Le nuove leve del rock correggese

I Mad Box ci svelano i segreti del loro primo disco “Disperso”

Avete presente quando succede qualcosa che ti catapulta nel passato? Il “passato” in questione per me era la fine degli anni novanta, inizio duemila (quasi vent’anni fa … oddio!) quando a Correggio continuava il fermento musicale derivato dal decennio precedente. Avere un gruppo musicale era la norma, comporre canzoni era un esercizio quotidiano e condividere con il pubblico la propria arte era considerato il massimo!

Mi trovo un sabato di maggio a dover intervistare un gruppo musicale composto da quattro ragazzi, i Mad Box.
Correggesi, di un’età variabile tra i 20 ed i 25 anni, molto simpatici e soprattutto molto determinati. Non mi aspettavo che proprio loro avrebbero fatto riaffiorare immagini ormai affidate all’album dei ricordi. Marco Barigazzi, cantante e front man del gruppo, Matteo Benzi, bassista, Lenny Ligabue, batterista, e Gianluca Maggi, chitarrista, sono i quattro componenti della band.

La storia di questo gruppo ha origini lontane, all’epoca delle medie quando Marco e Matteo cominciano a suonare insieme, unendosi poi a Gianluca e ad un altro batterista con cui incisero anche una demo. Lenny entrerà nel gruppo solo tre anni fa, quasi per caso, sostituendo in un concerto il batterista che era impossibilitato a partecipare. In quel concerto i Mad Box si esibirono insieme ai Mamamicarburo, che qui da noi non hanno certo bisogno di presentazioni! L’alchimia creatasi nella band fu immediata e quell’episodio sancì la nuova formazione. Ora è in uscita il loro primo album e ha inizio la promozione on stage, che partirà l’8 giugno dai Vizi del Pellicano.

Parliamo del disco: titolo, numero delle tracce e di quello che ritenete essere il “singolo”
«È il primo lavoro veramente nostro per intero, in italiano, senza rinnegare la prima demo dove cantavamo in inglese ma eravamo decisamente più acerbi e dove è evidente l’aspetto emulativo rispetto ad altri artisti. Questo è un prodotto più personale che ha impiegato due anni di lavorazione! Testi, musiche, arrangiamenti è tutto nostro, senza alcun contributo esterno. Si chiamerà “Disperso” e conterrà una decina di canzoni, il cui motivo conduttore riguarda proprio l’età che stiamo vivendo: la fase del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, nella quale ti ritrovi nella condizione indicata dal titolo dell’album, disperso.

Ovviamente i temi trattati sono quelli che viviamo ogni giorno e che sono direttamente riconducibili alla nostra età: la soddisfazione maggiore è quando senti amici che ti confidano di essersi ritrovati in quei testi, quando le nostre canzoni non sono più solo nostre ma diventano di tutti perché ciascuno rivede un po’ di sé. “Noi no” è il singolo e spiega che con le persone non si può giocare: se ferisci non puoi poi tornare indietro, quello che si fa porta a delle conseguenze e queste conseguenze rimangono. Il concetto è applicabile ad una relazione d’amore o ad un’amicizia ma anche alla famiglia, è un testo implicito che ognuno può interpretare ed applicare a sè stesso come desidera».

Francesca Manzini

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