Le mie dolcezze: set, campagna e bebè

Il momento magico di Andrea Gherpelli

Incontrare e parlare con Andrea Gherpelli è un’esperienza speciale, di quelle che rimangono ben impresse nel cuore e nella mente, perché è il tipo di persona che ha la capacità di trascinarti con entusiasmo, passione e dedizione nei suoi tanti mondi. Dalla meccanica agricola, ai grani antichi, ai set cinematogafici, è un confronto stimolante e divertente. Andrea sta vivendo un momento d’oro sia umanamente che professionalmente. È diventato da poco papà della splendida Noa Celeste; ha reinterpretato il famoso busilan (la ciambella, per chi non conoscesse il termine dialettale emiliano) con la pasticceria Alfieri di Correggio ed è reduce da due successi cinematografici. Uno, con il ruolo dello scultore Giuseppe Mozzali nel film “Volevo nascondermi” sul pittore Antonio Ligabue e l’altro per il ruolo del dottor Mosca nella fiction “Cuori”, andata in onda tra ottobre e novembre su Rai 1 e seguita da quattro milioni di telespettatori. A ciò si aggiunge “Wild Teens”, un reality senza precedenti in onda su Discovery Plus che unisce l’agricoltura e le sue complessità con il mondo degli adolescenti. Andrea è il fattore che li accompagna in questo percorso insolito. Primo Piano approfondisce con lui le varie esperienze.

Andrea, tra i tuoi tanti recenti successi, partiamo da quello più intimo e importante: tua figlia.
«Noa Celeste è una grazia del Cielo, una gioia immensa. Io e la mia compagna Elena siamo felicissimi. È nata il giorno di San Martino, è sana e sta crescendo bene».

È iniziata da poco la produzione e vendita di un dolce tradizionale emiliano, in collaborazione con la Pasticceria Alfieri: di cosa si tratta nello specifico?
«Durante l’ultima fiera di San Luca, io e la mia compagna Elena abbiamo tenuto un incontro aperto al pubblico a Palazzo dei Principi sui frumenti secolari che io coltivo. Abbiamo raccontato le origini dei grani, la manipolazione delle farine e i prodotti che con esse produciamo nell’azienda agricola di Prato. Abbiamo anche parlato del frumento Gentil Rosso, una varietà di grano dalla spiga alta, di eccellente valore nutritivo e dal profumo intenso che io tengo integrale e macino a pietra. All’incontro c’erano anche Cinzia e Luca della Pasticceria Alfieri, da sempre attenti alla qualità delle materie prime e appassionati di grani antichi. In quel momento è venuta l’idea del “Busilan Gentile”, che ora si può acquistare da Alfieri il sabato mattina e ai nostri mercati agricoli settimanali».

Rimanendo nell’ambito agricolo, sei nel cast del reality Wild Teens su Discovery Plus. Come ti sei avvicinato al progetto?
«Io non amo i reality tradizionali, ma quando gli autori me l’hanno proposto non ho potuto rifiutare perché è un format di argomento completamente nuovo, che mi riporta al mio lavoro di agricoltore. L’idea nasce dal voler mettere in contatto dei nativi digitali, dodici ragazzi dai 14 ai 18 anni, con la vita rurale, fatta di tempi precisi e lavori scomodi. Per venti giorni, alle Cascine Orsine in provincia di Pavia, i giovani concorrenti, privi dello smartphone, devono fronteggiare una quotidianità fatta di lavoro nei campi, accudimento di bovini, pulizia di stalla e pollaio, approvvigionamento di cibo. Io sono il fattore, ma anche colui che assiste al loro disorientamento, alle loro crisi, ai loro conflitti e infine alla loro rinascita».

Cosa hai portato a casa da questa esperienza?
«È stato un percorso umano interessante: inizialmente questi ragazzi sono entrati in cascina pensando di essere persone strutturate, ma il contatto con la natura e i suoi ritmi li ha molto disorientati. Sono crollati uno a uno come dei birilli ed è stato in quel momento che ho potuto mettere nuovi semi, dare loro nuovi messaggi. Il mio insegnamento principale è stato: chi semina raccoglie, badate a cosa seminate! Nel tempo hanno imparato a responsabilizzarsi ed adattarsi alle situazioni. Questo programma ha fatto capire loro che dietro al telefono c’è un mondo in cui l’erba cresce, i semi germogliano, i frutti si raccolgono».

Dalla campagna alle corsie dell’ospedale Molinette di Torino negli anni ’60, quando si faceva strada l’idea del trapianto di cuore: sei stato ammirato da quattro milioni di telespettatori nel ruolo del dottor Mosca. Cosa c’è di Andrea in lui?
«Caratterialmente il dottor Mosca, con il suo cinismo e desiderio di riscatto sociale, non ha nulla a che vedere con me. L’unico aspetto che ci accomuna è l’origine contadina, anche se lui, a differenza di me, è figlio di un porcaro. In questo personaggio però ho messo tutto lo studio e l’esperienza di venti anni di recitazione».

Incontrandoti ho appurato che sei una persona molto concreta: come vivi la dicotomia agricoltore-attore, campagna-set cinematografico?
«Rimango me stesso in ogni circostanza che la vita mi offre. Il mondo dello spettacolo è fatto di vento che viene e va; è fondamentale rimanere con i piedi per terra e non cedere a lusinghe».

Progetti futuri?
«Per il momento io ed Elena stiamo valutando di implementare la nostra gamma di prodotti, aggiungendo qualcosa di salato da realizzare con un altro grano duro antico: il grano del Miracolo».

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