Le 25 fatiche di paride

Un esempio di fatica ed etica sulle Dolomiti

Mi fanno male le gambe solo a pensarci, invece al nostro protagonista si illuminano gli occhi.

Già tre mesi prima della partenza, tanto gli piace questa Gran Fondo faticosissima e allo stesso tempo bellissima, comincia il crescendo di preparazione, il conto alla rovescia per l’appuntamento tanto atteso, che si svolge ogni anno la prima domenica di luglio in Alta Badia, sulle Dolomiti patrimonio mondiale dell’umanità.

Ma andiamo con ordine: Paride Lugli non è più un giovanotto di primo pelo, visto che prima di dedicarsi al ciclismo ha praticato come primo sport, con discreto profitto, l’atletica leggera, e che quella che si appresta ad affrontare è la 25° Maratona delle Dolomiti.

Sempre indossando la maglia della Ciclistica Correggio e nei primi anni quella della Polisportiva Correggio dalle cui ceneri è nata la Ciclistica, il nostro Lugli non affronta più il percorso più lungo, quello duro, duro, duro: il regolamento degli organizzatori lo vieta perché nel suo caso siamo più vicini ai “7anta” che alla mezza età; può partecipare “solamente” al percorso medio, 106 km di Dolomiti, il che vuol dire poca pianura, solo salite, tante, e discese vertiginose, altrettante.

Paride ha vissuto tutti i cambiamenti di percorsi e sedi di partenza della “Maratona dles Dolomites “che si sono succeduti negli anni, fino allo stabilizzarsi sul percorso attuale, che parte e arriva a Corvara in Alta Badia.

La prima a cui ha partecipato si tenne il 2 luglio 1995: si partiva da Corvara e si arrivava a Pedraces dopo 185 km, comprensivi di salite mitiche come la Marmolada, terribile, Passo Giau, infernale, e infine, come digestivo per gambe intossicate, un pizzico di SellaRonda.

Il primo cambiamento di percorso è avvenuto nel 1999 addolcendolo un po’, nel tentativo di ampliare la platea dei partecipanti amatoriali, introducendo tuttavia anche il numero chiuso dei partecipanti, per ragioni di sicurezza.

Nel 2000 il percorso si stabilizza in quello attuale ed il nostro ne approfitta per completare anche il circuito Prestigio in 5 prove, organizzato da un noto giornale specializzato, che per le difficoltà del percorso pochissimi possono vantare di aver completato a Correggio e provincia.

A Paride chiediamo cosa si prova ad essere inglobati all’interno di un esercito di oltre 8.500 persone su due ruote, che si snoda ininterrottamente per svariati km: «É meraviglioso sentire solo il fruscio della catena, il vento che sibila fra le migliaia di ruote che lentamente, appena dopo l’alba, si inerpicano su questa meraviglia della natura; vedere le decine di tonalità di verde dei pascoli, sentire il battito del tuo cuore che aumenta di ritmo, torni in armonia con la natura. Poi arriva “lui”, l’esagitato, in trance agonistica da indigestione di integratori che si mette a urlare “Allora andiamo? Pista!”. Ti viene la voglia “d’ammazzarlo”. Rompe l’incantesimo, pazienza».

 

Interessante, fammi un’ analisi del cicloamatore medio: esiste una differenza di approccio in base alle nazioni di provenienza, che sono tantissime, di tutti i continenti?
«Molti sono coloro che hanno sposato la filosofia dell’ente organizzatore, ecologia e rispetto sono ormai le parole d’ordine; certo c’è ancora chi sgarra ma è un atteggiamento demonizzato dal resto del gruppo perché il clima di festa e di non competitività prende il sopravvento e falcidia i maleducati.Un esempio valga per tutti: durante la gara, i partecipanti non possono gettare gli scarti dei loro rifornimenti lungo tutto il tragitto; un atleta che stava “vincendo” la corsa ha gettato per terra la carta della barretta energetica, ma è stato pizzicato dalla giuria e immediatamente squalificato, una sanzione civica forse unica nel suo genere».

 

Questa sarà l’ultima per il mitico Paride?
«Penso proprio di si, propendo per altre esperienze con amici, meno impegnative e più turistiche. Però… mai dire mai»

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