Le Pietre d’inciampo

#sonoresistente

Lucia si presentò in caserma proprio quel maledetto 8 dicembre 1943, era serena, d’altronde non aveva fatto nulla di male, che cosa le sarebbe mai potuto accadere?
Purtroppo il maresciallo dei Carabinieri, Salvatore Toma, lo stesso che, in borghese, le aveva suggerito di lasciare al più presto, per sicurezza, la sua abitazione, si trovò costretto, anche per la presenza di militi della GNR, a procedere al fermo, come imposto dalle direttive ministeriali.
Lucia, ebrea, nella casa di Piazza San Quirino, civico n 4, ci viveva con la famiglia già dal 1936, poi nell’estate del 1938, quando il regime fascista dispose il censimento nazionale della popolazione ebraica, anche lei e i suoi genitori furono registrati come appartenenti alla “razza ebraica”.
La madre di Lucia morì nel 1939, la sorella Ginda e il padre nel 1943. Il fratello Valter, invece, fu costretto a rendersi latitante.
E lei rimase così sola in quella casa. Per un po’, dopo il suggerimento del maresciallo Toma, si trasferì a Villa Taparelli dove, all’epoca, erano rifugiate diverse famiglie di profughi, ma, dopo pochi giorni, le mancavano la sua casa, gli oggetti, le abitudini quotidiane. E così non solo ritornò nella sua abitazione, ma, in buona fede, andò anche a comunicarlo ai Carabinieri. Purtroppo da Correggio, dopo il fermo, fu subito trasferita a Reggio Emilia nelle carceri di San Tommaso, dove rimane due mesi.
Il 15 febbraio 1944 venne trasferita a Fossoli, divenuto nel frattempo “Campo poliziesco di raccolta e di transito per la deportazione”. Partì per Auschwitz il mattino del 22 febbraio con altri nove ebrei reggiani, in un convoglio che trasportava oltre seicento persone e viaggiava sotto la sigla RSHA (Ufficio centrale per la sicurezza del Reich). Si trattava di un convoglio di ebrei rastrellati e destinati alla selezione per il gas, esattamente lo stesso sul quale stava viaggiando anche Primo Levi.
I deportati ebrei arrivarono a destinazione nella notte di sabato 26 febbraio, e immediatamente subirono, direttamente sulla banchina dello scalo ferroviario di Auschwitz, la selezione. Lucia scomparve così… passando per un camino… quasi certamente selezionata per il gas lo stesso giorno dell’arrivo.
Dopo l’arresto di Lucia Finzi, l’appartamento di piazza San Quirino fu requisito dai tedeschi e utilizzato per ricoverare gli sfollati. Tutto ciò che la casa conteneva, compresi i suoi effetti personali, andò perduto.

Ecco… questa, come migliaia anzi milioni, di altre storie servono per tenere viva la memoria nei confronti di quell’abominevole progetto di sterminio voluto contro tutti quegli esseri umani ritenuti non idonei ai canoni della razza ariana.
E questa memoria, in una delle tante sue forme, viene tenuta accesa dall’opera dell’artista berlinese Gunther Demning che installa, a scopo commemorativo, una pietra d’inciampo (una piccola targa in ottone 10 x 10 cm. posta su un sanpietrino) davanti alle case in cui vivevano le persone arrestate in tutta Europa.
L’iniziativa è partita da Colonia nel 1995 e ha portato finora all’installazione di oltre 45.000 “pietre”.
Le Pietre d’Inciampo sottolineano il carattere capillare della deportazione, il legame delle nostre città con i campi nazisti di concentramento e di sterminio, svelano spesso una collaborazione da parte dei fascisti locali, e, soprattutto, danno nome e luogo ad una persona uccisa. Ritorna la vita che prima dell’assassinio c’era.

Ciò è avvenuto anche a Correggio, prima pietra d’inciampo posta in tutta l’Emilia, venerdì 9 gennaio alle ore 9.00, al civico 4 di Piazza San Quirino, davanti alla casa di Lucia Finzi.

 

Gruppo di lavoro
per le scuole: le classi 5C e 5D del Liceo Rinaldo Corso
per Istoreco: Monica Barlettai, Gemma Bigi, Elisabetta Del Monte, Alessandra Fontanesi, Matthias Durchfeld, Steffen Kreuseler

Commozione e ricordo, per non dimenticare MAI, perché non accada mai più.
Per Resistere SEMPRE.

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