiti e delle prove INVALSI, forniscono uno sguardo d’insieme incoraggiante su come l’utilizzo di questi materiali sia ormai riconosciuto».

 

Cosa dire a studenti e genitori per convincerli della necessità di un Istituto come l’INVASI e della validità delle prove?

«INVALSI ha sempre sostenuto che la valutazione standardizzata non sia alternativa alla valutazione degli insegnanti ma complementare: gli esiti delle prove servono alle scuole per avere un elemento ulteriore di confronto da cui muovere per il miglioramento.

I risultati forniscono al docente un termine di comparazione rispetto ai traguardi di apprendimento richiesti dalle indicazioni nazionali, che rappresentano quei presìdi fondamentali affinché i nostri ragazzi siano in grado di abitare la società consapevolmente e di esercitare pienamente il diritto di cittadinanza.

Il concetto principale dietro le prove INVALSI è la valutazione di sistema, che vuole porsi come un anello garbato tra quegli aspetti propri della scuola ed il raggiungimento di quei traguardi che costituiscono una garanzia per tutti.

Ricordo che il PNRR, nella parte relativa all’istruzione, pone l’accento su un aspetto molto rilevante: non ci sarà una crescita armonica, solida e appropriata del Paese se la nostra popolazione non avrà competenze adeguate.

Per quanto riguarda l’interesse degli studenti alle prove, un elemento a supporto della crescente adesione è costituito dal fatto che, a partire dal 2021, gli allievi dell’ultimo anno della secondaria di secondo grado possono scaricare in formato open badge la certificazione dei livelli di competenza raggiunti. Il badge digitale può essere utilizzato per arricchire il proprio curriculum-portfolio, evidenziando i livelli raggiunti sui social network o su altre piattaforme professionali.

Certamente, molto può essere ancora fatto per intensificare il rapporto tra gli studenti, le famiglie e l’Istituto, promuovendo azioni di informazione e di incontro: il nostro compito è restituire alla collettività quello che i dati dicono o suggeriscono».

 

Cosa dicono i risultati delle prove 2022 sul livello di istruzione del nostro sistema scolastico nazionale?

«Innanzitutto la partecipazione alle prove è stata davvero alta e ha superato ovunque il 90%, talvolta sfiorando il 98%, a riprova di come siano sempre più comprese e condivise le finalità delle rilevazioni.

Per quanto siano stati compiuti degli enormi passi nel ritorno alla scuola in presenza, le conseguenze della pandemia si sono fatte sentire anche nell’anno scolastico appena concluso. Fortunatamente, il calo osservato l’anno scorso si arresta nel 2022 e non mancano alcuni segnali di ripresa, anche se non in ognuna delle discipline osservate e non in tutti i territori.

Le rilevazioni 2022 danno ragione degli sforzi encomiabili che la scuola ha profuso per far fronte alle lunghe chiusure: questo è avvenuto anche attraverso la DaD, che ha consentito di salvaguardare per lo meno gli aspetti fondamentali degli apprendimenti. I risultati delle prove ci mostrano un Paese a diverse velocità, con differenze considerevoli non solo negli esiti medi di apprendimento ma anche tra indirizzi di studio nella scuola secondaria di secondo grado. Le prove rilevano apprendimenti di base che, almeno negli aspetti essenziali, dovrebbero essere garantiti a tutti: i risultati mostrano una certa disparità su questo».

 

Durante il seminario correggese lei ha analizzato i risultati delle prove INVALSI nel nostro Liceo. Come si posiziona?

«Rispetto al dato nazionale e della regione il Liceo si posiziona molto bene. Il dato complessivo di scuola compendia varie situazioni: quasi tutte le classi hanno esiti buoni, in alcune persino eccellenti. Talune invece, sia in Italiano che Matematica, presentano esiti un po’ più deboli anche se non tali da configurare una situazione grave. Per quanto riguarda l’Inglese, nel reading alcune classi registrano una percentuale di studenti che non raggiungono il B1 leggermente più alto della media regionale; nel listening, seppure con importanti punte d’eccellenza, alcune classi registrano studenti che si fermano al B1 in una percentuale leggermente maggiore rispetto alla media territoriale».

 

Cosa fa INVALSI

  • Effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni di istruzione e formazione professionale;
  • studia le cause dell’insuccesso e della dispersione scolastica, con riferimento al contesto sociale ed alle tipologie dell’offerta formativa;
  • effettua le rilevazioni necessarie per la valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole;
  • predispone annualmente i testi della nuova prova scritta, a carattere nazionale, volta a verificare i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti dagli studenti nell’esame di Stato al terzo anno della scuola secondaria di primo grado;
  • provvede alla valutazione dei livelli di apprendimento degli studenti a conclusione dei percorsi dell’istruzione secondaria superiore, utilizzando le prove scritte degli esami di Stato secondo criteri e modalità coerenti con quelli applicati a livello internazionale per garantirne la comparabilità.

Per ulteriori informazioni su INVALSI: www.invalsi.it

 

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