Le mascherine colorate che regalano un sorriso

Il progetto homemade di Elena Sangiorgi

È da oltre un anno che conviviamo con la mascherina. Prima della pandemia la si indossava in qualche specifico reparto sanitario, se si aveva intrapreso determinate cure o in mestieri a contatto con agenti pericolosi. Da più di un anno è diventata un accessorio di uso comune, che copre parzialmente il nostro viso, senza eliminarne l’espressività. Perché sì, i sorrisi esistono anche quando non li possiamo vedere. Li cogliamo dagli occhi, che brillano un po’ di più quando le nostre labbra svirgolano all’insù.

Elena Sangiorgi, correggese doc, classe 1995, ci ha dato un ulteriore spunto in merito: non solo si può sorridere con la mascherina, ma attraverso la mascherina si può anche regalare un sorriso.

Una volta terminato il liceo scientifico a Correggio, Elena decide di iscriversi al Politecnico di Milano, dove dopo cinque anni, nell’ottobre del 2019, si laurea in “Design for the Fashion System”. Oggi lavora a Milano presso una giovane azienda di abbigliamento, in cui ricopre il ruolo di apprendista Product Manager. Quotidianamente si dedica allo sviluppo del prodotto, seguendo le collezioni dalla creazione del campionario fino alla vendita diretta al cliente finale.

Parlando emerge che la sua passione per l’ago e filo ha radici lontane: «In casa, fin da piccola, ho sempre respirato “aria creativa”. Mio nonno materno aveva un ricamificio a Correggio, mentre mia nonna paterna era una sarta. Sono quindi sempre stata circondata da tessuti, fili ed accessori, che erano tutti racchiusi in quella che io ho sempre chiamato la “stanza delle meraviglie”. Credo che tutto questo mi abbia indirettamente influenzato a trovare la mia strada nel mondo della moda».

Elena ama un aspetto in particolare di questo mondo: il senso di innovazione. Non si concentra tanto sulle false tendenze stagionali, ma sulla ricerca e sulla fortissima spinta al rinnovamento ed al cambiamento che il settore quotidianamente richiede.

Sostiene: «Il bello di questo lavoro è che i risultati non si vedono dopo anni, ma dopo pochi mesi. Ogni sei mesi c’è un creativo che inventa qualcosa o lo ripropone in maniera assolutamente geniale ed innovativa. Così come l’arte in qualsiasi epoca ha qualcosa da raccontare, così è per la moda ed il mondo del design. Del resto siamo in Italia, culla e patria di bellezza e talenti, non può che essere diversamente».

A marzo dell’anno scorso, quando ha avuto inizio la pandemia, Elena si trovava a Correggio, costretta a restare a casa senza certezze sulla ripresa. Fin da subito il settore della moda è apparso uno tra i più colpiti. Una pausa forzata che per Elena può avere anche i suoi risvolti positivi: «può essere una occasione utile per ripensare le priorità, i ritmi di lavoro, la gestione della produzione e operare salvaguardando la sostenibilità. L’industria della moda è la seconda industria più inquinante al mondo, seconda solo a quella del petrolio. Tante sono le tempistiche e le metodologie da cambiare e migliorare».
Da una situazione di disagio e precarietà nasce il suo bellissimo progetto “Il sorriso nascosto”:

«l’idea nasce da una necessità, dal mio bisogno di espressione creativa in un momento abbastanza buio. Era appena iniziato il lockdown e ho deciso di iniziare a cucire mascherine in tessuto colorato per me e per la mia famiglia, in un momento in cui sinceramente mi metteva ansia l’idea di dover indossare per mesi una mascherina bianca, asettica. Un modo per ri-vestire non solo il corpo, ma anche la quarantena stessa in maniera creativa. Ho deciso quindi di sfruttare il mio tempo a casa mettendomi in gioco per gli amici, donandogli un sorriso».
Con questi presupposti #ilsorrisonascosto sbarca su Instagram, il canale ad oggi più veloce ed immediato per promuovere le proprie idee. Il progetto non prevedeva regole, chiunque poteva scrivere a Elena e farsi regalare “un sorriso”, attraverso una mascherina colorata cucita da lei. I tessuti erano tutti scampoli, perciò spesso le mascherine erano pezzi unici.

Ci confida con emozione: «inizialmente credevo che non ne avrei regalate più di 30… ma sì, 35. In realtà ne ho cucite più di 200! Le donavo non solo a conoscenti, ma anche a persone che non sentivo da anni. Significa che il passaparola stava funzionando. Era diventato quasi un lavoro più che un passatempo, ma avere un obiettivo mi ha aiutata tantissimo a non impazzire durante il lockdown».

Facendo un bilancio finale aggiunge: «dalla mia piccola esperienza posso dire che qualsiasi cosa tu realizzi, che sia grande o piccola, se viene apprezzata e sfruttata significa che hai centrato l’obiettivo, nel mio caso come designer. Durante il primo lockdown mi sono cimentata nella produzione di mascherine in tessuto, poi, costretta all’isolamento causa covid-19, ho iniziato a cucire elastici per capelli: in entrambi i casi l’idea di spendersi per qualcosa e per qualcuno che apprezza veramente ciò che fai perché lo usa, dà moltissima soddisfazione. Questo mi ha aiutata tanto in questo periodo difficile. Ho la certezza di aver realizzato qualcosa che è non solo bello, ma è soprattutto utile. Questa è la vera sintesi del design, realizzare oggetti belli esteticamente ma soprattutto funzionali e di qualità ed è quello che ho imparato durante il mio percorso».

La creatività per Elena è sinonimo di innovazione: tutti, a suo parere, se curiosi ed adeguatamente stimolati, possono essere creativi, ciascuno a proprio modo. Secondo lei non esiste una scuola che insegna la creatività perché questa è di tutti, un patrimonio comune: «io stessa nel mio ambito, non occupandomi di stile ma lavorando sul prodotto, non vengo “classificata” come creativa; non per questo ritengo di non esserlo, anzi. La mia creatività si esprime quotidianamente nel mio essere me stessa, nella soluzione di certi problemi, nella gestione di certe situazioni e nell’approccio con le persone. In tutto ciò che pensiamo e facciamo c’è creatività».

Spende anche un pensiero sulla sua Correggio, dove comunque è sempre tornata nei fine settimana: «abitando da quasi 7 anni a Milano, tante sono le cose che ho iniziato ad apprezzare di Correggio. Le impari ad amare però solo quando vivi in una metropoli, dove tutti hanno sempre fretta, nessuno ha mai tempo e dove tutto ruota attorno al lavoro. La quiete e la piacevolezza di passeggiare sotto ai portici, senza dover fare lo slalom tra le persone e senza dover tornare a casa con il mal di testa per il caos di auto, tram, monopattini e bici. Sono tutti aspetti che con il tempo fanno riflettere e fanno la differenza».

Infine conclude: «Grazie a chi si è fatto regalare un sorriso e a tutti coloro che hanno creduto e si sono entusiasmati insieme a me nel progetto».

Ringraziamo Elena per la sua disponibilità e per tutti i sorrisi che ha saputo donare in questo tempo di emozioni sospese.

Francesca Nicolini

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