Le arti marziali, per la ricerca della chiarezza interiore

L’associazione sportiva Ronin ha festeggiato i cinquant’anni

Si è appena concluso il cinquantesimo anno di attività del Centro Sportivo Ronin, una importante realtà associativa dilettantistica di Correggio, punto di riferimento nella pratica e diffusione delle arti marziali.
Nell’ultimo anno il Ronin ha visto un cambio generazionale, con un passaggio di testimone dai due maestri di riferimento ai loro allievi.
A Giulio Ganzerli, presidente e docente, e a Giulia Bernini, vicepresidente e a sua volta docente, oggi tocca il compito di condurre la scuola dell’Associazione, qui nella palestra di Via Pirandello. Con loro, partiamo allora dalla novità di questo avvicendamento.

Quali dinamiche vi hanno spinto a modificare l’offerta dei vostri corsi, per esempio non offrendo più il karate? Quali sono i corsi ora attivi e le fasce d’età coinvolte?
«La scelta di non offrire più corsi di Karate – dice Giulia – è stata sofferta ma necessaria. Il M° Ronchetti si è trasferito all’estero, lasciando un vuoto nel corso adulti che nessuno dei suoi allievi si è sentito di coprire. In secondo luogo il karate occidentale è legato ad una burocrazia e programmi piuttosto stringenti che, a nostro avviso, sono soltanto esercizio mnemonico. Oggi proponiamo attività motoria dai tre anni in su. Il nostro punto forte sono le arti marziali, ma non mancano le discipline corporee come ginnastica e yoga». Aggiunge Giulio: «ci premeva poter creare una linea di continuità nei nostri corsi, per valorizzare l’approccio educativo che ci caratterizza. Ci piace molto l’idea di costruire una scuola in cui tu possa crescere, vivere e renderla tua dall’infanzia all’età adulta. La maggiore elasticità tecnica del Kung Fu ci avrebbe permesso di valorizzare l’approccio multidisciplinare del movimento naturale».

Le arti marziali sono per certi versi un mondo da scoprire.
Oltre alla preparazione fisica c’è l’aspetto culturale, storico, psico-spirituale, l’aggregazione delle persone, il confronto con sé stessi e gli altri.
Inoltre esse hanno uno scopo educativo. Come avete sviluppato questi elementi e su quali avete puntato di più?
«Praticare arti marziali – mi spiega Giulio – non è solo allenamento fisico o memorizzazione di gesti; significa interiorizzare l’addestramento ed usarlo per cambiare l’approccio alle cose, costruendo un modo di agire e di porsi nelle situazioni quotidiane.
Il combattimento ne è solo l’espressione finale. Arte marziale significa rivelare di cosa si è capaci.
Il nostro Centro vede nel Nei Gong o “Lavoro Interno” la sua principale fonte di ispirazione, poiché lo si può definire come una riscoperta della naturalezza del gesto. Non ricerchiamo infatti la prestazione fisica “esterna” ma studiamo come riorganizzare il corpo al fine di usare al meglio le forze a cui è soggetto e che lo attraversano».

Cinquant’anni di vita significano certamente grandi sacrifici, pazienza e costanza ammirevoli, una squadra di persone con un progetto da perseguire con determinazione.
Quali sono stati gli ostacoli più difficoltosi che avete superato e che tutt’ora dovete affrontare per mandare avanti la vostra palestra?
Giulia: «Sicuramente le dimissioni del presidente e del vicepresidente nell’arco di un anno ci hanno un po’ destabilizzato, come allievi, come soci e come future figure di riferimento per l’associazione.
Io svolgo anche un altro lavoro per cui il grosso della gestione della palestra ricade sul Presidente.
Per fortuna il comitato direttivo è molto unito e ci diamo una mano ogni volta che possiamo.
Le preoccupazioni della gestione di un’associazione sono tante, viste le complicanze burocratiche che sopraggiungono ogni anno».

Quali sono le figure che vi hanno ispirato nel metodo di insegnamento e nell’approccio a questo mondo?
«La figura del M° Davide Ronchetti è stata per me molto importante, sia dal punto di vista personale che marziale.
Mi ha formato il carattere e con lui sono cresciuta tanto.
Essendo stata sua allieva per quasi vent’anni, ho imparato molto da lui, anche nella didattica.
Ora sono anche allieva del M° Delio Murru e del M° Flavio Daniele, due artisti marziali immensi che sono onorata di seguire» mi dice Giulia.

E Giulio per parte sua: «Ho avuto fin da principio la possibilità di apprendere da grandi maestri una scuola e un metodo di lavoro straordinari, che ho cercato subito di inserire nel mio ruolo di insegnante. Ciò che mi ha sempre ispirato è il continuo lavoro che fanno su loro stessi: è ciò che voglio praticare e trasmettere».
Le arti marziali possono avere un grande scopo sociale: se sviluppate in un certo modo possono contribuire alla costruzione di una società migliore, partendo dall’educazione dei più piccoli alla formazione degli adulti.
Penso al contrasto alla violenza e al bullismo, o alla grande attenzione per la condizione delle donne, fornendo strumenti validi per difendersi.

La vostra realtà come ha contribuito a questo nobile scopo?
Giulio: «Nel tempo qui al Ronin abbiamo via via ridotto l’aspetto competitivo e valorizzato quello cooperativo.
Le gare sono utili ma spingono a finalizzare al risultato specifico.
Competere significa vincere sull’altro, ma si può vincere ingannando o attenendosi ad un regolamento. Cooperare invece significa mostrare ciò che hai aiutando l’altro a migliorarsi per migliorare te stesso.
Tutto ciò ha un forte valore sociale. Per citare il M° Delio Murru, arte marziale è “mettere chiarezza”.
Il bullismo e la violenza sulle donne sono una prevaricazione di qualcuno su qualcun altro, sminuendo l’altro e facendolo sentire debole, ma se tu hai lavorato su te stesso e hai chiaro chi sei, l’altro non potrà più prevaricare su di te.
Questa chiarezza non è un semplice autoconvincimento ma un’interiorizzazione delle proprie capacità di espressione, incarnate ed educate attraverso il movimento. La prima difesa personale è essere consci delle proprie reali possibilità abbandonando il superfluo.
L’aspetto fisico è solo la conclusione finale dell’intera situazione.
Ovviamente se ti sarai addestrato ed educato avrai maggiori strumenti con i quali potrai reagire all’aggressione.
Ecco, noi al Ronin cerchiamo questo».

Infine una curiosità, presidente: cosa avete in mente per il futuro?
«Vogliamo fare del nostro centro un’associazione con la “A” maiuscola, affinché il Ronin diventi una realtà di riferimento per tutti coloro che vogliono lavorare su loro stessi, migliorarsi e crescere».

Ringrazio Giulia e Giulio per la conversazione e auguro loro buon lavoro. E all’Associazione sportiva Ronin altri buoni cinquant’anni di attività!

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